Gaudimani

Illustrazione di Kristina Collantes
Traduzione di Elena Viale

Era il 1946 e le spiagge sembravano fatte di pelle. Le conchiglie erano sdraio e ombrelloni. Tutto quello che era blu diventava rosa. I padri e le madri mantenevano particolari posizioni per nascondere i centimetri esposti di coscia invernale. Stavo lì. Una cartolina così. Salviettoni e cespugli di sterpi ronzanti. Signore coi seni puntuti e cappelli simili a grandi uova impanate. Pasticci di carne. E il vento creato solo per quei tre metri di bagnasciuga, un infante ululante che stropiccia le pagine dei giornali e soffia bolle di burrocacao sulle schiene dei bambini. Sono ricurvo in un angolo di cielo nella sabbia e leggo un fumetto. Fingo di non essere qui. Sono da un’altra parte. Rivolto all’interno. Mia sorella da qualche parte finge di nuotare in due centimetri d’acqua. I miei fratelli fanno palline con gli escrementi degli uccelli. È un posto vivace, presumo, ma nella mia testa di bambino di dieci anni è il vivace splendore della depressione. Le acque dorate e il calore rosa della disperazione senza tregua, senza fine. Non so perché, ma lo sento. Come vivessi in un profondo groviglio. 

Videos by VICE

La sabbia sulle mie ginocchia copre ferite che si rimarginano e ogni granello è prezioso come un diamante. Questa settimana ho preso in giro un ragazzino di colore a scuola. Non perché era nero, ma perché si chiama White di cognome. Venerdì, ieri, mi ha placcato sul marciapiede e mi ha messo sotto. Non ho potuto fare altro che andare a casa e mentire. Forse è per quello. Mentire. Forse è per quello che oggi voglio morire. 

“Perché non entri?” La mamma mi indica il mare. Ha occhiali scuri grandi come carriole. Dio mio, questo posto è tremendo. Mi chiudo a riccio e fisso l’ultima pagina. 

“OK. Be’, noi andiamo a fare due passi fino al molo, a vedere i pescatori.”

Si ferma a sistemare le grinze bianche nel costume. Vuole che io rifletta. E sì, voglio veramente vedere i pescatori, ma oggi penso al suicidio. Non se ne è accorta e con una giravolta sui tacchi se ne va. 

Ultima pagina. Scimmie di mare. Occhiali ai raggi X. Un sottomarino da sei dollari che si immerge a grandi profondità. Se avessi 12 dollari da buttare potrei guardare le donne nude nelle cabine. Se mi scoprissero, potrei scappare in mare e annegare. Lascerei libere le mie scimmie di mare a galleggiare tra i coralli. Odio quelle cose. È ovviamente una banale fantasia. La verità è che mi prenderebbero. Starei attaccato alla cabina a spiare da dietro una tenda. Una vecchia urlerebbe e si coprirebbe il sedere con le mani. Tutti la sentirebbero e tutti mi vedrebbero. Sento che mi diventano rosse le ginocchia, perché so che un giorno succederà. Cambio, però, con il passar del giorno. 

Volevo essere morto. Bruciato vivo. Ora è diverso. Dopo essermi visto alla cabina e scoperto così, ho deciso che vivrò. Ucciderò la vecchia e la sua nudità. Sradicherò gli ombrelloni come erbacce e li ficcherò in orbite e bocche e culi. Tutta la spiaggia scoppierà in lacrime e grida e sprofonderà nella sporcizia e nella vergogna. Il sangue sarà pompato nei tubi vuoti ed erutterà in pennacchi e ci schizzerà tutti. Alle quattro di pomeriggio mi trovo in questa condizione. Occhiali ai raggi X. Scimmie acquatiche. Mosche che lasciano il buco del culo dei cani e strofinano le gambette all’angolo della mia bocca. 

Chiudo il fumetto. Sul retro c’è un’immagine che non ho mai visto. È un avviso di pubblica sicurezza. ATTENZIONE AL GAUDIMANI! C’è il disegno di un ragazzino e sovrapposto a lui un ragazzo più grande. Poi un uomo. E poi un uomo anziano. Poi un uomo morto, poi uno scheletro. Non è un disegno particolarmente bello, il tratto è incerto e spezzato. Dietro il disegno un importante avviso. 

“Questo è un avviso di pubblica sicurezza a cui tutti devono prestare attenzione. Il contagio di Gaudimani è fuori controllo. Qualsiasi contatto con Gaudimani causa l’invecchiamento precoce e morte terribilmente dolorosa nel giro di pochi minuti. In molti casi l’orrore per l’improvvisa trasformazione causa il decesso della vittima anche secondi prima del deterioramento fisico mortale. A quel punto il Gaudimani prende le sembianze della vittima e continua a vivere. L’unico modo per sapere chi è il Gaudimani è assistere alla trasformazione. Le autorità chiedono l’aiuto di tutti per rintracciare ed eliminare definitivamente il demone. Se assistete all’invecchiamento subitaneo di qualcuno, per favore contattate immediatamente la polizia. Nessuno è insospettabile. Chiunque voi conosciate potrebbe diventare in qualunque momento il Gaudimani.”

