Collage di Marta Parszeniew
Ottantatré giocatori tra quelli convocati per i Mondiali in Brasile non sono nati nello stato che rappresentano o hanno origini diverse. Questo ha creato una certa confusione tra i razzisti di tutto il mondo, perennemente indecisi se esultare quando i giocatori “stranieri” segnano un gol oppure ricoprirli di insulti per le loro origini. Ora che la maggior parte delle squadre ha fatto le valigie abbiamo pensato di lanciare un nuovo torneo: i mondiali del razzismo!
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Le nazioni si qualificano presentando derive razziste nella loro cultura calcistica e nella società in generale. Ma guadagnano punti solo quando procurano crisi esistenziali ai razzisti idioti della loro nazione.
ELIMINATI AL PRIMO GIRONE
(Foto via)
L’Inghilterra non è realmente qualificata per competere ai Mondiali del Razzismo. Il calcio inglese ha i suoi chiari elementi retrogradi, ma se Balotelli andasse a giocare per la nazionale inglese sarebbe probabilmente accolto come una specie di Messia.
Una buona dose di razzismo è presente anche nel calcio messicano—in particolare tra i tifosi dei Pumas di Città del Messico. Anche il Brasile non scherza, nonostante sia una delle nazioni culturalmente più eterogenee del mondo. Entrambe le tifoserie però erano occupate più che altro con l’omofobia. Quando però dalla platea urlavano “puto” ai giocatori in campo, la FIFA ha stabilito che non si trattava di omofobia.
Sempre a proposito della FIFA, applausi anche al grande capo Sepp Blatter, che ha definito “razziste” le accuse di corruzione ai Mondiali in Qatar: si merita una qualifica speciale per aver travisato la gravità del termine “razzismo”.
QUARTI DI FINALE
La Francia in un’amichevole con la Norvegia.
FRANCIA
Nel 1998 la Francia ha vinto la Coppa del Mondo con la sua squadra “Black-Blanc-Beur”—nera, bianca e araba. C’erano giocatori bianchi come Deschamps, giocatori nati in Senegal come Vieira, magrebini come Zidane, e Thuram, nato in Guadalupe, un territorio francese d’oltreoceano. Il fatto che questa squadra avesse vinto la coppa del mondo in casa propria ha reso facile esaltare la comunione dei cittadini francesi nella loro diversità.
Un meme internet che recita: “Si rifiuta di cantare la Marsigliese ma dà tre milioni di euro per la costruzione di una moschea a Lione. Con Benzema, l’Islam è prima di tutto”
Ma il sentimento razzista si è impennato nuovamente quando la Francia ha smesso di vincere, specialmente dopo il 2010, quando Les Bleus hanno offerto la performance peggiore della storia del mondiale, totalizzando un punto e un gol e trovando il tempo di organizzare il loro famoso sciopero. La gente ha iniziato usare l’espressione “Knysna Fiasco” a sostegno della richiesta che giocatori come Evra (nato in Senegal), Nasri o Benzema (entrambi di genitori algerini) non fossero più convocati perché non “rispettavano la bandiera”. Il che fa ancora più ridere se si considera che quell’anno Nasri e Benzema non erano neppure in Sudafrica.
Zidane non sempre cantava la Marsigliese, ma in campo era un fenomeno, per cui nessuno aveva nulla da dire. Ma quando Benzema ha iniziato a segnare di meno, il suo silenzio durante l’inno è stato molto criticato. Funziona così per i giocatori francesi di origine straniera: sono bravi, oppure sono alieni.
Foto di Jake Lewis
STATI UNITI
L’allenatore della squadra americana si è messo nei guai sostituendo la leggenda Landon Donovan con cinque giocatori tedesco-americani. Quattro di loro sono figli di militari statunitensi. In ogni caso la rabbia è stata contenuta, perché i razzisti più accaniti sono gli abitanti delle zone rurali, con reddito basso e tendenze destrorse. Queste persone odiano il “soccer” e tutti quegli sfigati metropolitani che gli stanno dietro molto più degli immigrati illegali.
