È cominciata la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, quella che chi non ha paura di nulla chiama “festival” (in casi come questo il cinefilo assume un’aria di sufficienza e guarda altrove). Marco Müller, l’elegantone che la dirige, quest’anno non ha risparmiato un colpo, ha preso la scatola con l’etichetta TUTTE COSE BELLE, l’ha svuotata su un tavolo—Cronenberg! Lanthimos! Alfredson! Steve McQueen! Amir Naderi! tre film con Kate Winslet! John C. Reilly con dei gran baffi! tac!, tac!, tac!—ha detto, poi, “Però facciamo spaventare tutti aprendo la Mostra [lui la chiama Mostra] con Box Office 3D di Ezio Greggio.” D’altra parte il 30 agosto il Lido di Venezia era ancora un cantiere, la gente era poca, e nessuno si è preoccupato troppo di Ezio Greggio.
La Mostra si è ufficialmente aperta con un film di George Clooney intitolato Ecco Un Altro Grande Film Di Denuncia Di George Clooney che, al di là della facile ironia, riesce ottimamente nei suoi intenti di film tutto sommato meno paraculo di quanto il pregiudizio portasse a credere. The Ides of March è anche un film con Ryan Gosling che, oggi, è l’unico attore che recita con gli occhi e non con tutta la faccia. Gestione delle palpebre. Unicamente. Non ai livelli di Forest Whitaker, però siamo lì. Gosling tiene saldi tutti i muscoli facciali, spalanca gli occhi, e zam, cambia espressione. Ma non siamo qui per fare recensioni (le recensioni le facciamo un’altra volta) né tantomeno per parlare di Ryan Gosling (l’ha fatto qualcun altro su VICE America, povero cuore mio non soffrire troppo).
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A Venezia c’è Madonna. Madonna è un moai del cerone. Ogni tanto si odono voci lontane che gridano “Madonna!” per richiamare la sua attenzione. Se si è abbastanza lontani da subire l’effetto comico, sembra di trovarsi nei pressi del Circolo Bestemmiatori Timidi, quelli che abbassano la voce quando la bestemmia si fa succulenta. (Invece no).
Al Lido, che sia per l’umidità o per una gamma di otto proiezioni al giorno per sala, in genere uno prima o poi muore. Gli abitanti del luogo sono scontenti. Dicono: “Chi diavolo saranno poi questi stronzi con i cartellini. Sporcano in giro. Fanno tardi.” C’è pieno di cani. Chi vede i film prima o poi ha il crollo di zuccheri, seduto sulla propria poltrona, dove dorme, mangia poco, vive e, collateralmente, guarda i film. Non fosse per i film, il benessere economico e l’aria condizionata, la Mostra del Cinema sarebbe un hotel a capsule a Shanghai. Una ragazza oggi stava soffocando, ha chiesto esanime al vicino di posto di batterle sulla schiena, e sembrava non avesse intenzione di uscire dalla sala. I presenti si distinguono in due tipologie: 1) i cinefili che puzzano, si dividono in piccoli gruppi che si odiano a vicenda, portano tracolle di festival precedenti, si sentono liberi di snocciolare espressioni di cui si vergognerebbero in qualsiasi altro contesto, come “cifra stilistica” (io oggi l’ho detto due volte, avrei voluto mi grandinasse sulla schiena). 2) gli invitati alle proiezioni Solo Inviti della Sala Grande, creature che sbucano dalle profondità della terra al richiamo di buffet e visibilità, travestite da persone con gli abiti in seta, le labbra gonfie e la malinconica consapevolezza di essere stati giovani, gente che fissa il proprio smartphone e dice con serietà “Ahi ahi! Gossip da Los Angeles.” Ho visto Bruno Vespa e Marina Ripa Di Meana seduti allo stesso tavolo a cena; lei indossava un cappello con tre pappagalli. Proprio come diceva quello là sulle menti migliori, eh, starving hysterical naked.
Dimenticato questo e il fatto che, di anno in anno, ci si rende conto che si è sempre più sfiancati e nella condizione psicofisica di un trentenne che si dice “Non posso più bere alcol come una volta,” la Mostra è anche la cosa migliore del mondo. Presto aggiornamenti. Ma prima, ecco un
PRELIMINARE COMPENDIO DELLE MIGLIORI FRASI DEI FILM:
“Una motosega è come una donna, non si presta” [¡Vivan las Antipodas!, Victor Kossakovsky]
“Blogging is not writing, it’s graffiti with punctuation” [Contagion, Steven Soderbergh] [il resto del film è una cacca, ma la frase è pronunciata da Elliott Gould]
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