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Il nuovo chatterbot di google ha già imparato a essere inquietante

Cosa accade quando prendiamo un’intelligenza artificiale e non la programmiamo basandoci sulle “regole” standard nel campo? Otteniamo conversazioni di questo genere:

È piuttosto inquietante ma forse è più significativa e realistica di qualsiasi risultato ottenuto in passato. Oriol Vinyals e Quoc Le, ricercatori al Google Brain project, hanno realizzato un nuovo tipo di chatterbot che impara a conversare basandosi su frasi precedenti e prevedendo quelle successive. Il team ha caricato interi database di reali interazioni umane all’interno della memoria della AI in modo da renderla in grado di apprendere come si sviluppano le conversazioni tra umani.

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Nel realizzare ciò, Vinayals e Le sono stati capaci di tralasciare le “regole” di programmazione alla base della maggior parte dei chatbot.

Essenzialmente aI bot basati su regole viene fornita una vasta enciclopedia di domande e risposte, loro compiono un tentativo ragionevole di conversare e di rispondere alle domande basandosi su ciò che il programmatore gli ha ordinato di eseguire. A Google, invece, Vinayals e Le hanno creato un robot che, dicono, possiede una “moderata comprensione del linguaggio naturale” il che lo rende in grado di seguire il filo di una data conversazione.

“Sperimentiamo con l’operazione di modellamento delle conversazioni mettendola a confronto con la capacità di predire una sequenza data quella precedente oppure con sequenze generate da reti neurali ricorrenti” descrivono in uno studio postato nell’archivio delle bozze definitive di arXiv “abbiamo scoperto che questo approccio può funzionare sorprendentemente bene per generare risposte fluenti e accurate all’interno delle conversazioni.”

I chatterbot dei ricercatori hanno analizzato migliaia di sottotitoli di film e dati presi da un live chat online di supporto tecnico creata apposta per “apprendere” come parliamo. A quel punto sono partiti i test con gli umani. Solitamente non mi diletto a leggere le trascrizioni delle chat con intelligenze artificiali, ma alcune di queste conversazioni sembrano molto più naturali di qualsiasi altra cosa vista finora.

Il tentativo iniziale del team è stato quello di impiegare il chatterbot come assistenza tecnica. Ecco i risultati.

Non male, sono presenti pure degli slanci di umanità come smiley e rassicurazioni. Nei test successivi l’intelligenza artificiale è in grado di ricordare cosa ha detto precedentemente nella conversazione e di rispondere a dozzine di domande senza che emerga la sua reale natura.

Andando avanti con i test, le cose si fanno molto interessanti. Vinayals e Le hanno interrogato il boot su questioni morali e senso della vita e hanno ottenuto conversazioni di questo tipo:

Certo, dal punto di vista logico compaiono dei non sequitur. Questo chatterbot non è stato progettato per illuderci di non essere una macchina (come nel test di Turing, dal nome del pionere dell’intelligenza artificiale Alan Turing). Ma in questa conversazione c’è qualcosa che sembra più profondo, forse anche in maniera più inquietante di quello che solitamente si riscontra in questo genere di interazioni uomo-robot.

Il bot era persino in grado di avere opinioni e non commette errori nel collegare soggetti ai pronomi corrispondenti, così comuni nelle intelligenze artificiali.

Se queste conversazioni vi sembrano più naturali, è perché lo sono. Secondo il team “il modello ha la capacità di generalizzare per rispondere a nuove domande”.

“In altre parole, non cerca semplicemente una risposta confrontando la domanda postagli con quelle memorizzate nel database a sua disposizione”, scrivono “di fatto, molte delle domande riportate sopra non compaiono nel set utilizzato per l’apprendimento”.

Quali conclusioni possiamo trarne? Se lasciate che un’ intelligenza artificiale apprenda come gli essere umani comunicano tra loro, questa può ottenere dei risultati soddisfacenti nel stargli dietro. Gli ingegneri di Google hanno creato un chatterbot più flessibile della maggior parte dei precedenti: è in grado di ottimizzare le proprie capacità per operazioni di traduzioni automatiche, sessioni domanda-risposta e sostenere conversazioni comuni senza la necessità di essere riprogrammato.

“E`sorprendete che un approccio basato solamente sui dati e senza l’utilizzo di regole pregresse possa produrre risposte abbastanza pertinenti a svariati tipi di domande” scrivono.

Detto ciò, siamo solo ai primi passi di questo tipo di intelligenze artificiali e c’è ancora una lungo cammino da percorrere prima che sia possibile, ad esempio, inserire questa funzionalità all’interno di un robot è ottenere della compagnia che sembra umana.

“Il modello potrebbe necessitare di modifiche sostanziali per essere in grado di condurre conversazioni realistiche” scrivono i ricercatori “tra le tante limitazioni, la mancanza di una personalità coerente rende difficile superare il test di Turing per questo prototipo “.

La singolarità tecnologica non è ancora qui tra noi e probabilmente è ancora molto lontana. Ma è difficile non avvertire un brivido lungo la schiena considerando, come dice il chatterbot “cosa accadrà quando loro prenderanno il controllo del pianeta Terra”.

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