Noi esseri umani tendiamo spesso a pensare di essere praticamente perfetti. Abbiamo il controllo sul mondo intero, produciamo una quantità di cibo impensabile per il passato, siamo in grado di avere la meglio su ogni specie di pianta e animale (tanto da arrivare a estinguerle), e possiamo imbrigliare il potere del più piccolo degli atomi così come quello del sole. Ed è grazie ai nostri progressi in campo tecnologico—un caso su tutti, la Rivoluzione Agricola—che siamo riusciti a sviluppare al massimo le capacità del nostro debole corpicino. Tutto questo ha portato alcuni a sostenere che l’uomo abbia cessato di evolversi nel senso inteso da Darwin.
Nell’era dei computer, l’idea che gli esseri umani si siano estraniati dalla più elementare delle leggi della natura ha riscosso un certo successo. Se si scava un poco più a fondo, però, non è difficile scoprire che le cose non stanno così. Al contrario, gli uomini, come tutti gli altri esseri viventi, continuano a evolversi per meglio adattarsi all’ambiente esterno e diventare più compatibili.
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Una ricerca pubblicata su IPNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States) ha studiato i registri parrocchiali riguardanti un campione di 6.000 persone nate in Finlandia tra il 1760 e il 1849, nel periodo di introduzione di nuovi e relativamente avanzati metodi di coltura. Al di là del suo tradizionale interesse nei confronti della genealogia, la Finlandia è stata scelta per gli scarsi flussi migratori che caratterizzano il periodo preso in esame, quello in cui il più basilari dilemma evolutivo–la necessità di procurarsi il cibo–ha trovato soluzioni maggiormente efficaci rispetto al passato.
Proprio questo cambiamento nelle pratiche di approvvigionamento, da quel momento molto meno complicate rispetto al passato, ha inciso sulle dinamiche della selezione naturale. Perché diventare sempre più veloci, forti ed efficienti se non avevamo più bisogno di cacciare noi stessi il cibo? Questa domanda, insieme alla convinzione che l’evoluzione sia qualcosa avvenuta tantissimo tempo fa, con l’uomo di Neanderthal, è alla base dell’idea per cui l’uomo avrebbe smesso di evolversi.
Si tratta però di un’idea sbagliata. Come provato dallo studio, pur avendo cibo e medicine in abbondanza, il genere umano si sta ancora evolvendo, e tutto per merito del sesso.
“Dimostriamo che il progresso non ha messo in discussione il fatto che la nostra specie continui a evolversi, proprio come tutte le altre” spiega il dottor Virpi Lummaa, capo del team di ricerca della University of Sheffield. “È un errore comune quello di ritenere che l’evoluzione sia avvenuta solo in un passato lontanissimo e che per capire di più sulla specie umana dobbiamo per forza guardare ai primitivi che vivevano di caccia e raccolta.”
Secondo la teoria darwiniana, la selezione naturale si basa sulle diverse capacità degli individui di sopravvivere in un dato ambiente. Gli individui più adatti sono quelli che hanno maggiori facilità di riprodursi, trasmettendo così all’intera specie le loro caratteristiche. I ricercatori hanno verificato questo processo concentrandosi sui dati relativi all’età riproduttiva, alla capacità di trovare un partner e alla fertilità. Dal momento che l’uomo si riproduce per via sessuale, i nostri geni continuano a mischiarsi. Certe combinazioni sono migliori di altre per le attuali condizioni in cui viviamo, in particolare quanto alla resistenza alle malattie e la capacità di apprendimento.
“Abbiamo messo in luce come alcune popolazioni recenti siano state, e con ogni probabilità continuino ad essere, oggetto di una forte selezione. Sia la selezione naturale che quella sessuale continuano ad agire sul genere umano,” continua il dottor Lummaa. “A parte esigenze particolari, i fattori che rendono alcuni individui più inclini alla sopravvivenza, o al trovare un partner e riprodursi, sono cambiati nel corso dei millenni e si sono differenziati a seconda delle popolazioni.”
Come accade nell’intero regno animale, la selezione per via sessuale mostra dinamiche differenti su uomini e donne.
“I caratteri che determinano la capacità di trovare un partner si evolvono più rapidamente nell’uomo che nella donna” spiega il dottor Alexandre Courtiol della Wissenschaftskolleg zu Berlin. “Questo perché l’usanza di avere rapporti con diversi partner ha aumentato la capacità riproduttiva soprattutto nell’uomo. È abbastanza sorprendente, però, come questo tipo di selezione abbia influenzato le persone più ricche e quelle più povere allo stesso modo.”
Proprio quest’ultimo punto, per cui ricchi e poveri subiscono l’evoluzione nelle medesime modalità, è un ulteriore colpo all’idea di superiorità dell’uomo nei confronti della natura. Se ciò fosse vero, i ricchi—che generalmente hanno maggiore accesso alle risorse—sarebbero meno soggetti alla selezione naturale (un uomo ricco con geni negativi non dovrebbe comunque avere alcun problema a trovare una partner o qualsiasi altra cosa.) Ma i ricercatori sostengono che non sia così.
Qual è quindi il verdetto? Da un punto di vista biologico, lo studio sostiene che il sesso porti avanti l’evoluzione mischiando i geni dei vari organismi. Ma, cosa forse ancora più importante, la ricerca dà conto di un numero indefinito di forze che intervengono sula nostra evoluzione al di là della necessità di cibo e protezione a cui si fa comunemente riferimento. In poche parole, nonostante il nostro enorme ego, non siamo ancora riusciti a renderci autonomi dalla natura.
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