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Chi sta bussando alla mia porta è un film importante per tre motivi. 1. È l’opera prima di Martin Scorsese 2. C’è il primo slow motion del suo cinema 3. Il protagonista è Harvey Keitel.
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Se, giustamente, il nome di Keitel è associato al cinema di Scorsese (la coppia infatti dal loro debutto fino al 1976 lavorerà altre tre volte insieme) il film al quale con più naturalezza associo il nome di Harvey è quasi sempre Il cattivo tenente.
Diretto e scritto da Abel Ferrara, questo capolavoro degli anni Novanta vede il ritorno del Grande Keitel di Mean Streets che a 53 anni recita con intatta magnificenza. Lo sceneggiatore Nicholas St. John, collaboratore storico di Abel e autore di due delle sue pellicole più interessanti (Fratelli e The Addiction) davanti al soggetto de Il cattivo tenente si è addirittura tirato indietro. “Pone troppi interrogativi,” è stata la sua scusa.
E, in effetti, il film di Abel inafferrabile sembra esserlo un bel po’. “Crudele, morboso,” hanno scritto: “senza un attimo di gentilezza o di speranza, senza il sollievo di una risata anche cattiva.” Tutto vero.
In una New York merdosa e buia il Tenente trascorre la sua vita privata e il suo lavoro, fottendosene delle differenze, a procurarsi droghe, alcol e soldi sporchi. Ogni tanto quando serve tira fuori il distintivo. In un caso di duplice omicidio, l’unica cosa che riesce a fare in un attimo di lucidità post fattanza è soffermarsi sulle tette delle morte, ricordarsi più o meno i corpi e masturbarsi una volta tornato a casa, immaginando una scena necro-fetish-lesbo.
Il Tenente, di cui non conosceremo mai il nome, è un signore come si sarà capito un po’ complicato: depravato, padre, tossico, violento, cattolico, ignorante, scommettitore, alcolizzato, corrotto, pervertito, puttaniere, vendicatore e indimenticabile.
Pochi avrebbero potuto recitare quella parte e di certo non Nicholas Cage (protagonista del brutto remake di Herzog, da vedere soltanto per questo).
La vita del tenente scorre deprimente, piatta e oscena chissà da quanto tempo e così Ferrara decide di farci seguire le vicende del suo Bad Lieutenant quando la sua vita diventa qualcosa di più interessante: l’inferno. Due sono gli avvenimenti chiave: il primo è la partita delle World Series tra Dodgers e Mets. Durante gli assurdi titoli di testa, senza musica e senza riprese, si sente soltanto in sottofondo l’intervento in una radio sportiva che ci informa che i Dodgers sono avanti 3 a 0. Il Tenente si interessa così tanto alla partita perché ha scommesso nella vittoria della squadra di Los Angeles. Accumulerà molti debiti: i Mets stanno facendo l’impresa. Come se non bastasse, Abel il sadico, decide di turbare il Tenente anche con un altro avvenimento. E qui il regista sgrava di brutto: lo stupro in chiesa di una sexy suora. Il Tenente a quel punto non capisce più niente, non sa come seguire il caso, se puntare tutto sulla scopata o sulla vendetta per quell’atto osceno.
Gli si aprirà una terza via: stupefacente.
P.S. A proposito delle scene censurate, il prete Paolo Mereghetti scrive nel suo dizionario: “L’edizione integrale (con il ‘buco’ di Keitel) è uscita da noi in dvd.” V’invito a cercarlo, io questo “buco” non l’ho ancora trovato.
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