Música

10 tracce create con le onde cerebrali

EEG (l’elettroencefalografia) è una tecnica usata da molto tempo per diagnosticare e studiare epilessia, disturbi del sonno e altre malattie cerebrali. Solo recentemente, tuttavia, questa tecnica è stata mutuata in metodo per tradurre le onde cerebrali in altro: compagnie come Emotiv, Neurosky e iWinks (ditta che si occupa dell’esplorazioni dei sogni lucidi) hanno sfruttato l’accessibilità di questa tecnologia per creare e distribuire prototipi di lettori delle onde cerebrali di ampio consumo, bande craniali che traducono gli input cerebrali in dati leggibili, anche nella trendy forma a orecchie-di-gatto. Ora che non si tratta più solo di materiale per uso medico, le onde del nostro cervello sono diventate una nuova fonte di creatività, anzi, si può ben dire che risalgano alla fonte primordiale della creatività.

Prima che si arrivi alla realizzazione di un’idea o alla sua produzione, la creatività in sé si muove in direzioni molto varie. Per dirla semplicemente: inizia con un pensiero—che qualcuno chiama “scintilla” intuitiva—che il procedimento cognitivo traduce poi in un mezzo in grado di mutarla nella sua forma intelligibile. Con la tecnologia elettroencefalografica, tuttavia, l’attività elettrica del cervello è misurata da elettrodi disposti sullo scalpo, e chi voglia tradurre le proprie idee in qualcosa di pratico può saltare un gradino del processo creativo: tutto quello che bisogna fare è pensare, tirar fuori un’idea, e, prima ancora che si tocchi una corda o si dia una pennellata, si ha una misura e un dato visibile della tua produzione cerebrale.

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Tra tutti i media a disposizione per processi di questo genere, la musica è quello in cui gli artisti del cervello si trovano decisamente più a proprio agio. Dato che si cerca di arrivare più vicini possibile alla genesi delle idee, alla loro fonte interna di ispirazione, e dato che i musicisti sono tentati da sempre, con tecniche di free jazz, improvvisazioni e astrazioni di altro tipo, di spogliare il suono di ogni accessorio concreto, e ora la creatività pura, senza limiti, l’impulso artistico nudo, è un piatto da cui prendono a piene mani. Serve solo un po’ di cervello.

Tenendo a mente queste premesse, fatevi un giro tra musicisti che hanno sperimentato le tecnologie EEG per tradurre le loro onde cerebreli e i loro impulsi immaginativi in paesaggi sonori. Ecco quanto è assurda e magnifica la musica del cervello umano:

1. Lisa Park – Eunoia
Lisa Park Eunoia 2. Alvin Lucier – “Music For Solo Performer”
Alvin Lucier 3. Masaki Batoh – Brain Pulse Music
Brain Pulse Music Machine Brain Pulse Music 4. Eduardo Miranda – Activating Memory
Eduardo Miranda Activating Memory 5. Mats Sivertsen – subConch

Il subConch è un’installazione artistica di Mats Sivertsen in cui il fruitore si siede di fronte a speaker a forma di conchiglie e ascolta il suono dei propri desideri. La voce di una donna sussurra: “Rilassati. Chiudi gli occhi. Voglio che pensi a qualcosa che vuoi veramente tanto. Qualcosa che desideri profondamente. Qualcosa a cui ambisci.” Nel frattempo si registrano le reazioni cerebrali e si amplificano le loro onde in suoni.

6. MiND Ensemble
MiND Ensemble Ave Maria 7. Odd Division – Conductar
Conductar 8. Artlab – Music + Mind

Music + Mind, lo showcase di live music e neuroscienza di Artlab, con la cantante Lora Faye e il batterista jazz Wiliam Hooker, ha dimostrato come il suono percussivo dei neuroni può dimostrarsi una meravigliosa aggiunta per ogni esecuzione musicale.

9. :vtol:’s Turbo-Gusli

Dmitry Morozov, aka ::vtol::, parte da uno strumento tradizionale russo, una specie di lira con un sacco di corde, e ci mette il turbo. Lo strumento robotizzato può così suonare se stesso. In un’altra versione si suona a seconda degli impulsi cerebrali ricevuti.

10. Chris Chafe e Josef Prvizi – Turning Seizures Into Music

La ricerca musicale del professore e artista Chris Chafe e del neurologo Josef Parvizi si è trasformata in una brain-joint-venture in cui i due hanno tradotto gli attacchi epilettici dei propri pazienti in componimenti musicali. I due sono stati sorpresi nel trovare non solo che vengono fuori autentici capolavori, ma anche che ci sono diversi generi musicali a seconda dell’entità dell’attacco: dallo stato quasi calmo, regolare, a quello completamente caotico, fino alla fase di recupero, più tranquilla. Se trovassero il modo per ascoltare l’attività in tempo reale, con il loro “stetoscopio cerebrale,” potrebbero davvero cambiare la vita di chi cura i pazienti epilettici. Lo strumento è tutt’ora in via di perfezionamento.

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