Addio Giuseppe Conte, e grazie per tutte le battute sul CV

Stamattina mi sono svegliato e il mio primo pensiero è andato a Giuseppe Conte. Giuseppe Conte, con la sua cravatta a pois e il sorriso contratto e gli occhi leggermente arrossati per la stanchezza fissi sull’orizzonte nelle foto ufficiali. Giuseppe Conte, che si prende una pizza sulla strada di casa tra una riunione e l’altra per far partire il governo del cambiamento. Giuseppe Conte, devoto a Padre Pio, nemico della burocrazia, che è passato per la New York University (in biblioteca) e l’International Kulturinstitut di Vienna (per un corso di tedesco), il primo Presidente del Consiglio incaricato a non avere manco una pagina di Wikipedia, il primo Presidente del Consiglio incaricato che è rimasto tale per meno di una settimana riuscendo comunque a dar vita a meme e finire sui giornali stranieri per il suo CV.

Dov’è Giuseppe Conte in questo momento? Che sta facendo? Non ne ho idea. È tornato nell’Interzona in cui viveva fino a dieci giorni fa e di lui oggi non ci restano che i profili social abbandonati, creati apposta per lui, a cui avevano già dato la spunta blu del verificato. “Giurista e Avvocato. Professore ordinario di diritto privato. Presidente del consiglio incaricato dal Presidente della Repubblica” recitava fino a poco fa la sua bio su Twitter, il suo epitaffio.

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Su Facebook Giuseppe Conte è (o dovrei forse dire era?) @GiuseppeConte64, come i calciatori che mettono nome cognome e numero di maglia o come i tamarri che si presentano a The Club con nome cognome e anno di nascita. I suoi post più importanti: una foto profilo con cravatta viola a pois azzurri e rossi; un’altra, più presidenziale ma in cui non rinuncia alla cravatta a pois; due dirette Facebook dal Quirinale in cui per la maggior parte del tempo l’immagine è ferma su due corazzieri davanti a una porta; uno status (il suo unico status!) in cui dice che gli ha telefonato Macron.

Che ne sarà, domani, di questi post? Diventeranno dei musei a cielo aperto degli eventi di questa settimana, di quel che avrebbe potuto succedere e non è successo? E il social media manager di Giuseppe Conte? Che ne sarà di lui, che già si vedeva a fare la comunicazione social del nuovo governo e invece ha lavorato tipo tre giorni?

In questo momento ha restituito gli accessi e si è congedato dopo una stretta di mano, dopo aver detto che è comunque felice dell’opportunità che ha avuto, e tra poco passerà in amministrazione a sistemare gli aspetti tecnici del suo contratto e poi aggiornerà il cv: “Social Media Manager @ Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana – 21/5/2018-28/5/2018.” Ma nel portfolio non potrà mettere altro che questo tweet, il secondo e ultimo che ha fatto, datato 25 maggio: con Salvini e Di Maio da un lato del tavolo e Conte dall’altro nei panni di uno di quegli adolescenti romani col motorino e i problemi di cuore che si vedono nei film e fanno la maturità impappinandosi per l’ansia.

E che ne sarà dei meme su Giuseppe Conte, delle battute sul fatto che ha i capelli sporchi, delle decine di pagine Facebook a nome “Giuseppe Conte” che hanno provato a capitalizzare like sulla sua nomina come quando muore un personaggio famoso, del finto profilo Twitter creato subito per scherzo e che un sacco di grillini avevano perso per vero? Ormai il titolista di Agorà aveva già fatto diecimila sottopancia di giochi di parole sul suo cognome. E invece probabilmente da domani il suo profilo Facebook si metterà a spammare vellutate di zucca come le vecchie pagine clickbait grilline, così, come se fosse la cosa più normale del mondo.

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