Música

Oltre i limiti della batteria — KHOMPA

Si fa sempre troppo poco caso alle possibilità timbriche della batteria e si tende a pensare che il batterista sia il membro della band che picchia giù duro e si preoccupa poco delle potenzialità armoniche del suo strumento. Se seguite assiduamente queste pagine, però, vi sarà capitato di leggere interviste a Maestri della percussione come Lino Capra Vaccina o Andrea Centazzo, per cui ogni gong, ogni piatto, ogni superficie ha uno spirito mobile e sensibile che sta al buon musicista saper sfruttare.

Davide Compagnoni, in arte KHOMPA, da qualche anno è la colonna ritmica della band strumentale Stearica, e già l’idea di scrivere e suonare brani aperti, slegati dal ruolo ancillare alla linea vocale, comporta che ogni elemento strutturale si renda disponibile a ricoprire il ruolo portante, per cui la batteria, per forza di cose, è portata a esplorare nuovi territori, anche melodici.

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KHOMPA porta all’estremo questa idea, sfruttando le possibilità tecnologiche date da trigger e sequencer, trasformando la batteria in una vera e propria suite dalle possibilità inaspettate. Gli abbiamo chiesto di spiegarci la sua idea.

Ho sempre cercato di divertirmi il più possibile con il mio strumento, ricercando prima di tutto la musicalità e non focalizzandomi solo sul ritmo (nonostante io abbia dedicato molto tempo allo studio della batteria). Ma prima di tutto ho sempre voluto fare musica e infatti ho iniziato molto presto a suonare con un sacco di gente.

Ho sempre sperimentato con looper, campionatori, pad, trigger, ecc., proprio perché ho sempre avuto l’istinto di aggiungere qualcosa in più rispetto al classico set di batteria, qualcosa che avesse anche dei suoni non prettamente percussivi, ma più melodici.

Tutto è cominciato dalla programmazione dello stepsequencer con Max for live, un software per Ableton Live con cui virtualmente è possibile programmare qualsiasi tipo di strumento musicale. Per lo stepsequncer devo ringraziare GUP Alcaro del collettivo Superbudda (Torino) che ha passato notti intere con me a programmare e testare questa patch, che tra l’altro, se dobbiamo proprio dirla tutta, non è ancora ultimata.

Poi c’è stata la lotta per trovare un setup di trigger adeguato. In generale usare i trigger non è per niente facile, in più io non sono proprio un batterista dalla mano leggera, e i trigger più suoni forte, più cominciano a dare problemi.

Ma ad un certo punto funzionava tutto. E allora ho iniziato a scrivere, e non è stato semplice trovare un modo per scrivere delle “canzoni” che avessero un senso dall’inizio alla fine. Ho dovuto modificare un po’ il mio modo di suonare per riuscire a dare un senso al tutto. Ma quando ho chiuso la stesura del primo pezzo, ho capito che questa cosa si poteva veramente fare.

Ed è effettivamente impressionante vedere il video di KHOMPA e osservare il paesaggio sonoro che riesce a ricreare semplicemente con un paio di bacchette.

Il risultato di questi anni di lavoro è raccolto in un album intitolato The Shape of Drums to Come, che uscirà il due settembre per l’etichetta inglese Monotreme Records.

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