Colonne sonore bellissime: Strade Perdute

Fred Madison, un sassofonista free jazz, è spalmato sul divano della sua bizzarra villa di design a Los Angeles. Indossa una vestaglia di seta. All’improvviso, una voce rauca al citofono pronuncia quattro parole agghiaccianti, inquietantissime e dal senso ancora oscuro: “Dick Laurent è morto.”

Benvenuti nel mondo di paradossi e distorsioni cervellotiche di David Lynch.

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La prima volta che ho visto Strade Perdute ero a scuola, la proiezione era parte del programma della National Film and Television School. L’aveva presentato un professore che—con ben 4 adattamenti radiofonici di opere di Jane Austin nel CV—lo descriveva come una trasposizione cinematografica del Nastro di Möbius che si curva e si ripiega su se stesso. A me è sembrato interessante, anche se questa descrizione oscura ed elusiva non mi aveva preparato affatto alla valanga di terrore polisensoriale cui stavo per assistere: lo straniante spettacolo di Strade Perdute.

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