ITALIA
In Italia, quando pensi a calcio e razzismo pensi a Balotelli, nato da genitori ghanesi a Palermo e poi dato in affido a una famiglia bresciana. Nel 2009 quando veste la maglia dell’Inter all’Olimpico di Torino gli urlano per tutta la partita: “Non ci sono italiani negri!” Quando poi si trasferisce dagli odiati cugini, Paolo Berlusconi al termine di una conferenza dice: “E adesso andiamo [allo stadio] a vedere come se la cava il negretto di famiglia.”
Nel derby del 2013, i suoi ex tifosi nerazzurri lo accolgono con una banana gigante di gomma in curva Nord. Moratti, allora presidente dell’Inter, a fine partita dice: “Devo fare i complimenti al pubblico, si è comportato molto bene, ha evitato di fare cose antipatiche.” In Nazionale maggiore viene convocato soltanto nel 2010, chi dice perché c’era Lippi ad allenare, chi dice perché è nero. Durante l’Europeo 2012 la Federazione croata viene multata per gli insulti a Balotelli. “Negro di merda” però glielo urlano i tifosi italiani a Coverciano durante un allenamento pre Mondiale. Ad essere razzisti in Italia non c’è niente di male, è soltanto goliardia: Mario Balotelli infatti “non lo fischiano perché è negro, ma perché è uno stronzo.”
Quando abbiamo chiesto a un rappresentante locale della Lega Nord un parere sui mondiali ci ha detto che avrebbe tifato per la Svizzera. Rimandiamo qualsiasi commento alla sezione relativa a questo paese. Per tutto il resto, ci vediamo qui.
SPAGNA
Se un giocatore di colore approda in una squadra spagnola ha una buona probabilità di vedersi lanciare contro delle banane, in particolare se è bravo. Tuttavia i razzisti evitano i problemi con i giocatori di colore delle loro squadre. Probabilmente bacerebbero i piedi di un’ipotetica star del calcio nera o asiatica, se segnasse ai Mondiali. Non è successo questa volta, e non solo perché la Spagna ha fatto schifo, ma perché c’era un solo giocatore non nato in Spagna—Diego Costa, brasiliano.
SEMIFINALI
Due tifosi tedeschi (Foto via)
GERMANIA
Il dilemma dei giocatori stranieri è presente da tempo nella nazionale tedesca—almeno fin da quando non è più composta esclusivamente da ariani come Carsten Ramelow. Il Partito Nazionaldemocratico tedesco (NDP) se l’è più volte presa con i giocatori che non cantavano l’inno. Prima dei mondiali del 2006 hanno stampato un pamphlet razzista col seguente messaggio: “Bianco: non solo il colore della maglia! Campagna per una nazionale davvero tedesca!”
La campagna era specificamente diretta contro il giocatore di colore Patrick Owomoyela, ma se si escludessero tutti i non-tedeschi puri, la squadra resterebbe senza talenti come Mesut Özil, Sami Khedira, Jerome Boateng, Shkodran Mustafi, Lukas Podolski, e il giocatore che ha segnato più gol in nazionale, Miroslav Klose. Quindi, in pratica, la Germania sarebbe fottuta.
Per capire se i razzisti dell’NDP continuino tuttora a combattere una squadra “veramente tedesca“ (ovvero peggiore) ho chiamato Sebastian Schmittke, leader dell’NDP di Berlino. Gli ho chiesto se era contento che gli immigrati giocassero in nazionale e lui ha risposto: “Non esattamente. Ma al momento non si può fare niente. Non è possibile opporsi.” I razzisti che si annoiano sono solo una cosa positiva.
Ma non pensate che si siano arresi: due di loro si sono presentati a Germania – Ghana conciati come nella foto qui sopra.
I fan del Krylia Sovetov lanciano banane a Roberto CarlosRUSSIA
È stata l’unica squadra dei Mondiali a essere composta interamente da persone che vivono e lavorano nel paese che rappresentano; è triste da dire, ma potrebbe essere peggio, perché i tifosi russi sanno essere incredibilmente razzisti.
