Mentre il 2009 tira violentemente il freno, i redattori di ogni dove si adagiano sulle loro scrivanie e servono le proprie pappardelle sul passato: conti alla rovescia di top 10/20/30/50/100 della roba che ci siamo beccati negli ultimi 12 mesi. Ok, ovviamente ci saranno gli Animal Collective e Girls, ma, guardando bene, non avete l’impressione di un forte, vertiginoso deja-vù? Non l’abbiamo già vista, tutta sta roba? Su tutte le riviste/quotidiani/webzine/scatole di cereali? Tipo ogni anno? Per sempre? Be’, ecco l’Unica Vera Top 35 dei Dischi dell’Anno.
Numero 35: Nuove pazzie da un collettivo rap o booty house. Per dire che la redazione ha senso dell’umorismo e non si prende troppo sul serio.
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Numero 34: Riservato a “sopravvissuti” del britpop che hanno sfornato il “loro miglior album da anni”.
Numero 33: Assurdo side-project del cantante di una band famosa, che poi si rivela un assurdo concept album electro-pop che parla di animali magici.
Numero 32: Qualcosa di una band islandese.
Numero 31: Il nome che ritorna su ogni compilation electro/house pubblicata durante l’anno. Come i Simian Mobile Disco nel 2007.
Numero 30: Un vero, autentico countryman alternativo che ha inciso l’album in una caverna sugli Appalachi ed è uscito almeno una volta con Joanna Newsom.
Numero 29: Il ritorno del veterano una volta deriso che ha infranto le aspettative creando un album di oneste e sinistre ballate con un giovane produttore alla moda.
Numero 28: Questo posto è riservato a Bruce Spingsteen se pubblica un album nell’anno in cui viene compilata la classifica.
Numero 27: Un qualche disco dubstep che in realtà è dell’anno scorso ma che è stato annunciato come il “suono del futuro”.
Numero 26: Terzo album deludente di qualcuno che un tempo era considerato “the next big thing”, che è talmente brutto che l’imbarazzato redattore ha dovuto metterlo qui a forza come esercizio in stile Pravda per minimizzare le minchiate che aveva detto due anni prima piuttosto che sganciarlo come una patata bollente, cosa che sarebbe stata molto più appropriata.
Numero 25: La band che a gennaio tutti cosigliavano come la novità dell’anno.
Numero 24: Non ne hai mai sentito parlare. Non ne saprai mai nulla. Nessuno sa chi è questo.
Numero 23: Un disco problematico, indispensabile e difficile che hai ascoltato solo una volta. Tipo, Squarepusher, insomma.
Numero 22: British Sea Power.
Numero 21: Un qualche musicista promettente.
Numero 20: Band con la reputazione di “seminale”, ha creato una “scena” radicata geograficamente attorno a sè e organizza “serate” semi-mitiche per “locali” semi-mitici. Es. gli HEALTH o i No Age al The Smell.
Numero 19: Band che ha scritto un album di canzoni ispirate al tragico incidente/morte per droga del bassista l’anno precedente. Da qualche parte nella rece c’è scritto “coraggioso”.
Numero 18: Fever Ray.
Numero 17: Artista pop molto sexy travestita da “nerd-pop” / “nu-pop” / “underground pop”, cosa che serve solo a mascherare delle Lolite vestite male.
Numero 16: Il ritorno “rock classico”—perché alla fine la cosa importante sono le canzoni—di un qualche sperimentatore strambo degli anni ’80, tipo Brian Eno.
Numero 15: Un DJ che ha pubblicato la “compilation mash-up dell’anno” che in realtà non hai mai sentito suonare ad un party dove non suonasse un membro dei media.
Numero 14: I Dirty Projectors.
Numero 13: Album iper-oscuro che tutti hanno creduto di amare solo perché Pitchfork gli ha dato un 9.9 anche se è uguale a tutti gli altri album folk.
Numero 12: Rapper accusato di violenza su minori.
Numero 11: Dizzee / Chipmunk / Wiley (posizione grime a rotazione).
Numero 10: Album descritto come “un mix innovativo fra dance e rock”.
Numero 9: Registrazione di un Bob Dylan o chi per lui che tossicchia lamenti ritrovata nell’attico di qualcuno, rispolverata, ristampata ed esaltata dai giornali della domenica come prova commovente di un genio sbalorditivo.
Numeri 8-2: Album belli ma che non hanno fatto impazzire nessuno e che nemmeno hanno fatto schifo, rimanendo alla fine nel mezzo mentre altri dischi di cui la gente era veramente appassionata, ma che altri invece odiavano, sono rimasti fuori.
Numero 1: Coldplay (GQ), Arctic Monkeys (NME), Sven Vath (Mixmag), cantante italiano trash ironicamente votato migliore dell’anno (Rolling Stone), Neil Young (Uncut), Neil Young (Mojo), Neil Young (Classic Rock), Neil Young (Corriere), Neil Young (Repubblica), i Sunn O))) o i Fiery Furnaces (Blow-Up), gente che mugola su loop distorti del suono del cemento che si solidifica (Wire).
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