Legione Straniera tedesca, sezione Motociclisti
Una delle particolarità di Milano, dopo la Madonnina, i panzerotti di Luini e Elio e le Storie Tese è la naïve, rumorosa e totalmente inefficiente rete di trasporto pubblico. Il principe di questa armata di dispositivi per arrivare al lavoro in ritardo è il tram, e noi milanesi ci siamo talmente affezionati da avergli forgiato intorno una serie di altrettanto inefficaci espressioni idiomatiche. Ricordo mia nonna quando tentava di mandarmi a fare in culo e invece—per ovvie ragioni pedagogiche—strillava un frustrato e folkloristicissimo “Attaccati al tram!”. Nello specifico, il tram a cui mi sono attaccata per molti anni è stato il 29, uno dei più famosi perché: a) disegna un cerchio intorno al centro città, b) è sempre pieno di ragazze bellissime perché ferma di fronte ad almeno 4 agenzie di modelle e c) è la carrozza del Generale.
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Il Generale è un ragazzo di 56 anni che un giorno potreste vedere vestito da scriba dell’Antico Egitto e quello successivo da corazziere dell’esercito imperiale tedesco, o ancora imbustato in una di quelle armature da samurai che ti fanno sembrare un gamberetto incazzato. “Perché?” vi chiederete. E perché tendenzialmente noi tutti ci vestiamo senza la minima fantasia? Boh. Quindi siamo pari. Abbiamo intercettato Michele mentre passeggiava con i suoi cani, Leo (quello nano) e Anibel (l’altro), e l’abbiamo convinto a farci un défilé. Michele sceglie i suoi outfit in base a settimane tematiche, e pare che a questo giro si trattasse di quella militare.
VICE: Ciao Michele. Dimmi un po’ cosa fai nella vita.
Michele: Il dog-sitter e il ragazzo-immagine. Mi pagano per andare alle feste.
Com’è nata la tua passione per l’abbigliamento militare?
È nata quando ho fatto il servizio di leva obbligatorio. Ho passato un anno in una base operativa punitiva della Marina. In quel periodo ebbi parecchie discussioni con i sottufficiali perché non riuscivo a rispettare le regole.
Cosa combinavi?
Be’, le divise non si potevano modificare, ma quando si usciva in licenza mi sgridavano per i miei abiti borghesi. Dicevano che mi vestivo da sballato perché usavo delle mimetiche da terra e loro s’incazzavano perché volevano che usassi solo quelle della Marina. A parte questo, già da piccolo ero fissato con i cowboy, poi in età adolescenziale con i film sulle arti marziali. Mi mettevo le camicie col colletto coreano e le scarpette di tela e me ne andavo in strada a fare finti combattimenti con i miei cugini—tipo, “AH!” “UH!” OH!” Ho avuto anche un periodo glam: zeppe alte 30 centimetri e capelli tinti di rosso. Mi piaceva David Bowie.
Ma ti piaceva il personaggio o la musica?
La musica era carina, ma io sono sempre stato molto più interessato all’aspetto estetico.
Tu eri adolescente negli anni Settanta, un periodo in cui il modo di vestirsi era essenziale.
Sì. Era un momento di rivoluzione e anche io, nel mio piccolo, volevo farne parte. Solo che la politica non m’interessava—preferivo i vestiti: gli eskimo dei comunisti e le camicie botton down dei fascisti sanbabilini. I miei coetanei erano confusi perché un giorno mi vestivo rosso e quello dopo nero. Alla fine anche quelle erano divise—più casual, ma sempre divise.
La mattina come fai a decidere come vestirti?
Vado a periodi—ho delle settimane tematiche: turco, generale delle SS, Antico Egitto, fariseo dell’epoca di Cristo, corazziere francese. Sostanzialmente: etnico o militare. A volte decido l’outfit in base a ricorrenze particolari: tipo il 25 aprile mi vesto da sovietico.
Hai mai avuto qualche problema a causa del tuo modo di vestirti?
Frequentavo una ragazza che mi diceva che se volevo stare con lei mi dovevo vestire diversamente. Mi sentivo represso. A volte la gente mi prende per il culo, altre volte invece apprezza, mi chiama “il Trasformista”.

Truppe Speciali Anti-terrorismo tedesche
Quanti look hai nella tua collezione?
Moltissimi, anche perché a volte basta cambiare un particolare ed ecco che ne ho uno nuovo. Compro le cose al mercato di Papiniano e poi le modifico con ago e filo. Mi piace seguire le mode, ma sempre con una mia interpretazione.
E come ti documenti?
Principalmente attraverso la televisione e le stampe storiche.
Ho notato che quando cambi abito, parli anche in una lingua diversa. Tipo, prima eri vestito da tedesco e per salutarmi mi hai detto Auf Wiedersehen.
Sì, perché cerco d’interpretare gli abiti. Il mio sogno non realizzato è di fare l’attore. Una volta ho anche provato a iscrivermi come figurante alla Scala, ma c’era una coda lunghissima e me ne sono tornato a casa. Erano tutti morti di fame: non gli fregava niente degli abiti, erano lì solo per i soldi.
Secondo te qual è il personaggio storico più stiloso?
Mi piacciono molto i cavalieri di ventura del Rinascimento, tipo Ettore Fieramosca e Bartolomeo Colleoni. Ma le armature pesano troppo.
Ti ci vorrebbe anche un cavallo.
Oppure mi piacerebbe essere un ussaro con la giubba piena di alamari dorati. O il ninja—nonostante la brutta reputazione da sicario.
Ci sono invece dei personaggi che fai fatica ad interpretare?
Mah—i giapponesi. Io sono grosso e quelli bassi e tarchiati. Non sono molto credibile come samurai.
Come mai adesso hai la cresta?
È un momento in cui mi piacciono i veterani del Vietnam—tipo Taxi Driver. È un taglio tattico.
Hai qualche aneddoto divertente da raccontarci a proposito della tua passione?
Una volta ero qui al parco e c’era un tizio che aveva perso una cagnetta. Mi sono avvicinato per aiutarlo e quello mi ha strillato, “Vai via brutto frocio, non ho bisogno di te!” Ero vestito medievale e portavo una calzamaglia.
Che stronzo!
Sì. Oppure una volta ero all’Idroscalo e c’erano dei brasiliani che avevano cominciato a menarsi. Io ero vestito tipo CHIPs e uno di loro è venuto verso di me urlando, “Aiuto, polícia!” Altre volte mi è capitato di passeggiare al parco, sempre vestito da poliziotto e di vedere che gli spacciatori che se la danno a gambe quando mi vedono.
Ma ti vesti mai “normale”?
Solo in casa—mi metto una tuta da ginnastica. Ma non uscirei mai così.

Polizia Cantonale svizzera

Guardia Civile spagnola

Polizia stradale americana

Polizia di Chicago

Decima flottiglia MAS

Aviazione Commonwealth (Michele ci ha raccontato che si tratta di un mix di uniformi australiane e inglesi e che questo outfit è “abbastanza casual”)
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