Foto di Tim Barber
Avete presente il DJ? Quello che suona dischi nei locali o a stupide feste di lancio di gallerie d’arte in cambio di soldi? Sapete cos’è in realtà “fare il DJ”? È la più grossa presa per il culo della storia. Quelli che si spacciano per DJ si riempiono le tasche come nessun altro, e tutto grazie al fatto che sono riusciti a convincere PR e proprietari di locali di avere un dono divino, un talento speciale. Tutte balle. Un contadino settantenne con dieci dita rotte sa stare alla consolle tanto quanto una qualsiasi modella francese alla festa di lancio per l’ultima campagna pubblicitaria dei miei coglioni. Lo giuro.
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E quei tipi che stanno due ore a fare scic-scic con il polso su dischi pieni di pezzetti di scotch? Quelli non sono mica DJ! Non so neanche come chiamarli. Forse nerd?! Anni fa si facevano chiamare “turntablist”, ma dopo un po’ si sono resi conto che era un termine troppo stupido. E poi per essere DJ deve esserci qualcuno che vi stia ad ascoltare, e se insistete a chiamarla una professione e non un hobby vuol dire che ricevete anche dei soldi in cambio. Francamente non mi viene in mente nessun festaiolo che abbia voglia di ascoltarsi un’ora di scratching sperimentale su una traccia B-Side di un singolo di break giapponese.
Sono anni ormai che arrotondo facendo la DJ, e riesco a malapena a grattarmi la schiena—figuriamoci scratchare. Tutto ciò che vi serve è un masterizzatore, del materiale da riprodurre, e un gusto musicale quantomeno decente. Lasciate che vi racconti tutti i segreti del “mestiere”:
TECNICA
FLOW: L’unica cosa che valga vagamente la pena imparare è il flow. Avete mai fatto una cassetta per la vostra dolce metà? Se sì, allora sapete già cos’è il flow. Si tratta della capacità di mantenere una dinamica. Una volta, a una festa, c’era un DJ che continuava ad alternare un pezzo hip-hop ballabile a uno di rock lento, prima uno poi l’altro… è andato avanti così per un’ora! Ci alzavamo tutti a ballare, poi ci sedevamo a bere, poi ci alzavamo a ballare, e alla fine siamo rimasti seduti a lanciargli occhiatacce. Era l’opposto del flow. E dire che per padroneggiarlo basta essere poco più che deficienti persi.
Se volete passare da un genere all’altro non preoccupatevi: invece di saltare nel vuoto cosmico tra due pezzi, non dovete far altro che costruire tanti piccoli ponticelli. Facciamo un esempio, seguiamo la progressione dall’hip-hop al punk: canzone rap, poi Prince. Poi magari gli ESG. Poi The Slits—ed eccoci! Siamo al punk, e in men che non si dica.
MCD: Il pubblico. La sigla sta per Minimo Comun Denominatore. Se state mettendo dischi per una folla di cocainomani e ubriaconi, dovreste sapere che uno stronzetto che fa il figo suonando musica a loro sconosciuta è l’ultima cosa di cui hanno bisogno. Diamine, se siete ubriachi a una festa, cosa preferireste ascoltare: soft rock o un pezzo acid house da trance? (Astenersi nerd).
Tempo fa passavo week-end interi a cercare pezzi particolari, cosa che se li avessi ascoltati a casa da sola sarei impazzita dall’eccitazione. E indovinate un po’? Non fregava nulla a nessuno delle mie rarità. Ora ho imparato e vado sul sicuro, suonando musica che mi piaceva quando avevo 16 anni, e sono ambita da tutti. Se non sapete che fare, andate sul nostalgico. Funziona sempre.
CUE: È qui che si applica il flow. Avete due lati, right e left. Quando qualcosa sta girando a destra pensate a cosa starebbe bene dopo, a sinistra. L’avete trovata? Bene, scegliete la parte che preferite e schiacciate “CUE”. Quando la canzone a destra sta per finire, spostate il cosino luccicante sul mixer in mezzo ai piatti verso sinistra. A meno di metà del tragitto, premete “Play”, e via col pezzo di sinistra. Ecco fatto, ora siete dei DJ. Non vi viene da dire “Tutto qui?!”?
VANTAGGI
FILA: Il vantaggio che mi godo di più è saltare la coda, andare dritta alla porta e fare “Ciao, sono la DJ” con nonchalance. Mi piace andare alle feste vestita malissimo. Più il locale è chic, peggio mi concio. Così posso passare di fianco a tutti gli snob che a scuola mi guardavano dall’alto in basso ed entrare prima di loro, con tutti i miei bruttissimi vestiti addosso.
