Dopo la fine del mondo, poi a sinistra

Questo post appartiene alla nostra serie sul meglio del catalogo Sky Online.

Siamo intorno al tremila, o quattromila: la Terra è stata abbandonata, è diventata un pianeta invivibile. Tutto il genere umano, “mille anni dopo la catastrofe,” è stato evacuato su Nova Prime. 

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Su Nova Prime però ci sono gli alieni che minacciano per la seconda volta l’estinzione umana. Gli extra-terrestri inviano sul pianeta gli Ursa, mostri mattanza che fiutano la paura. Soltanto un uomo può distruggerli, un uomo che ha imparato a non aver mai paura, a “spettrare” la paura e fuggire gli Ursa, un uomo che è il Fabio Volo di Hollywood, uno che prima faceva vedere il cazzo alla Marcuzzi e poi l’ha fatto vedere a Marcel Proust: Will Smith.

Ovvero il motivo per cui non volevo andare al cinema a vedere il film.

Il regista di After Earth è quel doppelgänger di Night Shyamalan, genio di The Sixth Sense e svitato di Signs. Non sapendo cosa aspettarmi dal film, con la speranza remota che Will Smith potesse morire nella prima scena, l’ho guardato. E proprio durante i titoli di testa, Will Smith viene spazzato via da una navicella spaziale. E ho subito goduto.

Will, che interpreta Cypher, è il ranger più swagghetto di Nova Prime. Fin da ragazzo ha imparato a non aver paura e diventare un soldatino padre padrone che tratta di merda il figlio. Kitai ha tredici anni e vuole diventare come il padre, ma è troppo giovane, non ha esperienza e non supera il test per diventare ranger. Kitai a cena con la famiglia dice al padre che ha fallito, poi piange.

Cypher, su consiglio della moglie, per riscattare anni di paternità di merda decide di portarlo con sé in un giro nello spazio per fargli conoscere la vita vera di un ranger nell’universo. Durante una spedizione la navicella entra in collisione con una pioggia di meteoriti, esplode e si schianta sulla Terra. Gli unici sopravvissuti sono Kitai e Cypher. Will Smith però sta messo male, si è frantumato un osso della gamba e non può muoversi. E io ho goduto una seconda volta.

Cypher impossibilitato ad aiutare Kitai ordina al figlio di andare a ripescare nella coda della navicella, schizzata via a più di 100 chilometri da dove si trovano loro, un trasmettitore S.O.S. per farsi venire a prendere da qualcuno. Cypher promette al figlio che lo seguirà durante la spedizione dal pannello di controllo della navicella. Tutto tranquillo, se non fosse per l’Ursa che si aggira lì intorno.

Kitai è un personaggio tragico che ispira profonda tenerezza, costretto a eseguire gli ordini di un Will Smith infermo, reazionario e che sbuffa in continuazione “per farsi passare le cose”. “Se non vai a prendere quel trasmettitore,” dice Cypher per tranquillizzare il figlio preadolescente, “MORIREMO, MORIREMO ENTRAMBI.” Il peggio che ti può capitare nella vita sulla Terra e pure su Nova Prime.

Il viaggio di formazione, ovviamente, porterà Kitai alla maturità, a non aver più paura dell’Ursa che è dentro ognuno di noi, a superare il lutto della sorella uccisa da una di queste bestie e a risolvere una volta per tutte il trauma di essere figlio del principe di Bel Air. 

Il bello del film, oltre a notevoli immagini naturalistiche, è che Will Smith è costretto a farsi da parte da metà in poi. 

Night Shyamalan genio e svitato diventa ufficialmente anche simpatico. Per focalizzare l’obiettivo su Kitai, mette sfacciatamente da parte Will Smith, esaudendo incredibilmente le mie preghiere pre-film. Ogni volta poi che indugia su Cypher lo fa per mostrarlo in difficoltà, sofferente, sempre più spacciato. Will trascorre le sue ultime ore di vita a iniettarsi un antidolorifico dopo l’altro e scansionando la gamba al computer per constatare una volta di più che è fottuto.

Questo morboso infierire sul corpo di Cypher è senza prezzo e contemplo l’idea di comprarmi tutta la filmografia di Night Shayamalan in DVD e VHS, promettendo a me stesso di non scaricare più nessun suo film.

Durante i titoli di coda di After Earth soddisfatto per lo smacco servito a Will Smith sono costretto a ricredermi, e il mio canto d’amore a Shayamalan si trasforma in un ghigno cosmico: “Storia scritta da Will Smith.”

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