I nostri amori morti a settembre

Screenshot dal nostro documentario su Ibiza.

Per questioni ampiamente ancora ignote, l’estate è il momento dedicato dagli esseri umani alla ricerca di un compagno sessuale. Saranno gli ormoni, sarà che in un posto dove nessuno ci conosce non rischiamo di dover incontrare al supermercato per gli anni a venire qualcuno che ci siamo limonato tra i fumi dell’alcol per poi pentircene amaramente.

Abbiamo chiesto ai nostri colleghi e collaboratori di farci un sunto di come è andata finora la loro vita sentimentale estiva e di raccontarcene gli episodi salienti. Qui sotto trovate le loro storie riportate fedelmente—forse per tutelare la propria reputazione, hanno tentato tutti di raccontare storie molto in là nel tempo, oppure hanno risposto con mail cordiali ma definitive: “Io gli amori estivi li evito perché si suda troppo ed è sgradevole e antigienico.”

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L’ACROBATA

In una delle ultime estati in cui venivo deportato per un mese al mare con mia madre ed ero ancora indeciso se desiderare un motorino o il dirigibile delle Tartarughe Ninja mi innamorai perdutamente di una ragazzina roscia e con un’evidente passione per la ginnastica artistica o qualcosa del genere. Se ne stava tutto il giorno sulla battigia con il suo gruppo di amici e amiche esibendosi in volteggi, ruote e altre evoluzioni. Come se non bastasse, era più o meno fidanzata con un bambino anch’esso roscio e pieno di lentiggini (“abbiamo molto in comune”) che era una specie di campione delle acrobazie.

In un tentativo disperato di emulazione passai diversi pomeriggi sul prato di casa ad allenarmi per riuscire a fare altrettanto. Il risultato fu che passai il resto dell’estate con il braccio ingessato e avvolto da una busta di plastica, ancorato al lettino della spiaggia. Ancora oggi, prima che piova, il mio omero duole, ricordandomi che dalle rosse è meglio stare lontano.
—Andrea

LA COLONIALISTA

Quando avevo circa un anno mi sono innamorata del bambino sudtirolese che vive di fronte a casa mia in montagna, che per chiari motivi di sentimento di oppressione coloniale non mi ha mai considerata in 25 anni, né quando lo invitavo alle mie feste di compleanno a tre anni né quando ha avuto 16 anni e io non ero una moto. Per questo ho dei problemi di autostima.
—Elena

Foto di Amdraci.

VACANZE A GOLDEN SANDS

Nel 2007 avevo 17 anni e quando qualcuno dei miei amici disse, “Ragazzi un amico di mio fratello è andato in Bulgaria, sul Mar Nero: è pieno di figa non colonizzata dalle orde barbariche di italiani,” prenotammo seduta stante. Dopo aver litigato con mia madre che pur avendo sempre seguito il credo di un’educazione permissiva sbottò in un, “Lo so che stai andando a puttane,” partimmo per una settimana a Golden Sands. Sia chiaro: non stavamo andando dichiaratamente a puttane, ma c’era un latente desiderio sessuale non condizionato da tabù economici.

Una volta arrivato con i miei tre amici ho scoperto di non essere il conquistatore vacanziero che mi ero sempre ritenuto, soprattutto perché ero circondato da bestioni scandinavi con il bicipite sinistro grande quanto la mia testa. Ognuno di noi a un certo punto era innamorato di una ballerina del night Playboy—io pensavo davvero di avere una relazione con quella che mi aveva strappato il cuore e gli occhi a furia di guardarla (peccato che a guardare si diventa ciechi), e non mi passava nemmeno per la testa che fosse tutto basato sui soldi che spendevo per i balletti privati. L’impegno è stato massimo, ma comunque a un certo punto ho fermamente deciso che non avrei pagato la donna che amavo per del sesso. Al ritorno me ne sono pentito.
—Giuseppe

IL BAMBINO ARCOBALENO

Il ricordo della mia prima delusione sentimentale estiva è ancora perfettamente nitido. Avevo sette anni ed ero in villeggiatura a Finale Ligure, e le amicizie che avevo nel solito stabilimento balneare erano frutto di anni di sconfitte al tavolo da ping-pong della spiaggia. Io a causa di uno sciagurato costume a strisce colorate ero stato soprannominato Arcobaleno, e Arcobaleno in quei primi giorni di agosto conobbe Charlie: bionda, piena di lentiggini, sempre felice e incredibilmente bella. Il suo unico difetto era quello di avere 17 anni, dieci più di me.

