Dal 20 febbraio scorso, siamo letteralmente travolti da una bufera: quella di articoli e servizi televisivi sulla cosiddetta ondata di gelo che avrebbe investito l’Italia ufficialmente dalla giornata di ieri. Per farla semplice, visto che tanto ne avrete sentito parlare, è arrivato il famigerato Buran—un vento proveniente dalla Siberia, paragonato fin da subito alla nevicata del 1985 e all’ondata di freddo del 2012, e che in condizioni normali non sarebbe dovuto arrivare fin sopra le nostre teste.
Prima di continuare: gli esperti di Epson Meteo dicono che si dice B-u-r-a-n, e non B-u-r-i-a-n come lo hanno chiamato in molti, perché “il nome ha origine dalla parola russa e da quella turca buraan, ‘vento molto forte’.” Quindi, dato che mi infastidisco quando storpiano i nomi, in questo articolo continuerò a chiamare il Buran col suo.
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“Spiegato nella maniera più semplice possibile il Buran è un anticiclone termico, ovvero una zona di alta pressione. Siccome a livello fisico il vento si sposta sempre dall’alta verso la bassa pressione, la corrente siberiana è arrivata fino in Italia,” mi spiega Andrea Schiavino, 29 anni, da otto anni osservatore meteo dell’ENAV. “Si tratta di un caso particolare perché il Buran si blocca solitamente quando incontra i monti Urali—un po’ come succede al nostro maestrale con le Alpi—ma a causa di condizioni molto favorevoli di bassa pressione è ‘scivolato’ fino a noi in quanto non ha mai incontrato nel suo cammino delle zone di alta pressione che in un certo senso lo deviassero.”
In termini pratici, continua Schiavino, “tutto ciò si traduce in un drastico abbassamento delle temperature, sicuramente vento forte, e possibili nevicate o piogge di diversa intensità a seconda delle zone d’Italia.” A tal proposito, proprio ieri è stata rinviata Juventus-Atalanta per la fitta nevicata che ha ricoperto lo Juventus Stadium, a Venezia è crollato un palo sul Ponte della Libertà presumibilmente (ma non ne sono così sicuri) a causa del vento, i miei m’hanno voluto far sapere che in Sicilia ha piovuto un sacco, e oggi a Roma rimarranno chiuse le scuole.
Eppure, sparuti disagi e perturbazioni in diverse città a parte, in molti hanno sottolineato quanto le aspettative pompate da previsioni e media—che nel frattempo si sono dilettati in articoli su i dieci hotel di ghiaccio in cui dormire, la famiglia italiana che vive a duemilametri e non teme il freddo e i consigli per sconfiggere il gelo—siano state in certi casi un tantino eccessive.
Ma andiamo con ordine.
“Per quanto riguarda le notizie, e parlo in questo caso soprattutto in generale, il problema è che ormai viviamo in una specie di era di terrorismo mediatico,” mi dice Schiavino. “Bisogna sempre prendere titoli dai toni sensazionalistici sul tempo con le pinzette.”
Se, poi, passiamo all’ambito delle previsioni che si possono trovare sul web, la questione è ancora più stratificata. A un primo livello, bisogna innanzitutto essere bravi a distinguere, tra tutti i siti, le fonti davvero attendibili. Secondo Iovino, se avete l’impellente bisogno di sapere che tempo farà non è il caso di affidarsi a ciò che per esempio vi suggerisce il vostro smartphone attaccato al wi-fi, ma al sito Epson Meteo o ancora meglio a quello dell’Aeronautica Militare.
Al secondo livello, invece, c’è il tasto dolente a cui gli appassionati del meteo spesso faticano a dar credito. Ovvero: non bisogna considerare le previsioni come un dato certo. “Se la data a cui devi far riferimento è lontana, le previsioni sono attendibili nel momento in cui individui i grandi cambiamenti—ma per le previsioni nel dettaglio bisogna attendere,” continua Schiavino. “Per esempio se vuoi sapere che tempo farà tra cinque giorni, l’attendibilità è del 60 percento; tra tre, dell’85 percento; a 24 ore del 95 percento. Nell’ultimo caso è altissima, ma non puoi mai avere l’assoluta certezza. Si chiamano previsioni proprio per questo.”
In definitiva, tornando al Buran, è uno di quei fenomeni brevi ma di una certa intensità—dovrebbe durare fino a mercoledì/giovedì ma con una intensità sempre minore—che sempre più spesso stanno interessando l’Italia. “Come le bombe d’acqua che si presentano ormai con una certa frequenza, mentre in inverno piove sempre meno rispetto a una volta e le stagioni ritardano la loro venuta,” conclude Schiavino.
In tutto questo, io so solo che a Milano ieri non ha nevicato come (per l’appunto) pronosticato da tanti, ma che comunque c’è davvero molto molto, e dico molto, freddo.
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