Le biciclette free floating a Milano non finiscono solo nel Naviglio

Fino a qualche giorno fa, pensare alle biciclette free floating mi portava alla mente un’immagine ben precisa: quella delle persone che con sempre più frequenza vedo arrancare vistosamente sui pedali.

Adesso queste immagini sono state surclassate da un’altra: le biciclette gialle e arancioni che giacciono numerose sul fondo del Naviglio Grande, a Milano. L’immagine è stata condivisa moltissimo sui social, e sulla sua scia sono apparse molte altre testimonianze con biciclette appese agli alberi, dentro le fontane, sui tetti delle cabine telefoniche.

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Queste biciclette, fornite da Mobike e Ofo, circolano in città da settembre e nonostante il loro successo, nell’ultimo periodo se ne è parlato soprattutto per i casi di vandalismo. Per capire quanto sono diffusi, di che tipologia sono e come si cerca di tenerli a freno, ho contattato Antonio Rapisarda, Country Manager di Ofo.

VICE: Ultimamente purtroppo quando si parla di bike sharing vengono in mente solo gli episodi di vandalismo.
Antonio Rapisarda: Il discorso delle bici vandalizzate ovviamente fa clamore, ma si tratta di casi molto sporadici, che rappresentano una percentuale irrisoria rispetto a tutti i casi in cui le biciclette vengono usate in modo corretto—casi che sono la norma e di cui ovviamente nessuno parla.

Diciamo che è un fenomeno che esiste, che avevamo messo in conto, e che ci stiamo muovendo per tamponare nel miglior modo possibile. Ma non lo consideriamo nemmeno un problema.

In effetti succede in tutto il mondo, giusto?
Esatto. In questo caso non si può dare la colpa all’”inciviltà degli italiani” o fare discorsi del genere. Tutto il mondo è paese. Siamo quasi ovunque nel mondo, e casi del genere avvengono ovunque. Non ti parlo solo di città in cui ci aspettiamo questo genere di cose, ma anche di luoghi come Singapore, considerato un simbolo di civiltà.

Quali sono gli episodi più comuni? Variano di paese in paese o più o meno sono sempre gli stessi?
Sempre gli stessi. Non so entrare nello specifico, ma ne succedono a 360 gradi: bici sugli alberi, bici dipinte di altri colori, buttate nei canali, spaccate, parcheggiate nei cortili interni delle case.

Riuscite a rintracciare i responsabili?
Non è facile. Noi possiamo rintracciare l’ultimo utente che ha sbloccato e di conseguenza usato regolarmente la bicicletta, ma se la chiudo e poi arriva un terzo, la solleva di peso e la spacca, io ovviamente non c’entro nulla. Quindi diciamo che serve un controllo incrociato con la polizia. Non è facilissimo ma mano a mano che andiamo avanti ci stiamo affinando.

Da dove arrivano le segnalazioni?
Per la maggior parte dagli utenti, che ci mandano una foto o l’indirizzo in cui hanno visto la bicicletta in questione, e a quel punto ci muoviamo.

Come le recuperate?
Abbiamo degli operatori che giornalmente girano per Milano e vanno a recuperare le bici vandalizzate. Una volta recuperate, vengono sostituite con bici nuove o riparate. Quindi ad agire siamo noi in primis in quanto azienda, poi anche il Comune e le forze dell’ordine.

Per trovare un lato positivo negli ultimi episodi: sono aumentate le iscrizioni grazie alla diffusione della famosa foto delle bici nel Naviglio?
Non te lo saprei dire, so che abbiamo ricevuto moltissimo sostegno. Per un atto di vandalismo ce ne sono mille di persone che non solo usano le bici correttamente ma che si indignano. Ci esprimono la loro solidarietà e lavorano con noi affinché gli atti di vandalismo rimangano isolati. Credo che sia questa, più che la singola bici sull’albero, la cosa di cui si dovrebbe parlare.

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