Cibo

È arrivata l’app di appuntamenti per chi ama il cibo (che forse potrebbe piacermi)

Find your love at first bite.

È questo il claim, invero un po’ banalotto, di Dindr, un’app che invece di banale non ha nulla e possiede, almeno nelle premesse, la potenzialità di cambiare il mondo delle dating app.

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La differenza con tutte le dating app venute prima è che Dindr non si limita a creare match tra persone che apprezzano i reciproci profili, ma organizza veri e propri appuntamenti. Quando si accede alla app lo si fa perché si vuole davvero andare fuori, quel giorno stesso, e si visualizzano solo i profili di chi vuole la stessa cosa. Gli spot giornalieri sono tre, di dieci minuti l’uno, prendere o lasciare: mezzogiorno, tre di pomeriggio, sette di sera. In ognuno di essi si ha diritto a un solo match, ma la vostra conversazione svanirà nell’etere 3.0 se non decidete di vedervi il giorno stesso.

E qui arriva la parte foodie, quella relativa ai ristoranti: Dindr vi aiuta a velocizzare la pianificazione dell’appuntamento “fornendovi argomenti di conversazione” (questa parte l’ho letta nel loro sito ufficiale, non credo di averla capita, o volerla capire, e mi ha dato un brivido distopico lungo la schiena) ma soprattutto suggerendovi tre possibili ristoranti dove incontrarvi a metà tra le vostre posizioni. Gli indirizzi saranno suggeriti da Yelp, il celebre forum americano di recensioni di ristoranti simili a TripAdvisor.

Dindr sarà disponibile al download dal 26 gennaio ma solo a Houston, dove era stato lanciato qualche anno fa come un’innocua copia carbone di Tinder per il cibo: si poteva mettere ‘mi piace’ o ‘non mi piace’ a fotografie di piatti e dare consigli agli altri utenti su ristoranti da provare. Una delle caratteristiche dell’app prevedeva la possibilità di organizzare incontri con gli altri Dindr users e, dopo aver scoperto che la maggior parte di questi incontri erano diventati appuntamenti, gli sviluppatori hanno deciso di trasformarla in una vera e propria dating app.

Piccola parentesi personali utile a tutti coloro per cui l’icona a fiammella rosa di Tinder è una sconosciuta e non hanno la minima idea di cosa significhino “Swipe left” o “Swipe right”.

Io ho Tinder sul telefono da un anno. Un anno di tedio e ripensamenti, un anno di colpevoli cancellazioni dell’app e secondi-terzi-quarti download, ma soprattutto un anno di decine di conversazioni rimaste nel limbo virtuale. Perché? Perché mi annoiavo. Perché le conversazioni cadevano nel vuoto. Perché si diceva di vedersi il tal giorno alla tal ora ma poi nessuno dei due si faceva sentire. E questi sono problemi condivisi da tutti gli utilizzatori di una dating app. In tal senso le modalità di utilizzo di Dindr potrebbero essere davvero utile.

Specialmente se davvero, nei criteri di selezione di un possibile partner, tiene in considerazione anche i reciproci gusti in fatto di ristoranti, e sceglie di conseguenza il ristorante in cui potete incontrarvi. Dindr cita una ricerca secondo la quale il 75% degli intervistati è più attratto da un partner con gusti simili. Nulla di nuovo per quanto mi riguarda. Il cibo ha un ruolo fondamentale nella mia vita, costituisce buona parte del mio lavoro e delle interazioni sociali: non potrei mai pensare di costruire una relazione con qualcuno che non condivide la mia passione, a cui non piace andare al ristorante, che ha idee diametralmente opposte alle mie in tema di consumo della carne o di ordinazione del sushi (disclaimer: sempre edamame, mai California roll, i mochi sono un dolce sottovalutato). E lo stessa cosa vale per molte delle persone che conosco, decisamente meno fissate di me.

Aspetto con impazienza di vedere se Dindr funzionerà sul mercato e se, nel caso, arriverà anche in Italia.

E nel frattempo non perdo del tutto la speranza. Tra astemi (storia vera) e gente che mi invita a una cena al buio solo per approfittare dell’oscurità per leccarmi le dita al momento del dolce (storia ahimè ancora più vera), forse un primo appuntamento decente riuscirò ad averlo anche io.

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