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È lecito, per quanto discutibile, affermare che la risposta della comunità internazionale al conflitto in Siria sia stata insignificante. Finora il tentativo più serio di risoluzione è arrivato dall’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che verso la fine di febbraio è stato nominato Inviato Speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba per la Siria e ha tentato di implementare un Piano di Pace in sei punti per la stabilità nella nazione. Uno dei primi passi di Annan è stato indire il cessate il fuoco, violato dal governo di Assad già a inizio aprile, fra le truppe del regime e le forze dell’Esercito Siriano Libero. In realtà, il cessate il fuoco non è mai stato veramente rispettato e i negoziati di pace sono falliti in seguito al massacro di Hula, nella regione settentrionale di Homs, controllata dall’opposizione, in cui hanno perso la vita almeno 108 cittadini—fra cui 49 bambini e 34 donne. L’ESL, in risposta, ha annunciato immediatamente la ripresa delle “operazioni difensive”, e Annan ha continuato a fare del suo meglio per negoziare un compromesso, finché non si è reso conto che la situazione era senza speranza, e si è dimesso il 2 agosto.
Nel tentativo di capire come il principale baluardo mondiale per la pace, per la cooperazione internazionale e per il progresso sociale stia reagendo internamente dopo il ritiro di Annan, le redazioni di VICE in ogni parte del mondo hanno contattato le rappresentanze ONU nei rispettivi Paesi, chiedendo cosa avessero da dire in merito ai disordini e cosa stessero facendo per placarli, ammesso che stessero facendo qualcosa—in particolare quanto a donne e bambini. Molte hanno preferito non rilasciare alcun commento, quelle di seguito sono le uniche risposte che abbiamo ricevuto. Il nostro global editor le ha raccolte nel corso di ottobre, hanno subito un minimo editing grammaticale, ma le modifiche non sono andate oltre.
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REGNO UNITO
Anche se non abbiamo osservatori sul campo, dichiarazioni di testimoni oculari, ONG e reportage dei media mostrano che le atrocità e le violazioni dei diritti umani sono perpetrate da entrambe le parti. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, l’Inviato Speciale per la Siria Lakhdar Brahimi, [e] L’Alto Commissario per i Diritti Umani Navanethem Pillav hanno criticato gli abusi sui diritti umani e si sono appellati ai combattenti perché si metta fine alla violenza in ogni sua forma. L’Inviato Speciale ripone le sue speranze nello sviluppo di un’iniziativa che incoraggi le parti a porre fi ne alla violenza e a instaurare un processo politico di democratizzazione del Paese.
—Ahmad Fawzi, Portavoce dell’Inviato Speciale per la Siria delle Nazioni Unite e Lega Araba.
SPAGNA
La posizione della Spagna all’interno delle Nazioni Unite riguardo la Siria è allineata con quella dell’Unione Europea.
—María José Gamez, Responsabile Stampa, Missione Permanente della Spagna alle Nazioni Unite.
AUSTRIA
Spero lei capisca che non possiamo commentare eventi in un campo di cui non abbiamo una specifica conoscenza. Le Nazioni Unite condannano ogni genere di violenza da ogni parte. La dichiarazione più recente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su Aleppo si può trovare qui. Tutti gli sforzi delle Nazioni Unite in Siria per la realizzazione del Piano di Pace sviluppato dal precedente inviato Kofi Annan qui.
—Regina Rohrbach, Responsabile Associato Informazione, Servizio Informazione Nazione Unite.
FRANCIA
C’è un problema. Io non posso parlarne. L’Ambasciatore può. Non posso esprimere liberamente la mia opinione. Sarebbe imprudente. Non sto cercando di esimermi, ma ci sono autorità che sono più legittimate di me per parlare della questione. Siamo solo una piccola ambasciata in una grande organizzazione internazionale. Io non posso affrontare un tema così importante, specialmente da quando il Presidente della Repubblica Francese, François Hollande, ha preso una posizione così forte sulla questione. La Francia parla con una sola voce, chiara e unita. Ma potete provare a chiamare Philippe Lalliot. È il portavoce del Quai d’Orsay. Comunica con i giovani come fate voi. Avrà sicuramente più libertà nel rispondervi.
