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Ho provato a iscrivermi al Facebook dell’ISIS

I componenti dell’ISIS e i loro sostenitori sono dei maghi dei social media, che si tratti della diffusione di video di propaganda, dello sfruttamento di hashtag popolari per darsi più visibilità o del reclutamento di nuovi combattenti. Questa settimana un sedicente supporter del gruppo ha inaugurato un sito il cui scopo è mettere in contatto i compagni jihadisti e i loro sostenitori.

“Khilafah Book,” o “Caliphate Book,” sembra patinato e professionale come qualsiasi sito di social media della Silicon Valley. Con la sua struttura color blu, non è difficile notare le similarità, volute, con il design di Facebook.

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Sullo sfondo una mappa del mondo con bandiere dello Stato Islamico piantate in Canada, Stati Uniti, Sud America, Africa, Europa e Australia.

“Connettiti e condividi con le persone che per te sono importanti,” si legge in inglese sul sito. “Non perderti niente! Rimani in contatto con i tuoi fan, clienti o familiari nello stesso momento!”

A giudicare dalla natura generica di queste affermazioni, che potrebbero essere facilmente usate da qualsiasi social media, è probabile che il sito stia usando un template già pronto.

Il sito è stato annunciato da un account corrispondente su Twitter mercoledì, ma sta attirando l’attenzione soltanto ora.

“Pagina ufficiale di #Khalafah_book il primo social network per i supporter,” si legge sul tweet, secondo la traduzione di Google.

Dopo il log in, il design stile Facebook continua. “Possa Dio fare di te un motivo di conversione dei musulmani,” dice un annuncio in arabo. Sulla destra si può vedere un elenco di suggerimenti su persone da seguire, e anche dei “trend”. Gli utenti possono postare foto, video, musiche e testi, anche se il sito ha crashato quando ho provato a scrivere qualcosa.

L’annuncio afferma anche che “è proibito aggiungere la vostra foto profilo sul sito,” nonostante paia che alcuni utenti abbiamo ignorato questo suggerimento. L’amministratore chiede anche che gli abusi verbali prolungati vengano riportati.

Attualmente il sito ha come host la compagnia statunitense GoDaddy, secondo una ricerca WHOIS. Chi ha registrato il sito ha dato il nome di Abu Musad, e il suo indirizzo, ovviamente falso, è “Stato Islamico Mosul, Stato Islamico, 27222.” Il paese di provenienza di chi ha registrato pare sia l’Egitto, ma non può essere confermato.

Ho mandato una mail all’indirizzo indicato dell’admin ma non ho ricevuto risposta.

Anche se il sito ha tutta l’apparenza di essere serio, connettersi è stato piuttosto difficile. Domenica mattina si è bloccato più volte, sono riuscito a entrare nella homepage e fare uno screenshot e creare un account, ma non era stabile

Non è chiaro perché il sito sia quasi sempre inaccessibile al momento. È possibile che GoDaddy stia bloccando il sito, ma un’altra ricerca WHOIS più recente afferma che la compagnia è ancora l’host, e sono riuscito ad accedere qualche altra volta.

Recentemente gli attivisti di Anonymous avevano affermato di voler attaccato alcuni siti affiliati all’ISIS, ma non c’è alcuna indicazione che il collettivo sia responsabile del malfunzionamento di questo sito particolare.

Un report di Heavy.com ha mostrato quella che pare sia uno screenshot del pannello di login dell’amministratore. Quando ho cercato di accedervi, tuttavia, la pagina era stata rimossa. A giudicare da questo fatto e da come è strutturato il sito, pare che “Khilafah Book” non sia ancora completato.

“Sito agli inizi,” si legge in arabo dopo aver fatto il login.

La creazione di questo sito è presumibilmente una risposta ai recenti problemi che l’ISIS e i suoi supporter hanno incontrato sui social media principali, a partire da Twitter che ha bannato gli account affiliati. Dopodiché pare che dei membri dell’ISIS abbiano minacciato gli impiegati di Twitter, incluso il co-fondatore della compagnia Jack Dorsey.

Tuttavia il ban non ha avuto gli effetti sperati: un report del Brookings Institute pubblicato questa settimana ha affermato che l’ISIS potrebbe avere fino a 46.000 account.

Anche se “Khilafah Book” fosse una nuova strategia per compensare i ban di Twitter, sembra un approccio non efficace. Perché la propaganda sia efficace e raggiunga il pubblico più ampio possibile, l’ISIS deve postare contenuti dove si trova il pubblico, piuttosto che creare un proprio sito privato.

In agosto, quando Twitter iniziò a censurare le immagini di violenze postate dal gruppo, alcuni supporter dell’ISIS si sono spostati sul sito decentralizzato “Diaspora”. Ma senza successo, probabilmente perché non c’era un pubblico con cui condividere le immagini.

Se i membri dell’ISIS avevano invece intenzione di creare uno strumento per comunicare gli uni con gli altri, un sito come questo sembra una mossa bizzarra. Utilizzare comunicazioni crittate o telefoni usa e getta avrebbe più senso che postare messaggi sul server di un host statunitense.

Il sito mostra comunque quanto sia presente il supporto nei confronti dell’ISIS nel regno digitale. I social media sono un importante campo di battaglia per il gruppo, almeno quanto le azioni in prima linea in Siria e in Iraq, e non si tireranno indietro molto facilmente.


Aggiornamento: Il sito ha annunciato un “blocco temporaneo per proteggere le informazioni e i dettagli dei suoi membri e la loro sicurezza.”

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