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In Islanda tutti gli abitanti avranno i loro Bitcoin personali

Auroracoin ha di certo un logo figo. Immagine: Auroracoin

La moda delle criptovalute ha raggiunto il ridicolo con i Kanyecoin, i Dogecoin, i Ron Paul Coin e tante altre monete che sono spuntate come funghi per cavalcare l’onda di Bitcoin. Ma l’ultima altcoin a fare il suo ingresso sul mercato, Auroracoin, vuole riportare il fenomeno alle sue origini cripto-anarchiche. Questa moneta è progettata appositamente per l’Islanda, e il suo creatore vuole darne un mucchietto a ogni abitante del paese nordico per promuoverne l’uso.

Auroracoin è il frutto dell’ingegno e dell’entusiasmo del cripto-attivista Baldur Friggjar Odinsson. Alla mezzanotte del 25 marzo organizzerà un “lancio aereo” su tutto il paese per distribuire le monete—sottoposte a un pre-mining del 50 percento—all’intera popolazione islandese. Ciascuno dei 330.000 abitanti riceverà con una transazione digitale 31,8 auroracoin (AUC). Tutti i cittadini hanno un ID numerico nazionale, disponibile su un database pubblico, che verrà usato per verificare la loro identità.

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“Voglio sfruttare questo sistema per permettere a tutti di verificare il loro ID ed effettuare gli scambi con gli auroracoin. Sarà semplice come fare il login su Facebook,” mi ha detto Odinsson. “La gente avrà (almeno) un anno per richiedere le sue monete digitali.”

Perché mai qualcuno vorrebbe dare via più di dieci milioni di criptomonete? Per combattere il potere, naturalmente. Il creatore di Auroracoin è convinto che la valuta digitale sia lo strumento giusto per opporsi all’alleanza poco santa tra il governo e le grandi banche del paese, togliendo il potere ai politici per ridarlo in mano al popolo.

L’economia islandese si sta ancora riprendendo dal tracollo finanziario del 2008, quando gli avidi banchieri portarono la nazione, tradizionalmente benestante, sull’orlo della bancarotta. Il sistema bancario collassò, e gli investitori stranieri se ne andarono in Olanda o in Inghilterra. La corona islandese precipitò: l’inflazione esplose; la borsa andò giù in picchiata; e il debito nazionale decollò. (In realtà, i problemi finanziari dell’Islanda si trascinano da ben prima della crisi del 2008: dal 1960 la Corona ha perso il 99,5 percento del suo valore rispetto al dollaro americano.)

La Banca Centrale islandese ha deciso che la nuova banconota da 10.000 corone varrà circa 85 dollari.

L’Islanda ha evitato la bancarotta, ma entra in una fase di recessione economica dalla quale si sta riprendendo solo da poco. Le banche più importanti vengono nazionalizzate e il governo, per cercare di stabilizzare l’economia, impone il controllo dei capitali, che doveva essere temporaneo ma che dura ancora oggi. Il risultato è che ogni guadagno in valuta estera deve essere girato alla Banca Centrale, e la gente non può effettuare liberi scambi con l’estero o investire in attività fuori dall’Islanda. Inoltre gli stranieri esitano a investire nelle aziende islandesi, cosa che soffoca ulteriormente la crescita economica del piccolo paese nordico.

“Mi sono chiesto come potevo rompere questa situazione di stallo e sono giunto alla conclusione che quello che dobbiamo fare è rendere democratico il denaro in Islanda,” dice Odinsson. “Deve essere tolto dalle mani del governo e delle banche corrotte. Ho pensato che l’Islanda fosse troppo piccola e isolata (a causa del controllo dei capitali) perché una criptovaluta come il Bitcoin o il Litecoin potessero prendere piede. Quindi mi sono detto: e se tutti potessero avere un po’ di criptomonete da spendere, scambiare, scartare, insomma, per farci quello che vogliono? Più ci pensavo più mi convincevo che la cosa era fattibile.”

Odinsson ha scelto la valuta digitale per riuscire ad aggirare le restrizioni del governo. Vi ricordate quando i bitcoin esplosero a Cipro, dopo che il governo cercò di risollevare le sorti del paese prendendo i soldi dalle tasche dei cittadini? Bene, questo è proprio quello che Odinsson spera che succederà in Islanda con gli auroracoin.

Può davvero funzionare? Be’, l’Islanda è un buon candidato per fare da cavia alle criptomonete nazionali. È piccola—ha più o meno gli stessi abitanti della provincia di Sassari—e quasi tutti hanno una connessione internet e qualche gadget in tasca. Gli islandesi sono di norma istruiti e bendisposti verso la tecnologia, per questo Odinsson scommette che non sarà difficile convincere la gente a lanciarsi sulle criptomonete. In più, l’Islanda ha una vera fissa per il mondo virtuale.

L’approccio di Odinsson sarà poco convenzionale. Vuole fare subito il mining di metà delle scorte di auroracoin, che si basano sul codice sorgente di Litecoin, affinché i primi utenti non dovranno essere per forza degli smanettoni con un costoso sistema per il mining. Ora sta incoraggiando gli sviluppatori a creare i software di pagamento e i portafogli digitali per la nuova criptovaluta, e sta contattando tutti i servizi di cambio affinché accettino la nuova moneta nordica in arrivo a marzo.

“Gli islandesi sperimenteranno il sistema, invieranno monete e le spenderanno per divertimento. Se la gente speculerà sulle monete, a un certo punto queste acquisteranno un certo valore,” sostiene Odinsson. “Se la mia idea avrà successo in Islanda, posso già immaginare processi simili prendere piede in altri paesi che hanno avuto una storia di cattiva gestione economica. So che una versione irlandese di Auroracoin è già in fase di sviluppo, e ne vedrei bene una anche in Argentina.”

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