Studio la pagina per capire cosa cercano di vendere. È la pubblicità di un nuovo fumetto? 

Di un film? Nulla di quella pagina lascia intendere che si tratti di qualcosa di diverso da un avviso di pubblica sicurezza. Fisso il disegno. Le linee sono incerte di proposito. È questo che succede: la pelle si fa tremante e i tratti si rompono. Dev’essere una gran brutta cosa. Il Gaudimani ti tocca e tu senti la pelle che va in pezzi e il cuore che invecchia di 100 anni in pochi minuti. Capisco che non tutti lo sanno. La notizia si inizia a diffondere solo ora. La minaccia di Gaudimani. Per qualche motivo mi viene in mente Rexdale. Forse perché è un brutto posto. Fabbriche gialle e angusti negozi lungo la strada. Se Gaudimani fosse lì, nessuno lo saprebbe. O forse qualcuno sì. Una donna chiude il suo lavasecco e si nasconde tra i soprabiti coperti dal cellophane su un attaccapanni. Il benzinaio si strofina le mani sui pantaloni e attraversa di corsa la strada e poi giù per una stradina. Oh mio dio! Un bambino, appena nato, si sta improvvisamente trasformando in un sacco di pelle grasso e molle, lunghi gialli denti gli spuntano per il naso e gli occhi e le guance. Non c’è modo di invecchiare così un bambino. Il processo è confuso. Capelli grigi gli ostruiscono la gola. Le braccia si curvano come dorsi ingobbiti e brandelli di pelle scoppiettano tra i piedi. Un mostro. Gli occhi collassano. Chi può dire cosa sia? Devo fare qualcosa. 

Ma come? Se lo dico, la gente penserà che sono matto. Mi ficcherò solo nei guai. Se gli mostro la pagina, diranno: “Sì, sì, interessante. Ne parliamo dopo.” So esattamente come funziona il mondo. Come non si comunica. Come i messaggi si spengono. La gente è abituata alle cattive notizie. Quando ne sentono hanno la loro da dire, ma non l’ascoltano davvero, no? È come se tutti fossero sotto un incantesimo e l’unica cosa a cui possono pensare è andare a casa, lavarsi, andare a letto. Ed è proprio così che Gaudimani sopravvive. Forse è il motivo per cui esiste. 

“Ehi! Hanno trovato un cucciolo di squalo martello! Muoviti! Devi vederlo!”

Salto in piedi e mi spazzo le ginocchia. 

“Uno squalo? Quanto grande?” 

Corro all’indietro, supero mia madre. È molto eccitata. 

“Be’, è solo un cucciolo. Però sì, è piuttosto grosso.” 

Non posso crederci che vedrò uno squaletto tra pochi secondi. 

“Wow, mamma. Muoviti! Corri!” 

Corro verso il molo. Se sapete che da qualche parte lì vicino c’è un piccolo squalo martello, non riuscite a pensare ad altro. Vivono da milioni di anni e adesso, sotto forma di cucciolo, saltellano ai nostri piedi e stanno a qualche secondo da noi. 

Mi fermo alla base del molo. È largo e lungo. Per tutto il pomeriggio solo tre cose sono esistite: cielo e poi mare e poi sabbia. Ora mentre salgo sulle assi sento che sto entrando in una stanza rimasta nascosta tra le pieghe. Non corro perché non riesco a rendermene conto. C’è più sale nell’aria, qui. Corro.

Si capisce subito quando ti prenderà. Lo dico perché potrebbe essere vero, e se è vero, allora viviamo in un mondo incredibile. Non c’è nessuno squalo martello. Non ci sono i pescatori. Mi volto verso mia madre e ha un braccio lungo più di dieci metri che sta in mare. Ha lanciato una gamba, della stessa lunghezza, intorno a me e oltre. Urla; denti le spuntano tra le labbra e le tagliano la faccia. Sono i miei ultimi attimi. Lo dice, “Gaudimani,” per spaventarmi ancora di più. Sulla sua fronte si forma una catenella oblunga in direzione del sole. Le dita mi carpiscono. Geme ancora, “Gaudimani!” Faccio fatica a capacitarmi che voglia spaventarmi. Le dita si plasmano in spire informi. Sento che il mio cuore chiede di smettere di battere. 
 

Thank for your puchase!
You have successfully purchased.