Tecnología

I maker ecosostenibili del WASProject

Costruire case in argilla per Paesi in via di sviluppo. Questa è la sfida di WASProject, il progetto autofinanziato e open-source nato da un’idea di Massimo Moretti, che dal 2012 produce stampanti 3D a basso costo.

Per raggiungere questo obiettivo, il team di WASP stampa oggetti 3D in argilla, silicone, plastica biologica e materiali biocompatibili, promuovendo uguaglianza e benessere condiviso. Realizzano, infatti, macchine che stampano, fresano e cambiano l’approccio del lavoro, creandolo. Il tutto attraverso la diffusione delle tecnologie più avanzate e, soprattutto, accessibili a tutti.

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All’inizio di quest’anno, Motherboard ha realizzato un video su WASProject e le sue case in argilla. Oggi torniamo a intervistare Nicola Schiavarelli del Centro Sviluppo Progetti di Massa Lombarda per aggiornarci sugli ultimi sviluppi di WASP e la prossima partecipazione alla Maker Faire di Roma 2014.

Motherboard: State lavorando a nuovi estrusori per argilla per la produzione di vasi. In cosa consistono e cosa li differenzia dagli estrusori usati in precedenza?Nicola Schiavarelli: Inizialmente utilizzavamo un sistema a siringa che limitava il materiale da caricare. Oggi invece abbiamo due nuovi sistemi. Il primo, ancora a ciclo chiuso ma più capiente, è un cilindro con all’interno un materiale denso che viene spinto da aria compressa verso l’ugello. Nella parte finale dell’estrusore, inoltre, è presente una vite per regolare il flusso del materiale. L’altro sistema è quello usato dalla nostra macchina più grande, una Delta alta quattro metri. È caratterizzato da un processo a ciclo continuo in cui il materiale viene prima impastato e poi estruso, senza limiti di caricamento.

Alla Maker Faire di Roma sarà presentata la stampante 3D “Delta Gigante” per la produzione di case. Ci saranno altre stampanti, altri progetti?
Alla MFR14 porteremo le Powerwasp aggiornate col nuovo estrusore, che consentiranno stampe di altissima qualità. Ovviamente ci saranno le macchine che, oltre a funzionare con materiali termoplastici, stamperanno anche argilla. Presenteremo inoltre le prime stampanti 3D commercializzate per la ceramica ed esporremo dei pezzi tra i più grandi al mondo di cotti e smaltati. Abbiamo anche qualche altra sorpresa.

Stampante 3D per argilla. Immagine via WASP.

Abbiamo sentito parlare del progetto in collaborazione con “Sardegna Ricerche” e “Progetto Barega”. Puoi spiegarci di cosa si tratta?

Stiamo collaborando con Sardegna RicercheProgetto Barega per condividere e unire conoscenze in vista della realizzazione di case in terra cruda. Il progetto Barega, infatti, ha ottime competenze sui materiali e sulla realizzazione di un modulo abitativo fatto a mano. Il connubio di questi saperi porterà certamente a grandi sviluppi.

Sappiamo che vi state occupando di un progetto davvero originale: il processo di PLA (acido polilattico) per la produzione di gioielli in oreficeria. Com’è nata l’idea e in cosa consiste?
Nell’oreficeria il processo più conosciuto è quella della fusione a cera persa. Ma a un certo punto ci siamo chiesti: perché non utilizzare direttamente il PLA?
Dopo i primi tentativi di fusione di PLA per capire le caratteristiche del materiale, Francesca Moretti, in occasione della sua tesi, ha elaborato un progetto basato sulla replica di gioielli generati da g code “sbagliati”. Capita spesso che da un file mandato in stampa si generino errori che, per certi aspetti, risultano interessanti e piacevoli. Da qui è partita la ricerca per programmare questi errori e per poterli riportare, tramite fusione diretta, in materiali più preziosi come argento e oro.

Gioielli di Francesca Moretti generati da g code sbagliati. Immagini: WASP

State lavorando alla stampa di statue di ben 2,5 metri, che saranno destinate ad artisti che le lavoreranno con tecniche innovative. Quali sono queste tecniche e in cosa consistono?

Stiamo collaborando con Nicola Samorì, noto artista della nostra zona. Grazie a lui abbiamo capito che un processo razionale e tecnologico come la stampa 3D può essere, contemporaneamente, uno strumento unico e rivoluzionario nel mondo dell’arte. La possibilità di ingrandire delle opere tramite scansioni 3D, riprodotte con materiali termoplastici, ha fatto scoprire nuove tecniche, nuovi materiali ed effetti visivi davvero interessanti.

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