Immagine: Wikimedia
In questo momento, le tecnologie vecchie di qualche decennio stanno condannando inesorabilmente il pianeta a bruciare—e a sciogliersi. Le auto a benzina e le centrali elettriche alimentate a carbone sono in cima alla lista. Considerato che sono i responsabili principali del riscaldamento globale, non ci sono mai state tecnologie che hanno così tanto bisogno di essere “innovate”—per usare un termine in voga nei nostri tempi.
Un recente report energetico della BP mostra che la nostra dipendenza dagli antichi sistemi di produzione di energia—il “moderno” meccanismo a carbone è stato sviluppato nel 1880, e il motore a combustione ha iniziato a diffondersi nei decenni successivi—sta continuando a crescere, proprio quando dovremmo iniziare ad eliminarlo. L’anno scorso il consumo di carbone è cresciuto fino alla quota di mercato più alta dal 1970. Il petrolio rimane il carburante più utilizzato al mondo.
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Quindi non dobbiamo solo costruire nuove e più avanzate tecnologie—che già abbiamo, nelle forme di impianti solari, eolici, geotermici, etc—ma dobbiamo necessariamente sottoporre quelle vecchie a una distruzione creatrice come quella descritta da Schumpeter. Dalle ultime analisi critiche della scienza climatica risulta che l’unico modo che abbiamo per evitare un catastrofico riscaldamento del pianeta è di iniziare a liberarci dei combustibili fossili—tutti insieme—entro il 2050. In altre parole, non possiamo solo impegnarci a creare nuove tecnologie sostenibili; dobbiamo proprio liberarci di quelle vecchie. Il prima possibile. Dobbiamo innovare.
Sì, innovare. Questo termine negli ultimi anni è stato banalizzato, e soprattutto utilizzato dagli imprenditori e dai concorrenti della Silicon Valley per indicare la più grande virtù commerciale. Questa dovrebbe essere l’era dell’innovazione, dicono, in cui industrie pesanti e sistemi governativi fermi all’epoca pre-digitale dovrebbero cadere come pezzi di domino, per lasciare il posto a innovazioni più agili, pulite ed efficienti. Gli hotel, le case editrici, i taxi, etc—verranno tutti innovati.
Joseph Schumpeter è l’economista austriaco il cui pensiero è probabilmente il responsabile principale dell’uso corrente del termine “innovazione”, descritto originariamente come processo di “distruzione creatrice”. L’economista lo chiamava “il processo di cambiamento industriale che rivoluziona senza sosta la struttura economica dal di dentro, distruggendo incessantemente quella vecchia e creandone incessantemente una nuova.”
Questo è il processo dell’”innovazione”, che generalmente implica delle reazioni a catena, tra cui perdita di lavoro e precarietà cronica. Ma è precisamente ciò che è necessario che succeda nell’economia energetica mondiale.
Ma per qualche assurdo motivo, tra questo grande fervore per le innovazioni e la grande celebrazione di tecnologie che cambiano il mondo, abbiamo fallito nell’innovazione dell’unica industria che sta attivamente trasformando il nostro pianeta in un inferno venusiano. Il bello è che ora possiamo affittare la nostra stanza libera per guadagnare soldi extra, vedere video in streaming, eccetera ma mi chiedo: quanto sembreranno eccitanti e innovative queste azioni quanto la Florida verrà sommersa dall’acqua? La civiltà umana continuerà ad esistere, immagino, anche se l’industria alberghiera non verrà innovata. Lo stessa cosa potrebbe non valere per l’industria dei combustibili fossili.
Ecco, l’anno scorso era questa la situazione dell’utilizzo energetico totale nel mondo, da quanto risulta dal report della BP:
La situazione è preoccupante. Le energie rinnovabili stanno crescendo, ma assieme a loro anche tutto il resto—specialmente il carbone.
