A voler essere cattivi, bisognerà veramente scavare a lungo e per diverse centinaia di metri. Perché, dopo l’uscita di questa traccia, un buon numero di mc e producer italiani saranno finiti sepolti da tonnellate di terra, sassi, detriti e bruciante consapevolezza della propria inferiorità.
Se fossimo davvero fortunati, basterebbero queste rime per mettere a tacere quei chili di vanità con la quale tre quarti della scena condiscono le proprie scorte di Instagram stories. Ma fortunati non siamo, e tutto continuerà esattamente come prima.
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Un gran peccato, perché questa bella combo di Ensi al mic e Gemitaiz a p
rodurre—a produrre davvero molto, molto bene—ha tirato fuori una traccia che per molti versi, oggi come oggi, è qualcosa più che inattesa. Troppe le vibe old school, troppa la voglia di fare rap e lasciare fuori tutto il resto, troppa la fotta di riscoprire un suono che è bellissimo poter definire “new classic”.
“Qua nessuno mi assomiglia, faccio genere Ensi”, dice chiaro e tondo, e nel dirlo si sente facilmente quanto una traccia del genere sia il frutto di uno scavo di qualche milioni di dischi, usati come materiale da costruzione per una base e un approccio meraviglia. Roba che in suono e attitudine sarebbe potuta uscire da DJ Premier, se possiamo dire una blasfemia con il gusto e la voglia di dirla.
E appunto: “Suono new classic e lascio in cenere gli MCs”. O ancora: “Mi scrollo la minchia con questi gossip del rap / Chiamami solo se si riuniscono i Dogo o i Co’Sang / E lascia a me questa rap shit (Ah), forse è meglio che smetti”. E se anche voi avete ascoltato tutto il weekend questo pezzo e non vedete l’ora di potervi sparare il resto, cercate di passare l’attesa guardandovi queste foto di Andrea Barchi dal backstage del video.









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