Negli ultimi anni la comunità degli sviluppatori indipendenti ha palesato una tendenza a creare videogiochi sempre più impegnati a coinvolgere emotivamente il giocatore. Anche se alcuni non credono che i videogiochi possano riuscire a suscitare empatia in chi li gioca, è difficile negare che titoli come That Dragon, Cancer o Dys4ia riescano a regalare al giocatore nuove, sconosciute, sensazioni.
In questo senso, North, l’ultimo titolo di Outlands Games, attraversa perfettamente la linea che separa la realtà dalla fantasia. La premessa del gioco è decisamente diretta. Sei un rifugiato che sta cercando asilo in una strana città abitata da creature ancora più strane. (Non le chiamerei “persone.”) Arrivi da una località senza nome del sud del mondo e ti ritrovi confuso e disorientato dai costumi locali, questa confusione la tramsetti attraverso delle lettere che invii a tua sorella, ancora a casa—Questo espediente viene sfruttato anche per sviluppare la narrativa del gioco.
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“Volevamo creare un gioco che rivelasse l’assurdità kafkiana della situazione dei rifugiati,” ha spiegato Gabriel Helfenstien, metà del duo che compone Outlands Games. “Il nostro obiettivo principale era far provare al giocatore sensazione come la confusione, la noia e ala frustrazione, senza doverlo necessariamente rendere un osservatore esterno. È stata una sfida interessante: creare un gioco poco piacevole ma che fosse comunque interessante da provare.”
Anche se North non vuole essere necessariamente definito come un cosiddetto “empathy game,” è proprio per questo motivo che riesce così bene a mettere il giocatore nei panni di un rifugiato e a fargli vivere quel tipo di esperienza.
Uno screengrab di North.
Basta dare un veloce sguardo al catalogo di videogiochi pubblicati dagli Outlands per capire che questi sviluppatori amano far emergere nelle loro opere elementi singolari della vita quotidiana, dove gli aspetti più marginali vengono resi fondamentali. I giochi di Outlands sono brevi e sperimentali per natura, e North segue senza dubbio questa tradizione, anche se sembra decisamente più oscuro (sia esteticamente che a livello di tema) rispetto alle pubblicazioni precedenti.
Il gameplay di North è abbastanza semplice, e, tolto qualche frustrante buco logico, se la cava piuttosto bene. La colonna sonora è stupenda, e anche se North è stato pubblicato sotto forma di ‘pay-what-you-want,’ se acquisti anche la colonna sonora (composta dall’altra metà degli Outlands, Tristan Neu), il 50 percento dei proventi verrà destinato a Refugees on Rails e Refugee Open Ware.
Ciò che risalta di più, in questo titolo, è il tono delle sue atmosfere, che potrebbero essere descritte come inquietanti, anche se il termine non è adeguato. Invece, North segue grottescamente la tradizione delle storie brevi di Poe e cavalca l’ansia generata da un ambiente scuro e irreale, a metà tra Lovecraft e Kafka.
Se tutto ciò non vi sembra attinenete con le storie di rifugiati che normalmente sentiamo, avete perfettamente ragione. Benché North non sia fedele alla realtà in maniera pesante e letterale come, per esempio, giochi come Project Syria, questo trucco narrativo non fa altro che permettere al giocatore di relazionarsi in maniera più efficace con le storie raccontate dal titolo.

Uno screengrab dall’interno dell’occhio onniveggente di North
“A livello estetico siamo stati influenzati dall’espressionismo tedesco, che è un ottimo approcico per creare un mondo che deve sembrare sconosciuto,” ha spiegato Helfenstein. “In termini di design, prima di cominciare a sviluppare giochi abbiamo lavorato a un web documentario sulle policy europee per la migrazione con una manciata di altri giornalisti in giro per l’Europa. Abbiamo anche lavorato in alcuni centri per rifugiati e abbiamo visto queste persone perdersi tra le scartoffie e le assurde procedure per l’accettazione. Avevamo un buon background, e ci tenevamo alla questione.”
Ciò non significa che North parli dell’attuale crisi dei migranti (anche se secondo Helfenstein, l’ispirazione c’è) o che riesca a catturare il trauma che oltre 50 milioni di persone in giro per il mondo stanno vivendo. Eppure, è proprio per questi motivi che North funziona così bene—Cercare di essere estremamente fedeli non avrebbe fatto altro che banalizzare la vera esperienza di queste persone.
L’orrore di North risiede proprio nel suo essere distante dalla realtà. Dalle sue ambientazione avulse dallo spazio e dal tempo, ed è proprio grazie a questi stratagemmi che la narrativa del gioco diventa in un certo senso universale e platonica.
In breve, se volete giocare a North per comprendere meglio l’esperienza da rifugiato, verrete delusi. Ciò detto, North sembra proprio una boccata d’aria fresca nel panorama dei videogiochi indipendenti sempre più saturo di opere che tentano di trattare temi caldi, senza però riuscire mai a offrire un’esperienza davvero com
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