Sole, 40 gradi, pietre e qualche trattore mi danno il benvenuto alla stazione di Osuna.
Quando a fine giugno la HBO aveva confermato la Spagna tra le location della quinta stagione di Game of Thrones, erano bastate 24 ore perché più di 10.000 persone rispondessero alla casting call della produzione locale. Di conseguenza non devo stupirmi se appena arrivata in questa cittadina andalusa, senza nemmeno aver avuto il tempo di prendere il cellulare e cercare il nome della via, una ragazza in shorts e visiera per il sole mi ha fermata per sapere se sono qui per i casting. Annuisco e la seguo mentre mi racconta quanto le piace Game of Thrones.
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Sul luogo del casting veniamo accolte da una signora col ventaglio che si chiede cosa sia questa serie tv. Bene, dico a me stessa, allora non sono l’unica ad essere rimasta un po’ indietro. Qua e là noto cartelli che pubblicizzano bibite e panini, e all’ingresso c’è un viavai di persone che chiamano casa per annunciare se sono passate o meno. A Osuna verranno preselezionate 2500 comparse, da sfoltire ulteriormente nei giorni a venire. “Mia madre si era fissata: vai, vai, vai, e alla fine sono venuta. Ma non mi hanno presa.” Mi avvicino a una coppia in coda fuori dal palazzetto. Hanno un ombrellone del Siviglia. Chiedo se sono contenti del fatto che la serie verrà girata nella loro città. Mi dicono che in realtà sono di Burgos e si trovavano qui in vacanza. “E l’ombrellone?,” chiedo. “Oh, al negozio non ne avevano altri.”
Cerco maglie “Winter is coming” e altri segni riconoscibili per qualche risposta un po’ più entusiasta, ma ad attirare la mia attenzione è una signora in vestito a fiori scesa sotto casa a fare due chiacchiere: “Dicevano che il limite di età è 60 anni, e una di 61 ha il fegato di lamentarsi perché l’hanno mandata indietro.” La gente del paese è a conoscenza dei requisiti grazie a una circolare diffusa dal comune. La signora è contenta che a Osuna succedano cose del genere ed è orgogliosa di poter dare una mano. Mi spiega che ha fatto salire in casa una ragazza per sistemarsi i capelli, perché le mèche non erano ammesse. “Sono rimasti in fila anche stanotte, ma non ci hanno disturbato.”
Un’altra signora avanti con gli anni si preoccupa per chi sta sotto il sole, e poi si domanda se anche fuori da una fabbrica si formerebbero code del genere. Racconta che qualche anno fa è venuta a girare anche una troupe italiana, ma il risultato, nonostante i tanti giorni di riprese, non è stato “niente di che.” Dopo molte insistenze lascia che le scatti qualche foto nel cortile. Torno all’ingresso del palazzetto, dove a quanto pare uno degli addetti si è lamentato dei troppi giovani. A quel punto, un signore col suo cartellino numerato e un sorriso orgoglioso si rivolge a me e mi chiede, “A che ora vengo domani, signorina?”
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