Tecnología

Questi ragazzi italiani vogliono rivoluzionare lo spazio con un’antenna pieghevole

Negli ultimi anni la tecnologia spaziale ha fatto passi da gigante: abbiamo razzi che possono essere riutilizzati dopo il lancio, piccole sonde cubiche pronte a essere lanciate nel cosmo e sciami di circuiti stampati targati Stephen Hawking.

Solo menzionando queste tre tecnologie, il comune denominatore risulta evidente: dopo decenni di corsa allo spazio votata a raggiungere i confini più estremi nella maniera più pirotecnica possibile, l’esplorazione cosmica oggi è il più delle volte votata al contenimento dei costi che sono rimasti finora incredibilmente alti — Obiettivo che sembra essere condiviso anche da un gruppi di universitari di Padova, che stanno lavorando ad una tecnologia satellitare che punta a rivoluzionare il concetto stesso di antenna spaziale.

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DREX (Deployable Reflector EXperiment) è un prototipo di antenna pieghevole per lo spazio che sta venendo sviluppato da un gruppo di giovani ingegneri e ricercatori italiani. In pratica il team di DREX vuole far capire che anziché lanciare nello spazio un’ingombrante antenna fixed (quelle simili alle parabole) si può virare su un’opzione deployable, ovvero a rilascio, per contenere l’ingombro all’interno del vettore di lancio, una delle voci di costi più importanti all’interno di un bilancio per un lancio spaziale.

“Mentre le antenne fixed sono sicuramente meno complesse e più economiche, quelle deployable (come DREX) offrono un enorme vantaggio per i lanci spaziali.”

DREX è stato recentemente selezionato per REXUS/BEXUS, un programma supportato dall’ESA che permette agli studenti delle università europee di svolgere degli esperimenti scientifici e tecnologici sfruttando dei palloni stratosferici o dei razzi sub-orbitali. In pratica è un’occasione per poter fare un po’ di cara vecchia science ad un’altitudine quasi-spaziale, e DREX godrà di questa possibilità nell’ottobre 2017, quando verrà lanciato attraverso un pallone sonda verso la stratosfera terrestre.

Benché DREX sia un prototipo sperimentale, potrà essere utilizzato come ripetitore orbitale a basso costo per stabilire una rete di comunicazione su un esopianeta, e la stessa funzione può essere assolta sulla Terra, dove potrebbe diventare utile per creare un’infrastruttura di comunicazione a dispiegamento rapido in situazioni di emergenza. Inoltre, secondo il team, DREX potrà essere sfruttato anche per creare una flotta orbitale di pannelli solari.

Per riuscirci davvero, però, il team di DREX ha bisogno di un’ultima spintarella: una campagna su IndieGogo sta battendo cassa per 8.000€, che serviranno alla squadra a raggiungere delle condizioni di sviluppo ottimali per DREX.

“Mentre le antenne fixed sono sicuramente meno complesse e più economiche, quelle deployable (come DREX) offrono un enorme vantaggio per i lanci spaziali,” mi spiega Vittorio Netti, outreach manager di DREX per mail, “la dimensione e il peso del payload sono i principali fattori che determinano il costo del lanciatore.”

È proprio questo il motivo per cui, sebbene nei fatti la tecnologia di DREX sia più costosa rispetto a quella di un’antenna fixed, il risparmio che garantisce sull’ingombro nel lanciatore risulta più vantaggioso, “DREX non è più economico rispetto ad un disco solido di pari diametro, tuttavia, permette un vantaggio finanziario globale nei costi in determinate missioni,” continua Vittorio.

“I vantaggi di DREX sono essenzialmente due: il dispiegamento dell’antenna non richiede componenti attivi perché il meccanismo di apertura si basa interamente su molle precompresse e il rilascio sincrono dei bracci è attivato dal taglio di un cavo in Vectran per mezzo di una resistenza al Nicrhome resa incandescente dal passaggio di corrente,” mi spiega.

“Nelle applicazioni spaziali questo approccio è rivoluzionario, perché ogni componente attivo aumenta notevolmente il rischio di errori nel dispiegamento,” spiega Vittorio. DREX riesce, però, a risolvere anche il problema della ridondanza.

Nello spazio, infatti, ogni tecnologia in uso deve disporre di un suo doppione di emergenza, nel caso in cui la prima si guasti. DREX, pur concentrando la sua funzionalità nel dispiegamento di un’antenna ripiegata, dispone comunque di una piccola porzione di antenna fixed, abbastanza potente da supportare i requisiti minimi di una missione nel caso in cui il dispiegamento non andasse a buon fine.

Dopo lo scudo anti-raggi cosmici napoletano selezionato dal TeamIndus lo scorso anno, quella di DREX è un’altra vittoria per l’industria aerospaziale italiana indipendente.

Sempre più spesso, infatti, grandi agenzie spaziali o aziende mettono a disposizione un’infrastruttura logistica capace di supportare degli esperimenti e delle ricerche che vengono sviluppate esternamente, “Ai team di ricerca viene richiesto di occuparsi del payload, che comprende tutta la strumentazione hardware e software, ma non solo,” mi spiega Vittorio. “Ci è richiesto infatti di curare le relazioni con il pubblico attraverso eventi e presentazioni, inglobando così anche aspetti secondari (ma non meno importanti) come l’outreach e il funding.”

“Oggi questo è un aspetto chiave per l’ambiente in cui andremo a lavorare: il progetto deve essere in grado di attirare l’interesse di aziende ed enti esterni per poter risultare sostenibile. DREX è certamente uno dei progetti più onerosi di questa campagna, grazie ad un’intensa attività di networking e outreach attualmente abbiamo ottenuto il 90% del budget preventivato. L’obiettivo è vicino, grazie alla partecipazione di 17 aziende da tutta italia, ma non ancora raggiunto. Abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding per permettere al grande pubblico di collaborare alla realizzazione del progetto,” conclude Vittorio.

Per contribuire al progetto DREX, visita la sua pagina su IndieGogo.

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