—Brieuc Pont, Consigliere Stampa, Portavoce, Capo dello Staff, Missione Permanente della Francia alle Nazioni Unite.
CANADA
Ecco le nostre risposte alle vostre domande: Il Canada continua a fare appello per un immediato cessate il fuoco in vista di una transizione politica guidata dai siriani stessi. Dato il grave fallimento del regime di Assad nell’onorare i suoi impegni, noi tutti dobbiamo essere consapevoli di un fatto indiscutibile: Assad non metterà fine volontariamente alla campagna di stermini che ha lanciato contro la sua stessa gente. Ha un chiaro interesse nell’aggrapparsi disperatamente al potere. Ogni Paese deve fare pressione sulla Siria perché Assad se ne vada. Fintantoché le Nazioni Unite non adotteranno misure dure e vincolanti, coloro che vogliono proteggere il Regime di Assad con il sangue siriano beneficeranno della copertura legale e politica che questo impasse fornisce. Il Canada ribadisce la nostra richiesta al Consiglio di Sicurezza di imporre sanzioni vincolanti e un embargo di armamenti con lo scopo di aumentare la pressione sul regime di Assad perché ponga fi ne alla violenza e riconosca il legittimo diritto alla democrazia del popolo siriano. In particolare, il Canada ha esortato i Paesi confinanti con la Siria a interrompere il trasporto di armi e altri strumenti di guerra che Assad utilizza nella sanguinosa lotta per assicurarsi il potere. Lodiamo la Turchia per aver bloccato con successo questo traffico. Questi sforzi serviranno a limitare la capacità del Regime di Assad di uccidere civili in Siria.
—Ian Trites, Portavoce, Affari Esteri e Commercio Internazionale del Canada attraverso la Missione Permanente del Canada alle Nazioni Unite.
USA
Il Segretario Generale ha chiarito che la comunità internazionale ha un dovere speciale verso il popolo della Siria. Ha dichiarato che la comunità internazionale ha una responsabilità morale, un dovere politico e un obbligo umanitario nel fermare il bagno di sangue e ripristinare la pace per il popolo siriano. Riguardo all’uso documentato di armamenti ad Aleppo e in altre aree, l’Alto Commissario per i Diritti Umani, Navanethem Pillay, ha dichiarato la scorsa settimana che l’uso indiscriminato di armamenti pesanti da parte di forze governative per distruggere grandi aree in città come Aleppo e Homs è imperdonabile, al pari dell’utilizzo di bombe da parte di gruppi estremisti d’opposizione che uccidono e mutilano sia obiettivi civili che militari. L’Alto Commissario ha affermato che tali atti, e molte altre violazioni commesse da entrambe le parti, possono essere considerati crimini di guerra e crimini contro l’umanità. In relazione all’emergenza dei bambini in Siria, il Segretario Generale ha ripetutamente portato l’attenzione sulla condizione delle donne e dei bambini nel Paese e si è appellato per il cessate il fuoco durante la festività d’Eid al-Adha. Si è appellato a tutti, in particolare al governo della Repubblica Araba Siriana in quanto partito più forte, perché dimostri saggezza e giudizio e fermi l’uccisione e la distruzione in modo che tutti i problemi, anche se complessi, possano giungere a una soluzione pacifica. Navanethem Pillay ha parlato anche della condizione dei bambini in Siria, molti dei quali resteranno segnati a vita dall’orribile e prolungata esperienza traumatica che stanno vivendo. Ha dichiarato che nessun bambino dovrebbe mai patire ciò che i bambini siriani stanno subendo adesso, e meno che mai per mano del loro stesso governo, del loro stesso esercito e dei loro stessi vicini.
—Farhan Haq, Portavoce Associato per il Segretario Generale delle Nazioni Unite.
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