Música

L’album fantasma di Britney Spears

Anche gli artisti più celebri nascondono canzoni mai sentite. Ogni tanto è bene recuperare quelle rare tracce che solo i più fanatici conoscono. Questa volta parliamo di Britney, bitch.

Il momento in cui Britney ha deciso di darci un taglio coi suoi capelli ha rappresentato altresì il momento in cui la cultura pop, come la conoscevamo sin dai tempi di MTV, è definitivamente morta. Quel gesto coraggioso è arrivato su tutti i teleschermi e se n’è parlato ovunque e ancora rappresenta, per ogni essere umano intrappolato in una situazione che gli sta stretta, un modello catartico e taumaturgico di folle ribellione, in primis per quel tizio di nome Chris Crocker che ci ha tenuto a rimarcare di lasciar stare Britney. Resta il fatto che, con quella macchinetta per capelli, è stata rasata anche ogni nostra certezza, ogni punto di riferimento gettato nel cesso.
Per questo, di tanto in tanto mi chiudo in camera, metto “Everytime” e mi accarezzo lo scalpo per ricordare quel momento. Indipendente dai motivi che la portarono a compiere quel gesto estremo nel febbraio 2007, da quell’istante Britney non fu più una semplice popstar, ma un idolo assoluto.

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Da quel momento Britney divenne la figura più contraddittoria del pop. Un tempo dolce studentessa pura e casta il cui impegno più gravoso era sedersi con aria canina. Poi nella fase semi-ingenua in cui, mentre Justin Timberlake stava a guardare, lei appariva seminuda sulla copertina di Esquire e dichiarava ai giornalisti che non è che non fosse consapevole dell’ossessione dei giovani americani con le ragazzine dall’aria virginale, è che non era una cosa a cui pensava mai.
Ma fu la rasatura a marchiarla a fuoco, inizialmente con un punto interrogativo: chi è Britney Spears? Cosa rappresenta e, soprattutto, è mai stata in controllo della situazione?

Britney era la persona meno consapevole del mondo e al contempo la più considerata: la sua figura era molto importante per molte persone. Le ragazzine la invidiavano, i loro fratelli fantasticavano su di lei, i professori vedevano in lei l’incarnazione delle deviazioni mediatiche, la comunità gay ce l’aveva in gloria. A seconda del gruppo di persone interrogato, l’appeal di Britney trovava diverse motivazioni per essere immenso.

E nonostante fosse tanto per tante persone, Britney ha mai creduto davvero in se stessa? Ha mai cercato di avere una rappresentazione realistica del proprio personaggio?

Una decina di anni fa ci ha provato—ed è stata CENSURATA.

consegnò una traccia inedita a una stazione radio

La canzone introdotta di straforo da Britney era stata pensata per l’album Original Doll, che non vide mai la luce e divenne più che altro un progetto immaginario, qualcosa come Detox di Dr Dre, per tutti coloro che preferivano i cori orecchiabili al posto dei beat serrati del rapper di Compton.

Original Doll venne accantonato—un articolo di Buzzfeed uscito l’anno scorso racconta bene il tortuoso destino del progetto—e al suo posto, pochi mesi dopo, uscì il quarto album della cantante: In The Zone. Quell’album conteneva “Everytime” (probabilmente la sua risposta a “Cry Me a River”), “Toxic” e “Me Against the Music”. Capolavoro.

Ma sono le tracce escluse dall’album, in particolar modo “Mona Lisa”, che ci mostrano il lato oscuro di Britney. Queste canzoni, registrate durante le sessioni di Original Doll, esprimono un aspetto inaspettato del suo carattere.

“Ladies and gentlemen / I’ve got a little story to tell
About Mona Lisa / and how she suddenly fell”

La cantautrice Michelle Bell, testimone della prima volta che Britney suonò al piano “Everytime”, ricorda che, poco dopo la rottura con Justin Timberlake, Britney era convinta che nessuno la ascoltasse realmente e “volesse soltanto sentirsi dire ‘Io ti credo oltre la tua essenza di macchina del pop’.” Nei mesi successivi, tra la release di “Everytime” e la furbata radiofonica di “Mona Lisa”, l’immagine pubblica di Britney fu definitivamente abbattuta. Fu sposata con un suo amico di infanzia per ben 55 ore e fece un tour, in cui spesso sfigurò, di 93 città, che interruppe a metà strada. Sembrava che stesse soffocando e lottando contro le pressioni cui l’industria musicale la sottoponeva—Britney doveva continuare ad essere la sfacciata popstar e sbarazzarsi dei suoi problemi.

“Mona Lisa” raccontava la crisi di Britney: la rottura con JT, la dipartita di sua zia, la lotta per la perfezione, i matrimoni falliti—e presagiva l’era della testa rasata che avrebbe ribaltato la sua patinata estetica pop. Per una ragazza che persino ora è controllata (suo padre è tutore dei suoi beni), fu la più libera e sincera forma di musica che avesse mai registrato.

“Mona Lisa”—con quel coro gregoriano non molto diverso da quello contenuto in “Cry Me a River”—è l’affermazione dell’alter-ego di Britney, che probabilmente era semplicemente il suo ego che affiorava. “Quando mi sento uno schifo, quando sento che ho infastidito o deluso le persone che mi circondano, preferisco essere chiamata ‘Mona Lisa’ invece di Britney”, raccontò a TRL dopo essere stata nominata con quello pseudonimo nei crediti di “Do Somethin’.” Fu questo personaggio, “Mona Lisa”, a rappresentare la vera Britney, colei che cantava di libertà, lottava per il suo posto e finì per essere ostacolata, accelerando la sua discesa verso le malelingue dei tabloid. “Almeno le parole non sono andate perdute”, racconta Stephanie Alexander, membro del corpo di ballo di Britney.

Quel pezzo parlava di “un gioiello di donna presa alla leggera che si autodistrugge definitivamente.”

See, everyone knew her / they knew her oh so well
Now I am taking over / to release her from her spell
She’s unforgettable / She was a legend though
It’s kind of pitiful / That’s she’s gone

I fan di Britney rimangono ossessionati da questa canzone e dal resto di Original Doll. Per anni hanno cercato in questa storia segnali più o meno nascosti dell’imminente tracollo della giovane diva. Non potranno mai avere la certezza di cosa accadde—nessuno potrà—ma i pochi indizi sembrano indicare l’ansia di Britney di non poter essere se stessa. Era una star che non poteva far parlare le proprie idee autonomamente, costretta a stare nell’angolino. Un’aggraziata, ingenua principessa del pop come tante altre ragazze carine.

Quindi anno, quando ripenso a questa storia, mi ritiro nelle mie stanze e faccio andare a tutto volume “Everytime”, mi accarezzo lo scalpo, inspiro e cerco di trovare un po’ di gioia nel mio cuore. Britney Spears rappresenta molto per molte persone. Per me è un artefatto vivente che mi conferma che non importa quanto sei potente e importante. È difficile stare sotto pressione. È dura stare sotto i riflettori. Ma nessuno potrà mai dirti cosa devi avere per la testa. E quella rasatura ne è il simbolo.

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