Tutta questa mia riflessione sul maschilismo e il rock è iniziata quando sono andata in questo club a King’s Cross che puzzava di cloro e birra sgasata. Tipe vestite in lattice e reggiseni borchiati salgono sul palco e cominciano a strusciarsi tra di loro (sono le Bullet Girls e costituiscono soltanto una delle squadre di sexy ballerine nel locale. A volte ci sono pure le modelle sputafuoco chiamate Cyanide Girls oppure un inferno di ninfee che porta il nome di Nymph Ernos). Una sfilza di maschioni vaga per il locale in canottiera, Tennent’s in mano, ridacchiando. Benvenuti al Face Down, la più grande serata rock per giovani alternativi di tutta Londra.
Ora. Cosa c’entrano le ragazze mezze nude con il rock? A me piace il rock e ci ho pensato molto, a mio avviso questa forzatura dell’immaginario è tanto irritante quanto, che so, i tipi che mantengono la ciuffa ingellata o indossano i bermuda da surfista perché dà un senso RUOCK o i Blink 182 che avevano la scritta gigante “FUCK” fatta con le fiamme come sfondo del palco nell’ultimo tour. A nessun altro dà così fastidio?
Videos by VICE
Nel mondo del rock le ragazze vengono generalmente a) messe da parte, b) idolatrate e/o feticizzate per i loro ottimi gusti musicali c) liquidate perché “alle ragazze non piace la musica.” Da quando sono fan del rock, comunque, il minimo comun denominatore di tutte queste tipologie di femmina è che sono tendenzialmente mezze nude.
Fortunatamente, la sottocultura rock-alternativa, negli ultimi tempi, ha visto la propria popolarità abbassarsi ai livelli di lettori mp3, Nike Blazers e quasi ogni finalista di X Factor: roba che vaga nella discarica della nostra memoria culturale. Il punto è che, se per caso ti ritrovi a vagare nei meandri della subcultura rock, potresti incappare in una sensazione vagamente schifosa di trovarsi in un covo di misoginia.
Stavo appunto riflettendo sulle fighe che fanno roteare bastoni infuocati al Face Down, quando all’improvviso la verità è giunta disgustosamente a galla: una certa parte della cultura giovanile non solo sta coltivando, ma sta anche lasciando che una sorta di maschilismo della scena alt-rock prosperi senza alcun problema.
Se non mi crederete, lasciate che siano i vostri occhi a giudicare.
Il pubblico che frequenta solitamente il Face Down non è tanto diverso da quello di un qualsiasi club rock, dentro o fuori i confini del Regno Unito. Ogni scena alt-rock presenta più o meno le stesse dinamiche, e locali come quello che ospita il Face Down sono rifugi in cui i ragazzini possono dare il peggio di sé.
In altre serate di questo genere possiamo trovare tipe in bikini che lanciano gadget inutili alla folla o che spruzzano Jägermeister nella gola degli avventori. Il rock, a questo punto, è solo un pretesto per vedere ragazze mezze nude che si dimenano in una piscina minuscola, ovviamente con trucco pesante e qualche scheletrino o stellina tatuati—praticamente il sogno erotico di ogni ragazzino che ascolta alt-rock. Se poi ci mettete che questo angolo della cultura giovanile si sta pericolosamente assimilando con quello dei tamarri freschi di reality (tanto che alcune serate inglesi ne ospitano i concorrenti), ci avviciniamo a cogliere il punto della situazione.
Chi sono dunque questi giovani tamarri rock’n’roll? Parlavamo qualche tempo fa della sottile linea di confine che separa boy band da punk band, One Direction da 5SecondsOfSummer: ultimamente il confine tra Blink 182 e Backstreet Boys si è pericolosamente assottigliato, e la scorsa generazione di blinkiani, anziché crescere, è rimasta in un limbo di calzettoni bianchi da skater, cappellini e donne in bikini con le tettone e i tatuaggi. Questa gentaglia non è mai diventata adulta, perché non ce n’è mai stato bisogno. Molti di essi sono sedicenti rockstars che suonano in qualche band post-hardcore: ad un certo punto del percorso, questi personaggi hanno deciso di aggiungere alle classiche Vans un tocco da bomber, e hanno iniziato a indossare canottiere, jeans slavati, wayfarer colorati tarocchi delle bancarelle ambulanti e tatuaggi con stelle nautiche. Praticamente, sono il cast di Geordie Shore con un tocco screamo.
Persino le marche di abbigliamento RUOCK non fanno che fomentare questa sottocultura di grezzoni. Brand come Big Deal e Honour Over Glory impiegano modelle per pubblicizzare i propri capi “unisex” in una maniera biecamente priva di fantasia, le foto ritraggono per la maggior parte tipe nude che indossano canottiere e calzini bianchi da skater, perciò nei migliori casi sembra di guardare book fotografici che potrebbero suscitare l’ira di qualche blog tipo Jezebel, ma molto spesso si tratta di mera pornografia.
Se avete dimestichezza con questo mondo, sicuramente saprete quanto, dalle Suicide Girls in poi, sia incentrato sull’esibizione di modelle “alternative”, tatuate o comunque abbigliate secondo canoni rock’n’roll. Queste modelle mezze nude non solo hanno il compito di invogliare le persone a comprare abiti scadenti, ma servono anche da esca per i cavernicoli della sottocultura rock, i tamarri del 2014. Ecco perché a queste serate la presenza di ragszzine in abiti succinti è importante tanto quanto il grado di punk rock della playlist oscena del DJ.
