Música

La Isla Bonita – Deerhoof

La Isla Bonita è il nuovissimo album in studio dei Deerhoof (così nuovo che deve ancora uscire). I Deerhoof sono una specie di band punk/pop/tante cose in attività dal 1994, e in 10 anni di carriera hanno sviluppato il super potere di avere 20 recensioni su Pitchfork con soltando 11 album editi. Siccome non ce la sentiamo proprio di essere il Pitchfork italiano, abbiamo preferito che fosse direttamente Greg, fondatore e batterista del gruppo, a raccontarci qualcosa del loro nuovo lavoro.

Leggendo il suo track by track credo di aver capito che il disco parli di ISIS, Sogno Americano e bibite gassate, a me però è piaciuto tanto. La Isla Bonita sarà acquistabile dal 4 novembre e in Italia è distribuito da Clapping Music, African Tape e Goodfellas. Nel frattempo potete ascoltarlo in streaming qua sotto.

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P.S. La Isla Bonita è stato concepito mentre i ragazzi erano in tour, hanno sentito alla radio “Pinhead” dei Ramones e si sono detti “Perché cazzo non scriviamo mai canzoni così’”. Quindi Greg ha preso un pezzo di carta, ha scritto due cose e poi l’ha mostrato al resto della band. Di lì a poco hanno registrato “Exit Only” in one take. Ecco, ISIS, Sogno Americano, bibite gassate e Ramones, i temi del disco sono questi.

“Paradise Girls”: Avevo composto questa cover molto grezza di un pezzo di Janet Jackson, “What Have You Done For Me Lately” e tutta la band ha pensatto che fosse un’idiozia. Ma quando ho rivoltato sotto-sopra la linea di basso abbiamo iniziato a intravedere l’idea per una nostra canzone.

“Mirror Monster”: Negli Stati Uniti il 40% delle nostre tasse viene speso per finanziare un esercito che faccia capire al resto del mondo che non deve avere un esercito. Poi però ci stupiamo dell’ISIS.

“Doom”: John ha scritto questa melodia per una chitarra a dodici corde e ho subito pensato che fosse perfetta per una canzone che parla del paradiso. Tutti ci ripetono di continuo che viviamo in un paradiso, ma il nostro stile di vita sta creando un prigione senza via di scampo per le generazioni future.

“Last Fad”: Satomi ha scritto la prima parte di questa canzone sul suo telefono, ma non aveva idea di come farcela stare su una chitarra. John e Ed hanno passato ore ed ore per cercare di farla funzionare bene, mentre io e Satomi ci spaccavamo dalle risate. americanizzarsi un tempo significava copiare il nostro modo di fare spettacolo e i nostri sport, oggi invece vuol dire condividere i nostri disastri finanziari.

“Tiny Bubbles”: Abbiamo scritto e registrato questo pezzo in due settimane, ma il piano marketing deve durare almeno sei mesi, a meno che tu non sia i Radiohead, gli U2 o Beyoncé. Questa gente mette più impegno nella giusta comunicazione per vendere una guerra o un nuovo gusto di cola piuttosto che nella programmazione o nella nuova ricetta. La parte conclusiva è il tributo di questo umile batterista a DJ Rashad.

“Exit Only”: Qualsiasi band che abbia provato a richiedere un visto di lavoro negli Stati Uniti sa quanto sia difficile. Satomi ha scritto queste parole sull’immigrazione e sui discorsi per la libertà. In questo pezzo Satomi urla, una cosa che non succedeva dal 1997.

“Big House Waltz”: Satomi ha insistito perché suonassi la parte col woodblock esattamente come suona sul suo demo, e devo dire che è stato il momento più difficile di tutto il lavoro perché purtroppo ho soltanto due braccia. Adoriamo la melodia chitarra-synth che Ed ha messo su per questo pezzo. John ha scritto tutto il testo, ad esclusione dell’annuncio circense di Satomi. Questo pezzo è pensato per essere un po’ come un walzer: musica da ballo di una società decadente che sta collassando su se stessa.

“God 2”: Un altro pezzo che è nato sul cellulare di Satomi. L’ha chiamato “God” e ne ha improvvisate due versione. Abbiamo pensato che “God 2” fosse più evocativo e divertente, per un certo periodo è stato anche il titolo dell’album.

“Black Pitch”: 24/7 di Jonathan Crary è stata una forte influenza per questo disco. C’è qualcosa che ci riempie di speranza nella consapevolezza che non riuscirai mai a realizzare il Sogno Americano e nel rifiutare che Google, Facebook, Amazon e le altre multinazionali abbiano accesso a ogni momento della tua vita.

“Oh Bummer”: L’istante in cui Ed ci ha mandato per email il demo di queste giga chitarre apocalittiche è stato quello in cui abbiamo iniziato a sentire che questo disco stava iniziando ad avere una propria personalità. Le chitarre sono rimaste esattamente come Ed le ha composte nella prima versione. Quando ci siamo trovati per registrare l’album nella cantina di Ed, io e Satomi ci siamo scambiati gli strumenti e siamo arrivati a questo arrangiamento. Io canto e suono il basso, Satomi suona la chitarra.

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