Il festival del grasso

La prima cosa che dovete sapere riguardo al “Festival del Grasso” è dove si tiene: Evansville, Indiana, in altre parole la città più grassa d’America, almeno stando alla statistica Gallup 2011. Questa piccola città del centro-ovest nascosta in una crepa del fiume Ohio, al confine tra Kentucky e Illinois, conta 120.000 abitanti (terza in Indiana) e ha un tasso di obesità del 37,8 percento. Ben al di sopra del tasso di obesità nazionale che è del 26,6 percento. Evansville vince il premio di città più obesa del Paese più obeso della Terra, che probabilmente è il pianeta più obeso dell’intera galassia. Essendo io un ragazzo statisticamente obeso di Evansville, sono stato particolarmente entusiasta di venire a conoscenza della nostra fama, soprattutto con l’avvicinarsi della noventesima edizione del Festival, specchio epocale di ogni tipo di crudeltà culinaria

Il Festival d’autunno è stato definito “la più grande fiera all’aperto dopo il Mardi Gras”. Più che al sesso e alle sregolatezza, l’evento è dedicato alle fritture. Ogni anno circa 150 locali no profits, per lo più chiese e club scolastici, vi aprono svariati stand in concessione. I camion arrivano da Franklin Street, una delle poche strade svincolata da parcheggi aziendali e strade di accesso. Nella prima settimana di ottobre, quattro isolati si trasformano nell’epicentro mondiale della cultura del grasso, a celebrazione del nostro patrimonio culturale con innovazioni culinarie locali, come pollo fritto e pancetta, formaggio fritto e Kool Aid fritti.

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Non andavo al Festival d’autunno da 3 anni, ma le mie ghiandole salivari stavano già scorrendo a fiotti dopo la visione della Munchie Map. Come ogni grande opera letteraria, la mappa del Fall Festival offre sempre qualcosa di nuovo. Al vostro primo giro noterete immediatamente un mucchio di evidenti assurdità: succo di jalapeno ghiacciato, brownie al bacon e denti di leone fritti, per cominciare. Al secondo passaggio vi accorgerete della lunga lista di “fritti”. Volete farvi un’idea? Pasta di biscotto fritta, crostate alla frutta fritte e sottaceti fritti—anche sa dirla tutta, non c’è poi molta differenza. Più tardi noterete merdate che non hanno alcun senso, tipo mini panini arrostiti, cacca di piccione e maiali stampati su bastoncino.

Abbiamo iniziato al Corner Bar buttando giù pinte di Slim Jims a 3 dollari l’uno. (Evansville sarà anche grassa, ma è uno dei posti più economici degli USA.) Il mio amico Mike ha tirato fuori il telefono e ha letto ad alta voce la descrizione del Festival sul notiziario locale.

“Abbiamo alligatori disidratati, pasticcini arabi cotti al forno, corn dogs, pronto pups, nugget di pescegatto, pronto pups al forno, carne di cervo piccante, brownie al bacon, costolette di carne gumbo, jalapenos con pancetta, meat wad infernos, sandwich di canguro, uva ricoperta di cioccolato, gelato al chili habareno, funnel cake, nachos, nachos con tacchino e salsa barbecue, nachos con salsa barbecue grippos…” Ahh, i grippachos. Per i profani, i grippos sono un alimento essenziale della cultura di Evansville. Si tratta di uno snack di Cincinnati a base di patatine in salsa barbecue (miscela speciale), talmente saturo di acidi grassi geneticamente modificati e di pepe di Caienna da stendere un porcellino d’india. Si trovano in formato 700 grammi, ideale per gli incontri di gruppo aka abbuffate nervoso-convulsive. In questo caso vengono usate come condimento per le tortillas con formaggio fuso e salsa barbecue, da cui il nome: barbecue grippachos.

