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L’inizio de Il grande e potente Oz è uno splendido trucco di magia di Sam Raimi. Oscar Zoroaster Phadrig Isaac Norman Henkle Emmanuel Ambroise Diggs è un mago da fiera. Durante i suoi spettacoli mediocri, il pubblico lo scambia per un mago vero e gli chiede di far levitare una bambina costretta sulla sedia a rotelle. “Potrei farlo, ma percepisco un disturbo nell’etere stasera.” Lo show è un flop e Oscar se ne ritorna nella sua roulotte dove l’aspetta Annie, il suo vecchio amore. Gli annuncia le nozze, con un altro uomo. La pellicola dall’inizio del film è in 4:3 e in bianco e nero. In sala quando vidi l’inizio del film mi lasciai andare senza freni a pensieri impuri sulle condizioni miserabili in cui riversano da tempo le sale cinematografiche della capitale.
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Intanto sullo schermo anche la situazione al circo è un casino. L’uomo forzuto, venuto a sapere che la sua donna se la faceva con Oscar, si mette alla ricerca del mago per farlo a pezzi. Oscar costretto a fuggire lascia Annie nella roulotte. Mentre sale su una mongolfiera per volare lontano da lì un tale che si chiama stranamente signor Baum gli chiede dove stia andando così di corsa. “Ci rivedremo,” gli risponde Oscar. Il formato della pellicola comincia a espandersi fino ai classici 16:9, e all’immagine vengono aggiunti i colori della Città di Smeraldo. Sam Raimi mi ha fregato.
Il grande e potente Oz è il suo quattordicesimo lungometraggio. A quattro anni di distanza da quella bomba di Drag me to Hell, il ragazzo prodigio della Casa e il regista maturo di Spiderman si mette a collaborare con la Disney.
Il film di Raimi è pensato per essere il prequel di Il mago di Oz, il capolavoro del 1939 di Victor Fleming. Oz si concentra però interamente sul personaggio del mago imbroglione, e del suo arrivo nella Città di Smeraldo.
Raimi per quanto riguarda la trama si è dovuto attenere senza fare troppo lo stronzo alle direttive della Disney (lo stronzo l’ha fatto quando si è impuntato su Hilary Swank al posto di Michelle Williams, e litigando a più riprese con Danny Elfman, l’autore della colonna sonora). Nessuno però gli ha impedito di aggiungere alle indicazioni stradali di un crocicchio della Città di Smeraldo, accanto a Emerald City e Dark Forest, China Town. O un cazzo rupestre disegnato su una casetta a forma di teiera.
Allo stesso modo subliminale Oz recitato da James Franco dà un po’ troppo l’idea di volersi scopare tutte le streghe buone e cattive che incontra. È l’unico esemplare maschile della favola. I suoi aiutanti sono o dei nani, o delle scimmie con le ali. È circondato da donne, alle quali si approccia con un sorriso da porco Stregatto. Questo perché tra Rachel Weisz, Mila Kunis e Michelle Williams non riesce a decidersi. Il sottinteso sessuale esce allo scoperto quando Glenda, una delle streghe, ricorda alla sorella, con l’intento di farla impazzire di gelosia, di quando lei e il mago “hanno ballato insieme tutta la notte,” coi “corpi l’uno contro l’altro.” “Doveva per forza essere il grande mago uno che le aveva fatto provare certe emozioni.”
Più interessante del racconto di una favola per bambini, Raimi ha un altro intento. Il mago, che non è in grado di fare miracoli, che non riesce e non riuscirà mai a guarire nessuna bambina sulla sedia a rotelle, non è un truffatore. Lo stesso Oz ammette durante il film di non aver mai incontrato nessun vero mago. Soltanto uno poteva definirsi tale, e a questo modello Oz vuole cercare di somigliare: Thomas Edison. Il vero mago che ha inventato “le figure che si muovono”—il vero mago che ha inventato il cinema.
Così come Raimi, Oz non è un truffatore ma un artista. Per scacciare le streghe dalla Città di Smeraldo userà semplici effetti speciali da cinema, un’arte prima di Sam Raimi sconosciuta nelle favole.
Ciò che è davvero straordinario nel cinema del regista di Royal Oak, in comune con pochissimi altri colleghi contemporanei, è la sua grande capacità non soltanto di divertire il pubblico, grande o piccolo senza particolare distinzione, ma di far trasparire in quasi ogni scena il divertimento dietro la cinepresa. I movimenti di macchina, il formato della pellicola che dai 4:3 passa ai 16:9 e a un 3D stanno lì a dimostrare che a Sam Raimi più che la trama interessa tramandare un altro tipo di messaggio. Non esiste in fondo nessuna barriera tra regista e pubblico, è una finzione, e così come accadeva nella Casa, il suo capolavoro del 1981 (recitato dagli amici di Sam), c’è solo un esaltante intrattenimento per tutti. E Sam Raimi in questo sa essere un incantatore.
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