Una protesta contro l’intervento russo in Crimea. Immagine: Wikimedia
Mentre le truppe di terra flettono i muscoli in Crimea in attesa dell’ordine di mettersi in marcia, in Russia e Ucraina gli attacchi informatici a infrastrutture e media sono già in corso.
Venerdì, un gruppo di uomini non identificati ha preso il controllo di una serie di centri di comunicazione in Crimea. Queste strutture, gestite dall’operatore di telecomunicazioni Ukrtelecom JSC, sono essenziali per collegare la Crimea al resto dell’Ucraina. In seguito al taglio dei nodi di comunicazione principali, rete fissa, telefonia mobile, internet e servizi sono stati interrotti, tanto da azzerare la copertura sul territorio. Non è esattamente chiaro chi sia il responsabile di questi attacchi, ma considerandone la natura sofisticata e clandestina, è ragionevole supporre che siano stati effettuati da professionisti.
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Dall’altra parte del confine, il sito di RT—il canale di notizie precedentemente noto come Russia Today e finanziato dalla stato—è stato hackerato domenica mattina, con la parola ‘nazista ‘ che è scivolata in modo non troppo furtivo tra i titoli. Senza risparmiare le notizie principali “Senatori russi votano per lo schieramento di forze naziste sul territorio ucraino,” e “Putin: cittadini nazisti, le truppe minacciate in Ucraina, c’è bisogno di forze armate.” RT se ne è accorta subito, e l’hacking verbale è durato solo una ventina di minuti.
L’attacco ai danni di RT impallidisce in confronto alle tattiche di guerra dell’informazione messe in campo della Russia, le quali sono state descritte da AFP come “una campagna di propaganda a tutto campo.”.
I media controllati dallo stato russo hanno diffuso notizie del coinvolgimento internazionale nelle proteste che hanno infiammato Kiev. Il canale televisivo Russia24 ha trasmesso il messaggio di un cittadino russo che afferma di essere stato pagato da forze occidentali malvagie per afferrare un fucile da cecchino e unirsi alle forze di opposizione. “Ci sono mercenari qui [ … ] che provengono da paesi diversi; gli Stati Uniti e la Germania, e vengono indossando uniformi militari identiche tra loro,” ha detto. Il canale televisivo ha poi aggiunto che “i mercenari sono diretti in Crimea. I loro obiettivi sono abbastanza chiari: provocare una nuova ondata di crisi e derubare la gente di nascosto.”
Anche in questo caso, il giudizio di AFP era che “le notizie non specifiche ma minacciose sembravano principalmente finalizzate a suscitare timore e agitazione.”
E non è solo una questione di disinformazione, perché in alcuni casi è entrato in gioco un blocco completo dell’informazione. Alcuni social media come il russo VK hanno bloccato l’accesso a gruppi pro-ucraini associati a Maidan, rendendoli irraggiungibili a chi ha un indirizzo IP russo. Sebbene questo filtro possa essere facilmente aggirato con l’uso di un Virtual Private Network o di Tor, la censura avrà effetto sulla maggior parte degli utenti attivi in Russia.
Tutte queste azioni potrebbero anche non essere direttamente correlate alle minacce di violenza fisica in Crimea, ma sono comunque la prova che la battaglia per conquistare i cuori e le menti è già bene avviata sul fronte di tecnologia e informazione—e che la Russia ha già un vantaggio enorme.
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