Io ero ovviamente innamorato, così mi informai e scoprii la sua passione per i centri sociali, le manifestazioni, il comunismo e gli Ska-P. Passai lunghissime giornate a cercare di recuperare qualunque tipo di informazione a riguardo, e dopo una settimana di accurate ricerche mi dichiarai; “Ciao Charlie,”—”Ciao Arcobaleno,”—”Sono comunista.” Bastò quella scintilla per trasformare agosto in un mese ricco di grandi abbracci, pacche sulla testa, affettuosi baci sulla guancia e pallonate in faccia (lei, a me). Il mio piano quinquennale mi trasformò in soviet stalinista quando, a pochi giorni dal mio rientro, la scoprii a limonare con con un ventenne munito di cresta e occhiali a mascherina—che per la cronaca mi riempiva di racchettate durante i pomeriggi passati al ping-pong. Ti ho amato Charlie.
—Federico

Foto di Atisha Paulson.

THE DREAMERS

Per una serie di circostanze sono finito con due ragazze straniere a girare una nazione lontana. Una aveva gli occhi cangianti ed era bella, l’altra non era molto carina, ma siamo comunque finiti a letto tutti e tre insieme, più che altro per risparmiare. Stavo vivendo un cliché erotico alla Bertolucci e sarebbe andato tutto bene se mi fossi limitato ad archiviare quei ricordi nella categoria “fantasia”.

Ovviamente da bravo coglione dopo una settimana ho pensato di innamorarmi della ragazza con gli occhi cangianti. Nel negozio di souvenir di un museo che abbiamo visitato ho comprato una biglia che aveva le stesse venature dei suoi occhi. Nel mio cervello ogni tanto partiva l’allarme realtà perché a casa avevo lasciato una fidanzata, ma poi me ne dimenticavo.

Ho speso i miei ultimi soldi, la sera prima di ripartire, per passare una notte da solo con lei. Mi ha fatto promettere che sarei tornato da lei e quella non sarebbe stata l’ultima volta che ci vedevamo. Io le ho regalato la biglia con i colori strani e le ho promesso di sì. Dopo che sono tornato in Italia ha smesso di rispondere ai miei messaggi e non ho più avuto notizie.
—Christian

KARMA KILLER

Quando avevo 14 anni sono andata in villaggio vacanza con i miei genitori. Dato che il ragazzo che mi piaceva non mi considerava, ho dirottato l’attenzione su un ragazzo che veniva chiamato Canarino a causa dei capelli ossigenati, senza considerarne i giovani e robusti sentimenti. Canarino è tornato a casa e mi ha chiamato tutte le sere per tutta l’estate, da fisso a cellulare, e rimaneva a raccontarmi cose finché io, con la testa sotto le coperte perché i miei genitori non volevano che dormissi col cellulare, smettevo fisicamente di rispondere. Lui pensava che mi fossi addormentata, diceva “buonanotte *parola carina*” e appendeva. Un giorno gli ho detto che la nostra storia non aveva futuro e lui ha pianto—non se lo immaginava. Ovviamente tempo che arrivasse l’inverno e il karma mi ha punito malissimo.
—Carla

Foto di Atisha Paulson.

IL SIRENETTO

Quando avevo dieci anni lasciai che l’estate mi portasse la mia prima fidanzatina. Eravamo in classe assieme, frequentavamo lo stesso quartiere, suo padre aveva un bowling e io giocavo gratis occupando alternativamente pista da gioco e postazione Tekken.

