Luciano Berruti si è preso le sue rivincite

Il secondo protagonista della nostra serie dedicata ai Maverick è Luciano Berruti, un ciclista diventato ormai un’icona tra gli appassionati di bici d’epoca. A 73 anni, Berruti è un Maverick della bicicletta: è ancora in sella, partecipa a raduni in tutto il mondo e ancora gli chiedono di fare da apripista in sella alla sua Peugeot del 1907. Negli album di fotografie delle corse non manca mai un ritratto di lui che sorride sotto i baffoni a manubrio o che pedala su una strada bianca, vestito come un ciclista di cinquant’anni fa.

Il fascino delle biciclette d’epoca è un fatto acquisito per tutti, ma c’è voluto del tempo prima che prendesse piede l’idea di tornare a usarle davvero. Quando Berruti, verso la metà degli anni Novanta, ha cominciato a presentarsi alle corse con una bici di inizio secolo, veniva guardato come si guarda il matto del villaggio. “Qualcuno mi prendeva in giro – racconta lui – poi però è dovuto venire a chiedere scusa, perché ha visto che facevo delle cose straordinarie”. Una bicicletta da corsa contemporanea arriva a pesare meno di 7 chili; quella di Berruti pesava più del doppio e aveva il cambio sul tubo obliquo anziché sul manubrio, ma alla fine le gare le vinceva lui.

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Il rapporto di Berruti col ciclismo è cominciato presto, quando era un ragazzo, ma ha rischiato di finire altrettanto presto a causa degli infortuni. «Da giovane non ero tanto bravo – racconta – andavo bene solo in salita. Cadevo spesso, non ero furbo, non ero competitivo. Ma poi non sono mai stato una persona tranquilla, non ho mai avuto troppo riguardo per me stesso». Dopo una caduta di troppo e la rottura della clavicola, ha lasciato perdere le due ruote per parecchio tempo. Ha ricominciato a correre da amatore dopo i 40 anni: da allora, ha vinto qualcosa come 450 gare ed è diventato campione regionale e nazionale di ciclocross.

Nel 1998 ha partecipato alla sua prima Eroica, a Gaiole in Chianti (Siena), ed è stato un colpo di fulmine. L’Eroica è una corsa non competitiva per biciclette d’epoca come quella di Berruti: telaio in acciaio, cambio sul tubo, fili dei freni esterni, gabbiette o cinghie sui pedali, e ruote raggiate con cerchi a profilo basso. “Io correvo sulla mia Peugeot – racconta lui –, un modello così vecchio che non lo aveva nessun altro, e sono riuscito a finire il percorso. L’Eroica è diventata un appuntamento fisso, tutti gli anni la aspettavo come una festa”.

Di sicuro, lì nessuno lo prendeva in giro – anzi, ha trovato migliaia di ammiratori ed è diventato l’ambasciatore dell’Eroica nel mondo. Il format del raduno per bici d’epoca è stato replicato in Sudafrica, in Olanda, negli Stati Uniti e continua a espandersi. “Alla gente piace – dice Berruti – perché oggi è tutto più facile e c’è voglia di recuperare un passato anche faticoso ma più concreto, più vicino alla realtà. Fino a non molto tempo fa, i ciclisti incontravano delle difficoltà incomparabili con quelle attuali. È come col cibo: in famiglia eravamo poveri, ma mangiavamo cose più genuine di quelle che mangiamo adesso”.

Maverick è un progetto di Carrera. I Maverick sono tutte quelle persone che non hanno paura di vivere fuori dagli schemi. Alcuni li chiamano geni.

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