Música

Grandma Lo-Fi, la nonna preferita di Bjork

A settant’anni uno di solito tira fuori le passioni più nascoste: giocare a golf, massaggiare alberelli bonsai, trascrivere i propri diari segreti pieni di porcate o diventare un supersayan del bridge.

Invece qualcuno la pensa diversamente: la signora Sigridur Nielsdottir è nata prima della Seconda Guerra Mondiale, ma questo non le ha impedito di iniziare a far musica nel 2001, diventando una figura di culto in Islanda con lo pseudonimo di Grandma Lo-Fi.

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Una che ha bazzicato la musica da sempre e a un certo punto prende la situazione in mano e si crea un assetto unico con due tastierine tenere, beat un po’ polka saltata e field recordings davvero niente male. La ragazza ha tirato fuori un casino di album (59 in totale, mica cazzi). La signora ha guadagnato un casino di fan, tra cui la più importante da avere, se sei un islandese: Björk in persona. La storia si conclude in maniera agrodolce, visto che grandma Lo-Fi a un certo punto ha deciso di smettere di far musica, perché credeva che il mondo fosse stufo dei suoi suoni. Una decisione così coraggiosa: molti musicisti mummificati vivono ancora degli onori del passato e non hanno la minima intenzione di compiere un atto di umiltà di questo genere.

Sigridur se n’è andata nel 2011, ad ottantuno anni, ma prima di morire una sua super fan, Kristín Björk Kristjánsdóttir, che ha pure formato la cover band di Grandma Lo-Fi, ha assemblato un documentario (acquistabile su Vimeo) che è tenero come i filmini della tua famiglia di quando avevi due o tre anni e ancora c’era il super8.

Ho parlato con Kristín chiedendole di raccontarmi come fosse Grandma Lo Fi e quali fossero i suoi trucchi audio, oltre che del suo rapporto con Bjork.

Noisey: Per chi non conoscesse Grandma Lo-Fi, mi potresti raccontare un po’ della sua vita?
Kristín: Era una donna piena di fascino, simpaticissima e molto intelligente. A settant’anni ha iniziato a far musica. Ha registrato 59 CD in 6 anni di attività. Aveva un sacco di entusiasmo ed esplorava il mondo intorno a lei, sempre alla ricerca di suoni che potessero star bene nelle sue canzoni, in modo completamente fresco e staccato dai meccanismi dell’industria musicale. Era davvero un’artista indipendente.

Come descriveresti la sua musica?
Giocosa, fantasiosa, un elisir di pop bizzarro. Suonava su una pianolina casio e ne sfruttava tutto il potenziale: i ritmi bossa nova, samba, le ballate. Cantava in modo molto infantile, sincero, cantava canzoni piene di sentimento per i suoi cari, e ci metteva un sacco di field recordings. Tipo i suoi animaletti domestici, lei li registrava e li metteva a ritmo. Le sue tracce sono tutte ironiche. Grandma Lo-Fi si divertiva tantissimo e raccontava grandi storie.

Come mai ha iniziato a suonare a settant’anni?
Le sue figlie le hanno regalato una pianola e un registratore per il suo compleanno.

59 album è davvero tantissimo. Come faceva ad essere così produttiva?
Suonare la rendeva felice, è rinata quando ha iniziato a suonare. La sua vita fino ad allora era stata solitaria e tranquilla, ma grazie alla musica ha creato un ponte tra lei e il mondo, si è fatta nuovi amici e si è fatta conoscere da un sacco di persone, da tutto il mondo, in molti andavano a trovarla per stare un po’ con lei.

E tu come hai scoperto la sua musica?
A Reykjavik è diventata una figura di culto. Questa signora anziana che era una fonte inesauribile di canzoni fantastiche, tutte fatte in casa, con le cover dei suoi album che erano i suoi coloratissimi disegni. Era impossibile non rimanere ammaliati e non essere curiosi di conoscerla di persona.

Che trucchi usava in fase compositiva?
Le piaceva un casino l’idea di far musica con il suono dell’alluminio, non hai idea di quanto le piacesse. La sua allegria era contagiosa!

Posso immaginare. Quindi ha iniziato a registrare musica per le sue figlie, come è successo poi che altra gente se ne interessasse?
Una ragazza che lavorava a un negozio di dischi le ha chiesto come mai continuasse a comprare cassette vergini. L’ha aiutata a fare i suoi primi CD e ha iniziato a metterli in vendita nel suo negozio. Sorprendentemente, le vendite andavano davvero alla grande.

Che ne pensava lei del suo successo?
Era incredula e felicissima, ma non è mai diventata piena di sé, è sempre stata molto umile.

Ho sentito che una famosa cantante islandese era una sua superfan…
Björk ha tutti i suoi CD. Forse una delle pochissime persone che ha l’intera discografia.

Si sono mai incontrate?
No, non credo proprio. Sigridur non ascoltava molta musica, non guardava la TV, non leggeva i giornali. Sapeva chi fosse Björk ma non molto di più.

Ha mai fatto un concerto?
No, nemmeno uno. Era troppo timida. Ecco perché ho formato una tribute band con cui porto in giro i suoi pezzi.

Come ti è venuto in mente di fare un documentario su di lei?
L’abbiamo invitata un giorno per bersi una cioccolata calda con noi, la sua tribute band (The Sigridur Nielsdottir Experience). Volevamo incontrarla di persona e capire come facesse a creare quelle melodie. E da lì siamo finiti a fare un film su di lei, ci sono voluti otto anni.

Come ha reagito quando ha saputo di avere una tribute band? Come ha preso l’idea del documentario?
Mi ha detto che se io e i miei amici volevamo suonare le sue canzoni l’avremmo fatta solo felice, e per quanto riguarda il film l’idea la divertiva un sacco.

Qual è il ricordo più bello che hai di lei?
Forse i momenti in cui facevamo i sample insieme, nella sua cucina. Poi quei suoni li ho trasposti nel live, è stato incredibile immergersi nel suo mondo sonoro.

Che ne pensi del suo greatest hits?
È la collezione di pezzi che abbiamo usato. Il Greatest Hits of Grandma Lo-fi è un CD allegato al DVD del nostro documentario. Noi tre che abbiamo fatto il film abbiamo selezionato le canzoni con molta passione, ce n’erano più di 700 tra cui scegliere.

Grazie mille, Kristin!

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