Foto di Bianca Sara Scanderebech
I milanesi forse hanno visto suonare Andrea Giomi più volte di chiunque altro, dato che lui vive lì ed è parecchio attivo nella scena underground della città. Magari lo hanno visto suonare in duo come Samir Nasa, che suonano una roba incastrata tra l’elettroacustica e un psichedelia ambient molto oscura, o magari da solo in qualche dancefloor clandestino a orari improbabili di giorni improbabili. Quando a spippolare con le macchine c’è solo lui, di solito dall’impianto esce una speci di dub-techno dai contorni molto sfumati e dalle fondamenta liquide. Come il primo Lucy ma più meditabondo, e come i Basic Channel ma assai meno austero.
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Se c’è una cosa che piace ai producer è la psicogeografia, ed ecco allora che Hyperborea, l’EP di Andrea in uscita tra una settimana per RXSTNZ cattura in quattro tracce quelle stesse tinte spaziali per renderle oggetto di un viaggio, o meglio, di una serie di viaggi quotidiani all’interno dello stesso spazio, accumulando osservazioni e memorie, lasciando che le une si confondano nelle altre. Il luogo è la Bovisa, quartiere di Milano di cui Andrea ha dichiaratamente voluto descrivere il confine estremo, “l’irrompere di una vegetazione selvaggia” e la serie infinita di contrasti spontanei tra un ambiente organico e uno inorganico.
Praticamente la stessa cosa che succede nell’interazione tra il riverbero artificiale dello spazio “finto” in cui esiste il suono elettronico e quello in cui si muove il corpo di chi lo percepisce. I vegetali di cui le quattro tracce portano il nome sono quindi simili ai suoni di cui queste sono composte, i lembi di uno spazio che invade l’altro. Ascoltate, quindi, e lasciate crescere le erbacce, ne varrà la pena. Per ora noi vi facciamo ascoltare le tracce, ma al momento dell’uscita saranno in free donwload, il che fa sempre piacere.
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