Cinque storie colte sul fatto

Sapete cosa rende divertente mettersi nei guai? La possibilità che qualcuno vi sorprenda immersi nell’attività sessuale/allucinogena/satanica di turno. E sapete cosa non è altrettanto divertente? Essere colti sul fatto, elemento che mette inevitabilmente in discussione lo stesso concetto di divertimento. Ma mettere in discussione è noioso e non ho la pazienza di stare qui a scrivere qualcosa su questi meccanismi, perciò lascio che siano queste storie a parlare.

Illustrazioni di Sam Taylor.

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LOS ABUELOS

Ero a un diciottesimo, e mi stavo adoperando per ingurgitare quanta più vodka uscisse dalla fontana di ghiaccio in mezzo alla sala (il festeggiato era un riccastro) quando ho notato una ragazza con cui ero fissato da un po’. Con la sicurezza trasmessami dalla costosissima vodka ingurgitata e l’impressione di essere un oligarca capace di vedere esaudito ogni suo desidero allo schiocco delle dita, mi sono diretto tutto sorridente verso di lei.

Immagino che quell’alcol avesse davvero poteri particolari, perché nel giro di qualche minuto ci stavamo già baciando, avvinghiati sulle note della cover band anni Sessanta che suonava in un angolo della sala. La vodka ci ha poi spinti a cercare un posticino appartato; trovatolo, ci siamo rapidamente tolti i vestiti e sistemati alla bell’e meglio in un 69. Tra i movimenti convulsi di lingua e gambe, abbiamo sentito la porta aprirsi e notato due figure nella penombra. Non era un’altra coppetta in cerca di intimità, ma una coppia fatta e finita, due anziani che se ne stavano lì, davanti a noi, a urlarci cose in una lingua che non capivamo. 

Più tardi ho scoperto che quelli erano i nonni spagnoli del mio amico neo diciottenne, venuti a trovarlo per l’occasione e ai quali era destinata la stanza in cui ci avevamo trovato rifugio. Ancora oggi non so cos’abbiano detto di preciso, ma chissà perché, preferisco rimanere all’oscuro.


VEETAMASUTRA

Mi stavo preparando per il primo appuntamento rimediato nel giro di mesi, e volevo assicurarmi che ogni dettaglio del mio corpo fosse in perfetto stato. Era arrivato il momento della depilazione, ma sapevo che i miei zii sarebbero passati da un momento all’altro per lasciarmi dei mobili. Nella fretta ho sparso crema depilatoria dappertutto, e quando ero convinta di aver finito ho notato una piccola porzione di pelle in cui erano rimasti dei fastidiosissimi peli. Con una mossa che da allora non sono mai più riuscita a ripetere, da seduta davanti allo specchio e col solo reggiseno addosso mi sono portata le gambe sopra la testa.

Le contorsioni e la concentrazione mi hanno fatto dimenticare degli zii, e improvvisamente ho sentito dei passi lungo il corridoio. Prima che potessi riacquistare una posizione normale o sperare che quei due avessero la decenza di bussare, me li sono trovata davanti, con la mia vagina in primo piano e tre paia di occhi spalancati che mi fissavano dallo specchio.

Sì, tre, perché non era finita: avevano portato il cane, e la puzza della crema depilatoria deve aver avuto uno strano effetto sulla bestiola, che si è precipitata su di me tutta festante. Ecco, se non altro, oggi mi sento molto più vicina agli zii.


BOMB RAIDER

Non ho mai raccontato a nessuno questa storia, quindi sarebbe bello che tutti voi mostraste un po’ di empatia nei commenti.

Allora: quando ero piccolo avevo un’autentica fissazione per Tomb Raider. Prima della pubertà ero convinto che fossero la vicenda e le grafiche a tenermi incollato al videogioco. Più tardi, però, mi sono reso conto che la vera e unica calamita erano le tette di Lara Croft. Mio padre doveva pensarla esattamente allo stesso modo, perché una volta, curiosando nella scrivania del suo studio (cosa che tutti fanno a 14 anni) mi sono imbattuto in un ritaglio da una rivista in cui comparivano diverse donne vestite da Lara Croft, ma col seno bene in vista e un dito tra le labbra.

