La settimana scorsa è uscito Battlefield 1, una reskin del popolare FPS sviluppato da EA DICE e distribuito da Electronic Arts. Il gioco è ambientato durante la Prima Guerra Mondiale e, pur conservando lo stile di gameplay e la regia grotteschi ed estremi tipici della serie, descrive alcuni luoghi del conflitto storico in dettaglio, tra cui il Monte Grappa, uno dei teatri decisivi della guerra nella regione del Veneto.
Proprio l’accuratezza della riproduzione di questo scenario, accompagnata dai toni forti del gioco, ha attirato l’attenzione dell’Associazione Nazionale degli Alpini, per cui il gioco manca fondamentalmente di rispetto ai morti che hanno combattuto sul Monte Grappa—tutt’ora sede di un sacrario militare—e a chi li ricorda oggi.
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Sebastiano Favero, Presidente Nazionale dell’associazione, ha dichiarato qualche giorno fa al Corriere del Veneto di essere contrario al “trasformare un luogo sacro in un videogioco. Il Monte Grappa dovrebbe essere ricordato per il sacrificio di chi ha combattuto ed è morto lassù, dall’una e dall’altra parte, e non quindi essere riportato d’attualità in questo modo, con gente che spara e uccide, con sangue ovunque. Temi delicati, come quello della guerra, specie di questi tempi, vanno affrontati in maniera diversa e non in modi devianti come questo.”
“Battlefield 1 personalizza la Prima Guerra Mondiale in modo troppo semplicistico”
La sua reazione non è stata l’unica—e neanche la più veemente: sul caso sono infatti intervenuti anche diversi politici, tra cui il Senatore Giovanni Piccoli e il consigliere regionale Sergio Berlato, chiedendo l’intervento del Ministero della Difesa e il ritiro del gioco dal mercato.
Motherboard ha contattato l’ANA per chiarire il punto di vista dell’associazione sul caso—già comparso su varie testate—e parlare di videogiochi, nazionalismo ed educazione alla storia della guerra.
Bruno Fasani, direttore dell’ufficio stampa e della rivista dell’ANA, parlando al telefono con Motherboard ha voluto chiarire subito che non si tratta di polemica e che l’associazione non ha nessuna pretesa di “arrestare il mercato” o di fare del moralismo. “Si tratta di amarezza,” ha detto Fasani. “Se si voleva usare un luogo reale, forse sarebbe stato preferibile scegliere un’altra località, meno carica di ricordi emotivi. Molte famiglie ricordano i propri morti e trasformare quello scenario specifico in un gioco è sembrato un gesto poco attento a quelli che sono i sentimenti reali di chi ha perduto i propri cari.”
Ma, in fondo, non si tratta solo di un gioco e, a dirla tutta, neanche del primo che sfrutta come contesto narrativo le vicende della Prima Guerra Mondiale? Fino a che punto la finzione è tenuta al rispetto?
Fasani ha risposto alla domanda puntualizzando che il contesto ha la sua importanza, in questi casi. Oltre al fatto che al gioco viene esposto anche un pubblico giovane e più condizionabile, ha spiegato, “la nostra amarezza deriva dal fatto che il gioco è ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, dove il nemico è dichiarato. A prescindere dalla localizzazione [del Monte Grappa],” prosegue, “noi tutti abbiamo una grande responsabilità nel non far passare messaggi subliminali che siano portatori di uno spirito di inimicizia. In un momento in cui si tendono a costruire barriere nazionalistiche, [un gioco del genere] non è educativo.”
Secondo Fasani, insomma, il rischio di un’ambiguità nel messaggio trasmesso da un gioco di finzione ma evocativo di fatti storici reali è concreto e non deve essere sottovalutato.
“Non si tratta di demonizzare il mezzo,” sottolinea alla fine della telefonata, sostenendo che “una ricostruzione storica della realtà di una guerra potrebbe avere una sua utilità, anche in forma di videogioco.” La Prima Guerra Mondiale è passata alla storia come il primo conflitto che ha impiegato aerei, armi chimiche e artiglieria pesante e il fulcro dell’azione è passato per la prima volta dalle trincee nei campi ai centri abitati, ha spiegato Fasani, parlando del fatto che si tende a pensare che la guerra sia monotona da studiare a scuola. “Non è una questione di nozioni,” aggiunge, “ma di comprensione delle dinamiche politiche sui territori che ci sono state tra i popoli e le nazioni, bisogna conoscere la guerra nella sua realtà e spiegarla bene ai ragazzi.”
A suo avviso, Battlefield 1 “personalizza la Prima Guerra Mondiale in modo troppo semplicistico,” e ribadisce che i due punti deboli del gioco—nonché motivo della critica sollevata dall’ANA—sono la “locazione [del Monte Grappa] e il fatto che il gioco consista in un’inimicizia tra italiani e austroungarici, per cui crea due nicchie etnico-culturali che sarebbe un peccato che risvegliassero sentimenti negativi tra i popoli attuali.”
A maggio scorso, quando il gioco è stato annunciato ufficialmente, il produttore Aleks Grondal aveva spiegato a Eurogamer che l’idea era nell’aria “da almeno 10 anni” e che la scelta dell’ambientazione era ricaduta su questo specifico capitolo della storia moderna perché “è ricco di dettagli interessanti,” e perché le armi a disposizione nel periodo storico avrebbero permesso ai giocatori di variare tra gli stili di combattimento possibili.
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