Oneohtrix Point Never alias Daniel Lopatin fa parte di quel gruppo di artisti contemporanei che spinge sulla linea sperimentale. OPN ha pubblicato sette album dal 2007 ad oggi, incluso R Plus Seven, ambizioso progetto uscito per Warp records, oltre a una manciata di EP, composizioni per colonne sonore di film e collaborazioni con gente molto varia, dagli Animal Collective a Tim Hecker. Anche la sua ultima produzione, Commissions I, è un’operazione assolutamente incredibile: Lopatin è riuscito a tirare fuori alcuni dei pezzi più sognanti ed evocativi che abbiamo mai ascoltato recentemente in ambito elettronica.
Dopo il suo set al MUTEK festival di Montreal, Daniel ci ha dedicato un po’ di tempo per rispondere a qualche domanda su quello che di recente lo tiene occupato.
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Noisey: È la prima volta che suoni al MUTEK, come è andata? Com’è stato rispetto gli altri festival di elettronica a cui hai partecipato?
Daniel: È stata una bella esperienza, il pubblico era in silenzio assoluto e sembrava esserlo in modo del tutto spontaneo. Non si può proprio chiedere niente di più ad un festival, specialmente considerando che spesso il pubblico dell’elettronica può essere volubile. Chi ha partecipato al MUTEK è decisamente un tipo differente di ascoltatore.
Il tuo set è stato accompagnato da Nate Boyce, con cui collabori da tempo, come vi siete conosciuti e come avete iniziato a lavorare insieme alle visual?
Siamo stati presentati l’uno all’altro da un amico comune, Robert Beatty, artista e musicista di Lexington, nel Kentycky, che ha lavorato un sacco con me negli ultimi anni. Lui pensava dovessimo fare uno scatto in avanti, in termini di stile e di attitudine, il che era vero. Nate è uno scultore, è incredibile, mi piace la sua attitudine orientata verso gli oggetti, un certo specifico approccio formale che sta portando nei video del live. Mi piace pensare a ciò che lui realizza non tanto come ad un effetto, ma più come se stessimo allestendo insieme un paesaggio, o una scena, come se stessimo combattendo in un videogame in cui per ogni livello ci sono sempre più oggetti stilizzati in uno spazio determinato.
Lo stile idosincratico di Nate è del tutto inaspettato rispetto a quello che le persone normalmente si aspettano di vedere in un live: i suoi lavori tendono a suscitare nuove assurde forme di connessione tra il video e l’audio, il che semplicemente non sarebbe possibile con i classici scintillii, luci sincronizzate, laser etc. È un po’ lo stesso motivo per cui non ho mai utilizzato casse dritte o ritmi, l’obiettivo è lavorare sulla possibilità di relazioni emotive emergenti che si creano solo quando riduci, deformi o mascheri le forme riconoscibili.
R Plus Seven è uscito lo scorso ottobre, com’è cambiata la tua relazione con i tuoi pezzi ora che non sei più in tour da un po’ di tempo, senza suonarli tutte le sere?
Sono completamente alterati, alcuni di loro si sono rimodellati in nuove basi per altri pezzi, altri sono più lineari. È davvero bello presentare tutto questo a un pubblico, specialmente quando chi ti ascolta conosce già bene il disco, in questo modo la musica non smette mai di sedurti. Mi sono stancato davvero troppo presto del live set di Replica (2011).
L’anno scorso hai lavorato con Brian Reitzell sulle musiche per la colonna sonora di The Bling Ring di Sofia Coppola, raccontami un po’ di quel processo e di come ti sei approcciato rispetto a come lo avresti fatto se fossi stato al lavoro su un album… Pensi di fare qualcosa del genere anche in futuro?
Nessuno interviene sulle scelte estetiche di un album di OPN tranne me, le colonne sonore dei film invece sono incastri complicati che devi comprendere e risolvere molto rapidamente oppure, semplicemente, vieni licenziato. Sei assunto per rendere il film più intenso e hai solo un paio di tentativi a disposizione per dimostrare che sei in grado di farlo, mentre quando lavoro a un mio album posso andare avanti a modificare e riprovare cose all’infinito.
Parliamo un po’ della tua etichetta, la Software: quando hai deciso che fosse il momento giusto per aprire un’etichetta? Chi sono gli artisti con cui stai lavorando?
Avevo un’etichetta di CDR che si chiamava Upstairs, ho co-prodotto il primo LP di Autre Ne Veut, facevo i CDR tra gli album e i tour. Alla fine Kemado mi ha contattato per stampare un disco, mettendoci anche le cose che avevo già fatto uscire, poi abbiamo fatto uscire il secondo album di Autre, Anxiety, e abbiamo lavorato alla produzione in studio alla Kemado HQ. Potete vedere sul nostro sito tutto quello che abbiamo fatto.
Cosa ti è saltato in mente quando hai deciso di fare un live-tweet di tutta la performance di Billy Corgan “Siddhartha”? Cosa hai imparato su te stesso e sull’umanità da quell’evento? Qualche pensiero profondo sulla sua recente apparizione nella cover di PAWS?
Non ho intenzione di affrontare di nuovo questo argomento… Sono stato già sufficientemente segnato dal live-tweet. L’ho fatto per capriccio, poi mi sono reso conto in corso d’opera che sarebbe stata una grande trovata pubblicitaria, ma mi ha soddisfatto anche solo su un piano poetico o qualcosa del genere… È stato divertente.
Recentemente hai suonato a New York insieme a Björk, hai avuto l’occasione di parlarle?
Sì, è una persona molto divertente e intelligente e piena di energie, sono molto contento di averla potuto incontrare.
Cos’altro stai pianificando per il resto del 2014 riguardo a nuova musica, concerti, etc…? Ho visto che hai postato su Instagram una foto di te con Hudson Mohawke, dobbiamo aspettarci una collaborazione tra di voi nel prossimo futuro?
Ho musicato un film che spero uscirà nel 2014, è stato girato nell’Europa dell’Est ed è una storia di formazione apocalittica, ne sono davvero felice. Io ed Hudson invece siamo solo amici, giriamo insieme.
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