La BBC ha diffuso la notizia che, secondo un comitato di esperti delle Nazioni Unite, il confinamento prolungato di Julian Assange all’interno dell’ambasciata ecuadoriana di Londra costituirebbe un caso di “detenzione arbitraria.”
Dal 2012, Assange si è rifugiato nell’ambasciata sostenendo che, se avesse accettato di venire estradato in Svezia per rispondere alle accuse di violenza sessuale a suo carico (da lui negate), sarebbe stato in realtà trasferito negli Stati Uniti per l’indagine su Wikileaks. Nel 2014 ha presentato un reclamo presso le Nazioni Unite per segnalare il suo caso.
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Un portavoce dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), il quale sovrintende il comitato di esperti che ha preso in esame la denuncia di Assange del 2014, non ha voluto confermare quanto riportato dalla BBC.
“Non verrà reso noto nulla fino a domani,” ha spiegato il portavoce durante una telefonata con Motherboard. Ma nel caso in cui il comitato delle Nazioni Unite confermasse quanto trapelato, quali sarebbero le conseguenze per Assange?
Giovedì il profilo di Twitter di Wikileaks ha pubblicato una dichiarazione di Assange, il quale afferma che se il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria non si esprimesse in suo favore, lascerebbe l’ambasciata sottoponendosi all’arresto “non essendoci possibilità significative di ulteriori appelli.” In caso contrario, invece, Assange pretenderebbe la restituzione del passaporto “e la cessazione di ulteriori tentativi di arresto.”
Comunque, è importante ricordare che la decisione della commissione ONU sulla detenzione arbitraria non ha valore legale, il che significa che il Regno Unito non deve necessariamente attenervisi.
“È una raccomandazione,” ha detto a Motherboard il portavoce dell”Alto Commissariato. “Un’opinione.”
“Di per sé non è vincolante. Ma è basata su una legge internazionale, che invece lo è” ha continuato. “Ovviamente ci aspettiamo che gli stati tengano conto di ciò che regolamentiamo.”
Le altre nazioni hanno spesso ignorato le opinioni dell’ONU per quanto riguarda la detenzione. Nell’aprile 2015, la stessa commissione aveva deliberato che la detenzione di Karim Wade da parte del Sengal fosse arbitraria. Appena la settimana scorsa, è stata rilasciata una dichiarazione che conferma quella posizione ma Wade continua a restare in prigione, in virtù di una condanna a sei anni per corruzione.
Per anni, la polizia di Londra è stata di guardia sotto l’ambasciata in cui si trovava Assange, pronta ad arrestarlo. Ma nell’ottobre scorso, al fronte di un bilancio di 11,1 millioni di sterline per tenerlo costantemente d’occhio, ha ridotto la sorveglianza, perché “non era più necessaria una presenza costante.”
Comunque, una dichiarazione ha reso chiaro che la polizia ha ancora intenzione di arrestare Assange se dovesse varcare la soglia dell’ambasciata.
Contattato oggi, un portavoce della polizia londinese ha detto a Motherboard che “a questo punto, le nostre intenzioni non sono cambiate. Non commentiamo oltre.”
Se la decisione dell’ONU possa influire o meno sulle intenzioni della polizia è ancora da vedere: la decisione ultima verrà presa dalle autorità britanniche.
La dichiarazione pubblica della commissione, correlata di opinione legale, verrà rilasciata ufficialmente venerdì mattina.
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