Música

Le migliori dieci tracce dub inglesi secondo Adrian Sherwood e Pinch

I pesi massimi spesso finiscono con l’incontrarsi e andare perfino d’accordo. Pinch (Rob Ellis) e Adrian Sherwood sono finiti a suonare insieme per la serata Tectonic al Fabric di Londra, e, per chi non lo sapesse, sono entrambi tra i più influenti mostri sacri della dub inglese. Pinch è di Bristol ed è il fondatore di Tectonic, label responsabile dell’uscita di un botto di classiconi di Skream, Martyn e Joker.

Sherwood si è dedicato alla dub fin dagli anni Settanta, lavorando con chiunque, da Lee Perry a Prince Far I, da Dennis Bovell a Sly & Robbie, con la sua etichetta On-U Sound e le capillarizzazioni dei suoi set minimali arrivano fino ai giorni nostri. Le ricerche nei meandri umidi e freddi della dub, all’Echoplex di Londra, sono stati fondamentali per la scena emergente dei primi anni Duemila, e il sodalizio tra la cognizione spaziale di quella stessa dub e la persistenza percussiva della 2step, ha sfiorato il rivoluzionario.

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Quando Sherwood ha chiesto a Pinch di passarlo a trovare al suo studio, il risultato è stato prevedibilmente superbo: due 12″ in edizione limitata e un’apparizione al Sónar. Questa settimana li abbiamo rivisti insieme, con l’uscita del devastante Late Night Endless LP, sempre per Tectonic. L’aggregazione degli elementi classici di Sherwood con l’approccio minimale ai bassi e al sound design di Pinch è più di quello che potevamo immaginare.

Per ribadire il concetto, abbiamo chiesto alla coppietta di pensare a dieci delle più influenti tracce dub inglesi che siano mai state incise e, ovviamente, di comunicarcele. Ecco a voi.

Scelte di Sherwood:

Dennis Bovel – “Mek it Run”

Uno degli ultimi capolavori di un grande uomo. Suoni freschi, con una melodia che lascia comunque trasparire il suo tipico mixing analogico.

Aswad“Warrior Charge”

Gli inglesi più reggae di tutti, nel loro momento di gloria massima non avevano rivali. So di per certo che questa traccia ha introdotto molte persone alla dubstep. Per molti è solo l’anthem di Aswad, e ha dimostrato che essere commercialissimi permette comunque di tirare fuori mine assolute.

Jah Shaka/Mad Professor – “Kunte Kinte”

Questa era la firma di Jah Shaka, che in molti pensavano provenire dalla Giamaica. In realtà è stata prodotta da Prof e dalla sua cricca a Londra Sud. Traccia immensa e su On-U Sound l’abbiamo anche rifatta con Crucial Tony e Singers and Players, facendola diventare l’”autobiografia” di Prince Far I.

Dennis Bovel – “I Wah Dub”

Un altro album meraviglioso. Dennis è il più importante produttore reggae in UK ed è uno degli inventori del lovers rock, UK roots e dub. Ha avuto un numero insensato di hit da classifica ed ha pure mixato i miei primi lavori. Una leggenda.

Tappa Zukie/Clem Bushey “Man a Warrior”

Non è propriamente una traccia dub: il ritmo, i vocal e la produzione di Clem hanno un che di peccaminoso e crudo. Ho amato molto questo album e ultimamente l’ho risentito a un set dei Moody Boyz, inutile dire che continuo a trovarlo essenziale. La chiave di volta per tutte le prime produzioni inglesi.

Scelte di Pinch

Digital Mystikz – “Mawo Dub”

Da quel che ricordo, questa è stata l’unica vera collaborazione tra i membri di Digital Mystikz, ovvero Mala e Coki. È uscita su Big Apple, label fondamentale per la dubstep inglese, gestita da Artwork e da un giovane Hatcha.

Loefah – “Truly Dread”

Una delle mie tracce preferite di Loefah. Ha un feeling molto “ongy-bongy”, come direbbe Crazy D. Vuol dire che è molto profonda e cinematica, con un bel suono di congas e un basso pesantissimo. Non ne fanno più di pezzi così.

Skream – “Traitor”

L’unica release di Ital, l’etichetta di Loefah, a essere mai arrivata nei negozi. Umori estremi e beat originalissimi: non c’è niente di paragonabile alle prime tracce di Skream.

Cyrus – “Lost City”

Una traccia pesantemente sottovlautata, di uno dei più sottovalutati pionieri della dubstep—Cyrus dei Random Trio. Ha dei beat rigidi e molto garage, una bassline che suona come uno tsunami e dei campioni molto suggestivi. Non chiedo altro.

Peverelist – “The Grind”

Per quanto mi riguarda, questa è la vera origine del cosiddetto suono “dubstep-techno” (termine orrendo), sta tutto in questi beat intricati e nel gusto techno futuristico, che finiscono per metteri in un perfetto mood mentale da dancefloor.

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