A quell’età, anche il più piccolo sentore erotico può scatenare livelli animaleschi di eccitazione, e senza pensarci due volte mi sono infilato la mano nei pantaloni. A tanto così dal venire, mia madre è entrata e mi ha beccato. In pieno. Per stupidità o profonda lealtà a mio padre, ho detto che il materiale incriminato era di mia proprietà e sono corso in camera sull’orlo del pianto. Ma poi no, cazzo, non ho pianto. Essere beccati a masturbarsi dalla propria madre è la seconda cosa peggiore che possa capitare a un adolescente. Ma piangere è al primo posto.


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LO SCIROPPO DELL’AMORE

La prima volta che le mie mani hanno toccato delle vere tette è stata quando avevo 14 anni. È un momento fondamentale della mia vita, e il motivo sta da qualche parte in questa vicenda: la mia vicina di 16 anni era passata da casa nostra per farsi una nuotata in piscina. Usciti dall’acqua sono andato a cercare degli asciugamani, e sulla via del ritorno l’ho sorpresa nella camera dei miei, completamente nuda. Mi ha chiesto se avrei voluto toccarle le tette. Ovviamente ho accettato, ma lei ha aggiunto che me l’avrebbe concesso a patto che la cospargessi di qualche crema o sostanza gelatinosa e leccassi via il tutto.

Sono corso in cucina e ho puntato verso il frigo, ma gli unici prodotti utilizzabili erano una salsa per insalate all’aglio e lo sciroppo alla fragola. Sono tornato in camera con entrambe le confezioni tra le mani perché fosse lei a scegliere. Ha optato per lo sciroppo (effettivamente, perché mai qualcuno dovrebbe volere della salsa all’aglio sui capezzoli?)

Dopo avere versato una buona quantità di liquido sul suo corpo mi ci sono buttato sopra, inalando ogni millimetro sciroppato. L’idea di abbondare con lo sciroppo per prolungare il piacere non si è rivelata delle migliori, perché dopo un po’ ho avvertito il mio stomaco rivoltarsi e contrarsi, pronto a far risalire tutto. Come se non bastasse, qualche secondo più tardi mio padre si è materializzato in camera, trovandosi davanti il letto cosparso di sciroppo con sopra il suo disgraziato figlio strozzato dai conati.

Sono passati dieci anni da quella volta, ma ancora oggi mi tengo lontano dallo sciroppo alla fragola. 


I BAGNI DELLA SCUOLA

Il mio amico ed io eravamo nel pieno del nostro ribollire adolescenziale, e abbiamo deciso che per chiudere in bellezza l’anno scolastico avremmo portato a lezione quante più droghe potessimo per assumerle nel corso della giornata.

Suonata la campanella del primo intervallo siamo sgattaiolati nei bagni del dormitorio (territorio sconosciuto a noi normali pendolari) per mettere insieme il nostro bong artigianale, consapevoli che avremmo avuto soltanto 20 minuti per farci abbastanza da rendere il nostro sballo palese ai compagni e, di conseguenza, stupirli. Eccitati, abbiamo iniziato tuffando il nostro naso nel popper. Assemblato il bong l’abbiamo caricato per bene, ma dopo qualche secondo abbiamo avvertito bussare delicatamente alla porta. L’odore iniziava a diffondersi, ed era inevitabile che chi ci attendeva lì fuori avesse avvertito il motivo di quei rumori.

Abbiamo lentamente aperto la porta, per posare i nostri occhi su una figura che non avevamo mai visto prima: la custode del dormitorio. Sorprendentemente, la donna ci ha permesso di scappare a gambe levate senza rimproveri o segnalazioni. Morale della favola, vorrei che i miei genitori avessero avuto abbastanza soldi da permettermi di dormire a scuola ed evitarmi di fare avanti e indietro da casa, così da poter fumare tutta l’erba e inalare il nitrito di amile che ho sempre sognato.

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