Dato che siamo del luogo, ignoriamo la guida e ci soffermiamo sulla prima cosa che cattura la nostra attenzione: una chiesa metodista che vende Pronto Pups. Si tratta di corn dog fatti a mano, con una pastella scura, più croccante. I Pronto Pups sono probabilmente la pietanza più popolare al Festival d’autunno, ci sono più di una dozzina di posti che li vendono, in diversi formati e lunghezze.

Durante le ore di punta è difficile dire chi è in fila, chi sta oziando o chi attende di procedere verso il flusso nervoso di vecchi e affamati. Ci sono un sacco di famiglie “taglie forti” confuse dal ben di dio a disposizione. Quando la folla si accumula, c’è davvero un bel vedere: nonne paffute che danno da mangiare patatine fritte e formaggio ai loro bambinoni; fratelloni che lottano per l’ultimo nachos; un bella ragazza che si svuota dritto in gola i resti del suo tacos da passeggio (patatine fritte di mais e chili in un sacchetto). People of Walmart non è niente in confrontoal Festival d’autunno.

La tappa successiva è l’Art Club della University of Southern Indiana per la pannocchia fritta, dove un gruppo di signore vestite con sbiadite magliette di Minnie Mouse si organizzano la cena da portarsi a casa. Il giovane cassiere si affretta ad avvolgere le pannocchie in un sacchetto di carta, mentre una di loro tira fuori sette euro dal portafogli. “Me le puoi condire?” gli chiede, anche se due delle otto pannocchie sono già pronte e impacchettate. Mentre chiede i condimenti, gira la testa, sbuffa e rovescia un miscuglio di tre tipi diversi di sale in un tovagliolo, dando vita a una mini saliera. Evansville è uno dei pochi luoghi in cui una donna si intasca tovaglioli e sacchettini di sale come un drogato senza che nessun batta ciglio. Ho ordinato anche io una pannocchia, senza sale. Pensate a una delle più pannocchie più succose che abbiate mai addentato, raddoppiatela e aggiungeteci un panetto di burro. Deliziosa. La tappa successiva sono le barrette di cioccolato fritte, per l’esattezza due pacchi di barrette, inzuppate in salsa al cioccolato e trafitte da stuzzicadenti. Mentre le rosicchio, una donna dai capelli lunghi grigi e con indosso una logora maglietta della University of Kentucky mi si avvicina chiedenomi un mio giudizio. Poi mi mostra la maxi coscia di pollo che ha appena comprato.

A quel punto, avevo bisogno di un attimo di respiro. Ci siamo allontanti dal caldo e dall’aria grassa che si respirava nella via principale dirigendoci verso l’area a scopo di lucro. Una zona piena di giostre e giochi di abilità. Dai grandi classici come lo Starship 2000 a una giostra volante in cui un Pitbull viene fatto roteare talmente in fretta da sconfiggere la forza di gravità. L’anello di fuoco, un ottovolante dove stai sempre a testa in giù; e, meno estremo nella sezione-bambini, un camion con una pompa di benzina tipo braccio rotante infuocato guidato da un tizio inquietante con occhiali da sole. Ma devo dirlo, non mi hanno convinto, anche se è stata dura non fermarsi alle macchinette dove inserendo qualche quartino si possono vincere uno o due dollari. Alla fine abbiamo scelto la Rat Roulette.

La Rat Roulette è proprio come te la immagini. I giocatori piazzano le loro scommesse su un numero che va da 1 a 3 o da 97 a 100. Poi un piccolo ratto tenuto in una scatoletta di latta viene liberato, dandosela a gambe in direzione del buco più vicino sulla ruota. Se il topo prende il tuo numero vinci un Puffo peluche. Abbiamo perso 75 cent, l’equivalente di un Pronto Pup. Mentre andavamo via abbiamo notato una ragazza che faceva una smorfia di dolore ogni volta che il ratto cadeva fuori dalla scatola e scorazzava in preda al panico in cerca di rifiugio—non preoccupatevi, il tizio incaricato di curare la gabbia ci ha assicurato che i ratti vengono cambiati ogni 4 o 5 ore. Dopo li friggono e se li mangiano. Scherzo. Forse.

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