La prima volta che la baciai— sulla guancia—mi disse che non si sarebbe più lavata la faccia. La seconda—sulla bocca—fu dietro un cespuglio del cortile. La terza eravamo in piscina, dopo la fine dell’anno scolastico. Ci tuffammo e ci scambiammo un limone umido sott’acqua, difficilissimo. Poi arrivarono le vacanze e i genitori a dividerci, e per una qualche ragione che o non ho mai saputo, o ho dimenticato, non ci vedemmo più. Più avanti nel corso dell’estate mi sarei innamorato di una certa Clarissa, o Fabiana, ascoltando Max Pezzali con Una canzone d’amore su una cassetta verde comprata in spiaggia. Mi ricordo che un anno dopo chiesi a un mio ex-compagno che fine avessero fatto lei, Tekken e il bowling. So che ha cambiato nome.
—Giorgio

OLTREOCEANO

Qualche anno fa studiavo a New York e, tornata a casa per una delle estati più noiose e piatte che ricordo, il giorno prima di ripartire conosco un ragazzo a una festa in spiaggia. Passiamo insieme le tre ore necessarie a farmi dormire per tutta la durata del volo.

Mi chiama tutti i giorni per tutti i giorni successivi—io non rispondo mai—finché non lascio morire la batteria del cellulare italiano. Lo riaccendo quattro mesi dopo, appena riatterro in Italia per le vacanze di Natale. Nemmeno il tempo di slacciare la cintura e mi arriva una sua chiamata: dice che aveva provato a chiamarmi per tutti e quattro i mesi e fa grandi piani per quando ci vedremo.

Da lì, tutte le sere mi chiama dandomi appuntamento per il giorno dopo—abitava a un’oretta da me—e tutti i giorni mi manda un messaggio per spostarlo al giorno successivo. Andiamo avanti così per qualche giorno, finché non decido di raggiungerlo autonomamente. Una volta sul luogo lo chiamo, lo richiamo, gli mando un messaggio, ma lui non dà segni. Provo a chiamarlo nei giorni successivi, il cellulare squilla ma di lui non ci sono tracce. Dandolo per disperso, dimentico definitivamente la sua esistenza..

Un mese fa, a quattro anni di distanza, mi arriva un messaggio su Whatsapp: “Ciao, ti ricordi di me? Ci siamo conosciuti in spiaggia qualche anno fa.” Ciao.
—Flavia

Foto di Michael Kappler.

LEZIONI DI VITA

Un’estate, a 14 anni subito prima dell’inizio del liceo, mi innamorai di una ragazza bellissima: si chiamava Gaia. Il mio era il classico bagno in cui crei il “gruppo di amici del mare” che ti porti dietro fino all’età prepensionabile, e lei era la nuova arrivata che non parlava con nessuno e passava le giornate a leggere sotto il portico o sulla battigia. Per venti giorni l’ho osservata di nascosto, poi una mattina sono arrivato al bagno prima degli altri e mi sono messo a parlare con lei, creando quello che secondo me era un rapporto esclusivo che presto mi avrebbe condotto a qualcosa di concreto.

Ovviamente quello che invece successe fu che Maicol—che aveva 18 anni ed era lo sgherro dello stabilimento, sempre circondato dalle troie del bagno (che fra l’altro erano tutte mie amiche d’infanzia)—una sera che eravamo tutti sbronzi si portò a limonare su un pattino Gaia. Per quanto sia stato un grave colpo per me, fu anche una grande rivelazione:

Infatti da quel giorno Gaia mi parlava solo acidamente di Maicol, che l’aveva limonata una sera e poi era tornato alle amiche troie. Quando chiesi a Maicol per quale motivo aveva scaricato Gaia, così bella ed elegante, per le ragazze che erano cresciute con noi e non mi sembrava avessero niente di speciale, mi guardò intensamente. Quasi che volesse passarmi per osmosi il segreto dell’esistenza. E mi disse “non ha voluto nemmeno farmi una sega Niccolò. Nemmeno una sega.”
—Niccolò

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