Questo weekend a Philadelphia si è svolto il festival This Is Hardcore, quattro giorni di viulenza che vedevano come headliner Turning Point, Youth Of Today, Integrity e Gorilla Biscuits. Bastano questi quattro nomi per far capire che non si tratta di un festival particolarmente incentrato sulla diversità. Osserviamo per un attimo le foto delle band:




Quattro ritratti di “sani maschi bianchi americani”, anche con una certa aria da “bravi ragazzi”, a parte gli Integrity. Ma tralasciando questi ultimi per un attimo, nel caso degli altri tre si tratta di pilastri della seconda ondata hardcore straight edge americana, band formate nella seconda metà degli anni Ottanta, quando la segregazione all’interno della comunità punk e hardcore era molto più forte rispetto a oggi. Fatto sta che sono tutti maschi e bianchi provenienti dalla costa Nord Est degli Stati Uniti (anche in questo caso, a parte gli Integrity che vengono da Cleveland). Diversificare la lineup non è certamente in cima alle priorità del festival.
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Dopo averci già suonato nel 2012, i Gorilla Biscuits del cantante Anthony Civarelli sono tornati al This Is Hardcore e si è trattato di un evento epocale. Ma quando si tratta di hardcore, straight edge e band leggendarie che tornano a suonare, e viste le premesse, la controversia è dietro l’angolo. A un certo punto arriva il momento di suonare “Degradation”, un pezzo che parla molto esplicitamente del fatto che i razzisti non sono benvenuti ai loro concerti e che contiene l’epico stacco (che se lo senti una volta nella vita è fatta, non lo dimentichi più) “Don’t fool yourself cause you don’t fool me. It’s not just blacks you hate, it’s everyone you see. Rich, poor, young and old, whoever’s in your way. What a boring life, hating every day“, seguito da uno dei cori più potenti dell’epoca: YOU’VE GOT NOTHING BUT HATRED!
Nell’introdurre il pezzo Civ si lancia in un goffo discorso sulla fratellanza che fa più o meno così: “Nel 2016 la gente deve ancora indossare magliette con scritto Black Lives Matter. Ma dai? Marroni, bianchi, gialli, neri… tutti contiamo, cazzo. Ognuno di voi è importante. Non lasciatevi influenzare dai media, dalle scuole, dalle istituzioni. Siete una famiglia unica, un unico popolo”.
Che dio ti benedica, Civ, sono sicuro che tu non hai la più pallida idea di che cosa hai fatto. Non sei informato sui movimenti moderni, né, figuriamoci, sulle hashtag che li rappresentano. E così credevi di dire una bella cosa, e invece la gente ha sentito il terribile motto destroide americano #AllLivesMatter, usato in opposizione a #BlackLivesMatter su Twitter da gente che pensa non ci sia nulla di male se la polizia spara agli innocenti. Hai pestato una merda, Civ.
Per tutto il finesettimana la twittersfera è stata invasa da gente che li criticava, che cercava di vendere le magliette e che provava a far partire quel fantastico circo che si crea attorno a un personaggio pubblico che dice qualcosa di sbagliato. Ma non è andata poi così male.
Cercando “Gorilla Biscuits” su Twitter oggi, i messaggi di insulti sono superati da quelli che dicono “ma dai, siete scemi, Civ non è razzista, è solo vecchio e non sa cos’è Twitter”. Certo, il problema della consapevolezza rimane, perché dal palco di un festival principalmente frequentato da bianchi, con headliner al cento percento maschi bianchi, parlare di uguaglianza in questi termini semplicistici è un segno di razzismo endemico, quello di cui noi tutti siamo responsabili per il semplice fatto che rappresentiamo la classe dominante all’interno di una società fondata sull’ingiustizia. Ma, proprio in virtù di ciò, forse il pubblico del TIHC farebbe meglio a non giudicare gli altri prima di aver analizzato se stesso e il ruolo che gioca nel conflitto sociale in atto. In conclusione, potete tenervi stretta la vostra felpa con lo scimmione, per il momento. Almeno finché qualcuno non farà un’ulteriore dichiarazione che rovini di nuovo tutto.
Anche Giacomo combatte il razzismo su Twitter: @generic_giacomo.
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