David Bowie siamo tutti noi

Ieri sul mio Facebook ho scritto un po’ di pensierini su Bowie. Li chiamo così perché somigliano alle cose che scrivevo alle elementari, quando parlavo delle mie impressioni su un argomento che mi stava a cuore. La sua morte infatti mi ha in qualche modo fatto regredire e in pochi secondi mi si è riavvolta la storia davanti agli occhi—una storia di ascolti che mi hanno accompagnato da quando ero un bambino fino a oggi costruendo il mio immaginario: presenza e punto di riferimento fisso, Bowie da artista completo qual era è sempre stato ovunque, nel teatro, nel cinema, in televisione. Era la sicurezza che i sogni diventano materia, e ha sintetizzato un sentimento comune e sotterraneo delle varie fasi storiche e individuali.

È cresciuto con noi, siamo noi, e non solo: ha “previsto” quello che in cuor nostro sapevamo ma non abbiamo mai osato confessarci. Anche quest’ultimo disco non è da meno.

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Anche nello svago Bowie ci mette quel tanto di disagio che non guasta. Heroes
Il pezzo che ha rovesciato la vita di molti in tenerissima età, fra i quali me. Un Dj che ancora non esiste. age of plastic
La colonna sonora della mia prima comunione e una delle cose migliori mai fatte da Bowie negli Ottanta, al solito spiazzando tutti con la partecipazione di Pat Metheny.
Prima dei Sonic Youth con la loro Youth Against Fascism, i Tin Machine parlavano dell’inquietante ritorno dei naziskin.

Bowie annusa che la gente desidera tornare alla carne, a sentire il proprio corpo come tale, a un confronto più diretto con l’idea della morte. In pratica, aderisce al movimento industrial. Sarebbe potuto tornare con un facile album pop, invece mette in piedi un’opera molesta, Outside, che parla di “crimini d’arte” e mutilazioni come sculture, immaginando questo come la prassi, come una roba da supermercato (cosa che in effetti poi è diventata). Si legò quindi a doppio nodo a uno dei suoi figliocci, ovvero Trent Reznor.

Una delle cose più potenti mai viste negli anni Novanta: Bowie e i NIN in grandissima forma. Lodger Low Low The Downward Spiral Earthling
Cinquantesimo compleanno di Bowie: fra gli ospiti speciali un altro che gli deve molto, Robert Smith.
Hours Scary Monsters Heathen Heathen Heathen Reality
The Next Day Reality
, , Hours molti pensavano la stessa cosa Blackstar ,

Ora riascoltando i testi scopro che sono invece di una franchezza assurda, quasi come se Bowie ti si confessasse addosso e tu fossi il prete che gli da l’unzione. È un disco registrato nell’aldilà: suona leggero come un fuoco fatuo e pesante come una tomba di marmo. Ma fortunatamente con questa sua uscita di scena ha anche avuto la genialità di annullare ogni tipo di coccodrillo: ha celebrato la sua morte con la nascita di un disco che è cosa ben più importante della mera decomposizione, e ha fatto parlare più quello che la sua dipartita. Ha cremato la sua anima in un disco estremo, sparando la sua bara sulla luna quando avrebbe potuto lasciarci tranquillamente delle ballate piagnucolose.

Grazie a Jonida, bowiana fino al midollo, per l’ispirazione.

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