Il carbone, il più grande responsabile del riscaldamento globale, rimane totalmente, completamente immune all’innovazione. Non ne viene neanche scalfito. E ricordiamoci che a meno che non riusciamo a far abbassare quasi a zero le emissioni dei combustibili fossili entro il 2050, ci troveremo di fronte a un aumento globale delle temperature di molto più che 2˚C, e a gravi sconvolgimenti economici in tutto il mondo.
Ciò di cui abbiamo davvero bisogno è di trovarci di fronte a una reale distruzione creatrice nel campo della produzione energetica globale. Abbiamo bisogno di una linea di tendenza che assomigli più a questa, per usare una delle storie di innovazione preferite nella Silicon Valley; la decimazione della telefonia fissa a vantaggio dei cellulari.
Okay, è un paragone tra cose molto diverse—rimpiazzare e aggiornare le infrastrutture energetiche è enormemente difficile e costoso, e le tempistiche sono molto diverse. Immaginiamo comunque che la telefonia fissa sia il carbone e i cellulari siano l’insieme di energie rinnovabili.
Questo è il trend a cui dobbiamo tendere nel consumo di combustibili fossili a vantaggio delle energie rinnovabili—i vecchi sistemi devono diminuire nettamente mentre le nuove tecnologie incrementano, e, come per i cellulari, una delle caratteristiche più promettenti delle energie rinnovabili è la cosiddetta generazione distribuita di energia: impianti solari da mettere sul tetto e da condividere con più case, turbine eoliche da mettere in casa, e, in futuro, forse, reattori nucleari modulari.
Sono molto più costosi di un nuovo telefono, certo, ma la filosofia portante è simile: sostituire la partecipazione a un’infrastruttura con un’enorme rete di collegamenti via cavo con un prodotto personalizzato e più flessibile. Questo è parte del motivo per cui compagnie come SolarCity, che affittano impianti fotovoltaici da tenere in casa, stanno avendo così tanto successo: offrono libertà e flessibilità, e anche risparmio nel lungo periodo. Con i giusti incentivi l’immagine delle statistiche qui sopra può diventare una realtà anche per quanto riguarda l’energia.
Va riconosciuto alla Silicon Valley che non si è tentato di fare grandi investimenti nelle tecnologie sostenibili. È stato fatto. Ci sono storie di grandi successi: basti pensare alla Tesla Motors, a SolarCity che si sta preparando a fare il botto, e a piccoli gruppi come Solar Mosaic che stanno crescendo velocemente. Il problema è che spesso non offrono il rapido ritorno economico delle app e dei software, e dai volubili segnali di mercato degli ultimi anni sembrerebbe che l’entusiasmo di molti investitori sia stato smorzato.
Comunque sia, questo fenomeno deve essere esteso ben oltre la Valley. La distruzione creatrice deve diffondersi anche in Cina, India, Russia e Europa—gli impianti di carbone stanno spuntando intorno al mondo, pare che non riusciamo proprio a smettere di bruciare carbone. Dato che i combustibili fossili sono così economici, perché vengono estratti e subito bruciati—a meno che non si considerino gli enormi costi in fatto di salute e ambiente, cosa che a nessuno piace fare—nessun mercato permetterà che si innovino da soli. Non sarà facile trovare una tecnologia migliore, come abbiamo già visto.
Per ottenere un’innovazione tanto significativa da arrestare il catastrofico cambiamento climatico, avremmo bisogno di un insieme di nuove tecnologie, norme forti, un accordo globale, e, probabilmente, una certa quantità di disobbedienza civile. Resta un fatto un po’ ironico—la tecnologia che siamo meno impazienti di innovare è una delle più vecchie, sporche e pericolose per il benessere dell’umanità—se non riusciamo a radunare le capacità, e i mezzi per dare inizio a un’innovazione di tutte le più merdose tecnologie sul pianeta, forse ci meritiamo davvero il tipo di pianeta che presto ci ritroveremo.
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