Come si dovrebbe comportare una ragazza che magari non ha un corpo da modellina o semplicemente non ha voglia di denudarsi, in una cultura che sembra dar spazio solo a quel tipo di femmina? Come puoi trovarti a tuo agio in questo ambiente se sei soltanto una qualsiasi fan di quella musica?
Personalmente, credo che tu sia una deficiente se acconsenti a tutto questo. Se compri tutte le pacchianate che ti propinano a queste serate, se guardi le tipe nude che sputano fuoco, se te le limoni soltanto per apparire in foto e se magari ti togli anche il reggiseno. È un circo di falso lesbismo ed esibizionismo, ma se questa è la tua massima aspirazione, buon per te, goditi il tuo momento di celebrità in questa ignobile sottocultura.
Consideriamo adesso l’aspetto umoristico, perché i rocker non sarebbero tali senza il loro pessimo modo di divertirsi. Prendiamo ad esempio il modo con cui le feste matte interagiscono con i propri follower: una di queste crew ad agosto ha postato questo articoletto stupido intitolato “La Ragazza Che Stai Frequentando È Una Troia”… Complimenti! Altre volte, le pagine di questi rock-zama-party incrementano il livello di cultura postando link con una miriade di foto che ritraggono culi, materiale d’archivio accumulato in anni di dura ricerca. Altre volte sono i bomber a partecipare nei commenti maschilisti del sito, tipo nella seconda ondata del Fappening, quando potevano a malapena contenersi dal celebrare a suon di seghe l’umiliazione e la vergogna che comporta l’invadere la vita privata di una donna, per quanto famosa essa sia.
Dai volantini ai post su Instagram, è sconcertante che tutto ciò non sia mai stato preso seriamente in considerazione. Ci sono tutti gli elementi per pensare che la scena rock alternativa sia l’ultimo vero baluardo di pessimo, scorretto e schiamazzante maschilismo cibernetico e reale, ma nessuno ci fa caso perché si nasconde dietro un velo “alternativo”.
E, pure se qualcuno se ne fosse reso conto, avrà sicuramente alzato le spalle e sarà tornato tra la massa di segaioli che compone il circolo vizioso degli “alternativi”. E qui c’è anche un pericoloso gap semantico, dato che la parola “alternativo” è uno spazio bianco con un’infinità di significati, e proprio per questo può rivelarsi un ottimo strumento per rendere più soft la misoginia degli alt-tamarri, perché “è solo rock’n’roll!”
Confondere questa bieca sottocultura zarro-rock con altre sottoculture rock è esattamente ciò che FRONT Magazine ha sempre fatto, prima di chiudere definitivamente i battenti all’inizio di quest’anno. Questa rivista ha fornito le basi cartacee per cementare questo movimento sottoculturale: FRONT non era niente più di un For Him Magazine per rockettari alternativi, una sorta di periodico sessista abilmente/maldestramente travestito da rivista musicale.
Per di più, mentre FHM, Zoo etc si rivolgono ad un pubblico maschile, FRONT sosteneva di parlare per entrambi i sessi. Aveva una percentuale di lettrici davvero alta, e questa era una strategia tutt’altro che campata per aria. Chiamavano i lettori “Armata FRONT” facendo leva sull’intera scena rock alternativa, così, proprio come Uprawr e altri brand, FRONT sponsorizzava eventi, palchi e band della scena Ho realizzato che la cultura tabbozza si era accoppiata con il rock la prima volta in cui ho visto una puntata della serie di FHM “Very Metal Sandwiches”. Esatto, è proprio come sembra. Siamo rockstar. Ci piacciono i SANDWICH e ne facciamo alcuni per una rivista sessista, avete colto la sfumatura?
Quindi, come possiamo liberare la scena rock da questo sessismo? Di chi sono le responsabilità, delle riviste scadenti che si appropriano della cultura punk? È colpa degli organizzatori delle club night o dei marchi di abbigliamento? Oppure sono i rockettari alternativi ad essere i colpevoli? No, soltanto una categoria può eliminare il sessismo dalla lad culture come del pus da un brufolo gigante: le band.
Mi rivolgo a voi, quindi. Smettetela di suonare alle serate in discoteca dopo esibizioni di donne mezze nude che sputano fuoco. Smettete di suonare in palchi sponsorizzati da riviste sessiste e smettetela di cucinare sandwich per queste ultime. Basta con le interviste insieme alle diciottenni in topless, cominciate a prendervi delle responsabilità per ciò che state promuovendo e per la diseguaglianza dei sessi nella scena alt-rock.
Oppure non fate un cazzo. È tempo per voi di decidere se volete che la vostra tanto amata sottocultura rimanga la più grande e scorretta paladina della cultura sessista che è ancora una realtà e si alimenta anche del vostro immaginario.
Altro
da VICE
-

-

The Apple Watch Ultra 3, because there aren't pics of a rumored, unreleased Ultra 4 yet. – Credit: Apple -

Bruce Willis -

Nickelodeon