Su tutti vale l’esempio dei tifosi dello Zenit San Pietroburgo, il cui comunicato successivo alla firma di due giocatori di colore nel 2012 si apriva con “Non siamo razzisti, ma…” Lo Zenit ha sborsato 100 milioni di euro per il brasiliano Hulk e il belga Axel Witsel, che avevano giocato rispettivamente per il Porto e per il Benfica. Invece di festeggiare gli acquisti ambiziosi i tifosi del gruppo Landscrona hanno rilasciato un manifesto per chiedere al club di non firmare il contratto con i giocatori di colore: “Non siamo razzisti, ma l’assenza di giocatori di colore allo Zenit è una tradizione importante,” si legge “Per noi è cruciale che mantenga la sua identità, che non diventi come qualsiasi altra squadra europea, con un numero standard di giocatori stranieri.”
Ci sono altri brillanti esempi: nel 2011 Roberto Carlos si è visto offrire una banana da un tifoso dello Zenit. Il giocatore ha preso in considerazione l’idea di ritirarsi quando tre mesi più tardi la tifoseria del Krylia Sovetov ha iniziato a lanciargli banane mentre giocava. L’anno prima i fan del Lokomotiv Mosca hanno srotolato uno striscione con scritto “Grazie West Brom” con una banana in fondo. Il West Bromwich aveva infatti comprato l’attaccante Peter Odemwingie, un giocatore di origini russo-nigeriane.
All’inizio di quest’anno, quando il Manchester City ha giocato in casa contro il CSKA Mosca, i tifosi russi hanno insultato il giocatore avversario Yaya Toure, cosa che è costata loro una chiusura parziale dello stadio nella successiva partita di Champions League contro il Bayern Monaco. Per non essere da meno rispetto ai tedeschi alla Coppa del Mondo i tifosi russi sono stati visti con una bandiera neonazista alla partita di apertura.
Ci rivediamo nel 2018, Russia!
FINALISTI
BELGIO
L’attuale nazionale belga è stata soprannominata la “Golden Generation”. Una squadra senza immigrati sarebbe una squadra senza Romelu Lukaku, il cui padre giocava per lo Zaire, ora Repubblica Democratica del Congo. I genitori di Marouane Fellaini vengono dal Marocco, e Vincent Kompany ha il padre congolese e la madre francese.
Quando il Belgio non si è qualificato per gli Europei del 2008, Filip Dewinter, leader di estrema destra del Partito Fiammingo, aveva lanciato una petizione per una squadra di “Leoni Fiamminghi” e per costringere i francofoni della Vallonia a giocare in una squadra separata.
CAMPIONI DEL MONDO
SVIZZERA
La Svizzera non sarebbe in Brasile, se avesse una squadra di svizzeri “puri”. E il fatto è piuttosto ironico, perché non c’è nulla che gli svizzeri amino quanto mettere in difficoltà gli immigrati. Una recente legge ha vietato i minareti delle moschee e il velo che copre il volto. Si è anche votato per imporre una quote all’immigrazione. Peccato che la squadra attuale sembri la lista di nozze di un matrimonio balcanico.
Quando il centrocampista Granit Xhaka ha sbagliato un gol contro l’Albania nelle qualificazioni, in molti hanno puntato il dito contro le sue origini albanesi. Abbiamo chiamato Dominic Luthard, presidente del Partito Nazionalista Svizzero, che ha detto: “Tutte le volte che vedo una bocca chiusa durante l’inno nazionale mi chiedo se non ci siano altri calciatori ugualmente meritevoli. Per esempio Alex Frei.” Rimpiangere l’esclusione di Alex Frei non sembra una mossa troppo sincera; e comunque l’anno prossimo ci sarà un nuovo inno nazionale.
Abbiamo parlato anche con Walter Wobmann, del Partito Popolare Svizzero: “Non è più una squadra autenticamente svizzera,” ha detto. “È internazionale, come un esercito di mercenari.” È un’affermazione curiosa, perché essere mercenari—come le Guardie Svizzere del Papa—è parte dell’identità nazionale.
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