James Franco dà una mega festa

Questo post appartiene alla nostra serie sul meglio del catalogo SKY Online.

Cosa dire di un film che contiene Rihanna che cade in un crepaccio o Michael Cera infilzato da un palo che non sia già stato detto della pace nel mondo e della fine delle carestie?

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La storia è piuttosto semplice: c’è una festa a casa di James Franco a Los Angeles che raccoglie famosi di ogni genere, da Jonah Hill a Seth Rogen (che insieme a Evan Goldberg è anche il regista del film) a Emma Watson a Danny McBride. La festa infatti procede meravigliosamente fra pacche sul culo, gran canne e cantate collettive finché fuori non scoppia improvvisamente l’Apocalisse. Non intesa come metafora, scoppia proprio l’Apocalisse in senso biblico, con l’ascensione dei giusti al paradiso e la dannazione e la rovina di tutti gli altri. A questo punto, barricati nella villa di Franco, i sopravvissuti dovranno rassegnarsi al fatto che non sono stati chiamati e fare del loro meglio per guadagnarsi la grazia.

Ora, non c’è esattamente bisogno che mi dilunghi su quanto faccia continuamente e disperatamente ridere questo film, perché ha già lo status universalmente riconosciuto di commedia più interessante dello scorso anno. Per gli amanti dei pedigree sarà bene sapere che è il debutto registico del duo di sceneggiatori che ha scritto Superbad, che Seth Rogen quando ha del tempo libero è una persona di grande classe e un fine pedagogo, e che tutti gli attori principali del film provengono dalla galassia Judd Apatow (Questi sono i 40, Strafumati, 40 anni vergine etc etc)

Tutti i personaggi interpretano versioni caricaturali e decadenti di se stessi, versioni che amano mettersi atrocemente in imbarazzo. Quel tipo di satira, insomma, che per farla capire a un comico italiano devi necessariamente infilare fra un peto di Boldi e una riflessione dolceamara di Pieraccioni.

Non che in Facciamola Finita ci si muova su registri complessi o cervellotici, ma si vede tutta la formazione fuori di testa di Rogen, da scrittore di Da Ali G Show, a stand up comedian a fumatore d’erba terminale—inoltre l’erba gioca un ruolo importantissimo nell’economia del film in un modo né drammatico né banale e per questo noi gliene saremo sempre grati.

Un’altra cosa che non viene trattata in modo banale è il rapporto d’amicizia che lega i personaggi, probabilmente perché lega in primis anche le persone che li hanno interpretati. Più o meno in tutte le interviste Rogen e Goldberg sottolineano come non sarebbe stato possibile girare questo film se non tra amici e si percepisce chiaramente che si è lavorato molto fuori dalla sceneggiatura, che si è improvvisato parecchio e probabilmente sono scoppiate diverse teste dalle risate durante la lavorazione.

C’è una cura evidente anche a livello visivo. Ad esempio non c’è traccia del tipico smarmellare delle commedie convenzionali dove letteralmente ogni-cosa-è-illuminata, ma si respira molto di più un’atmosfera da horror, a tratti decisamente cupa; una fotografia che dà a tutto il film un’aria strana e spiazzante, il che nei film comici è più o meno una rarità. 

Onestamente però spero che il film non abbia un’enorme diffusione da queste parti: non vorrei si corresse il gravissimo rischio che ci si accorga anche in Italia che si può fare dell’intrattenimento commerciale che non sia vergognoso e che abbia persino qualcosa di—attenzione, sto per dirlo—intelligente. 

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