SOLDI: A seconda della reputazione di cui si gode, fare il Dj per una sera può voler dire portarsi a casa qualche free drink fino a soldi osceni che vi faranno odiare il capitalismo. Ho sentito dire che Paul Sevigny ha preso 15,000 fottutissimi dollari per suonare all’apertura del Sundance Film Festival. Spero solo si tratti di una leggenda metropolitana. La maggior parte dei miei amici fa più o meno 100 dollari a botta, e se ne fanno duecento son troppo felici. Le gallerie pagano di più, tipo 300 dollari. Ricordate: fatevi pagare sempre in contanti e al momento. Entro 12 ore tutti i soldi dei gestori di locali svaniscono nel nulla.
COMPLIMENTI: Una delle cose migliori di questo “lavoro” è quando suonate un gran pezzo e la gente viene sotto la consolle mentre balla e sorridendo dice: “Adoro questa canzone! Spaccaaaa!” Il sentimento d’orgoglio è tale quale foste gli inventori del pezzo. Ho scaricato “Youth Gone Wild”, ci sto troppo dentro.
ATTREZZATURA
PUNTINE: Quei cosi tutti aerodinamici da 300 dollari sono la seconda presa per il culo più grande nel mondo dei DJ, dopo questa strana convinzione che fare il DJ sia difficile. Le puntine sono tutte uguali e vanno bene tutte, comprate quelle che costano meno. Tanto non siete mica Jeff Mills.
MIXER: Esiste una quantità infinita di marche e modelli, ma chi se ne frega. I mixer sono come uno stereo. Una volta ho suonato a una festa di lesbiche ed è finita con la sottoscritta che dava lezioni di DJ a una folla di incantate ascoltatrici. Peccato che a spiegargli tutti mi ci siano voluti poco più di cinque minuti. Dopodiché, era tutto un coro di “Ooooh” e “Nient’altro? Ma che cavolo”. Ok, ci sono dei trucchetti carini da fare. Se sta girando una traccia hip-hop, per esempio, è bello togliere i toni bassi durante il secondo verso e poi farli tornare, amplificati (ma non troppo) per il ritornello. Fa impazzire tutti. Altrimenti, potete anche mandare tutti a quel paese, mettere le varie leve e levette a metà e leggervi un libro.
GALATEO
ERRORI: Qualche sbaglio ci sta, e prima o poi ne farete. Il disco salta. Oppure vi distraete a parlare con quel tipo carino finendo per far suonare due pezzi in fila dallo stesso cd. Non preoccupatevi, sono tutti troppo fatti perché gliene freghi qualcosa. Anche voi dovreste fregarvene. Cogliete l’opportunità e fate un annuncio. Normalmente urlo cose tipo: “Rock and roooooooll!” oppure “Mi scappa la pipì!”
RICHIESTE: Cercate di non piangere se vi chiedono Missy Elliot per l’ennesima volta. O “Hey Ya!”. O “Milkshake”. O Cher, mentre state suonando i Minor Threat. O se vi chiedono roba “hip-hop” o “rock”. O qualsiasi cosa che faccia a pugni con quello che state suonando in quel momento. Non sapete quante volte capita. In poche parole è come se vi stessero dicendo che odiano la vostra musica. Se non ti piace, aspetta 10 minuti e vedrai che ci arrivo comunque, cazzo. Se per forza DEVI fare una richiesta, fa’ che sia almeno entro i limiti di quello che sto suonando in quel momento e che sia talmente perfetta da farmi sbattere il palmo sulla fronte e pensare “Cazzo, è vero! Perché non ci ho pensato prima!?!” A me è successo una volta sola, su centinaia di richieste. Era “Sweet Emotion” degli Aerosmith. Lo Giuro.
IL MEGLIO PER LA FINE: Questa è dura. Non dovete bruciare i pezzi buoni prima che la serata sia al culmine, lo sapete. E allora, ogni performance sarà tutta un “Ora? Ora? O adesso? Vado?” finché non arriva il momento giusto. E boom! Esplosione nucleare! Una stanza piena di sconosciuti che non vi andrebbe di conoscere neppure alla luce del sole sta saltando come avessero vinto la lotteria, tutto grazie al fatto che avete premuto un pulsante al momento giusto. E fare il DJ è tutto lì. Quello, e perché non avete proprio niente di meglio da fare.
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