
Forse qui c’è posto per un chiringuito. Foto di Andi Galdi Vinko.
Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!
Avete sempre sognato di aprire un franchising di arancini a Rio de Janeiro? Una piadineria romagnola a Bangkok? Ecco, allora il rapporto annuale Ease of Doing Business della Banca Mondiale è qui per rispondere alle vostre domande, mettendo in fila 189 Paesi per la facilità di aprire un’impresa, sulla base di dieci differenti criteri.
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Il primo è la velocità nell’ottenere il permesso di aprire una nuova attività. In questo campo vince a mani basse la Nuova Zelanda, seconda nella classifica generale, seguita da Canada e Macedonia. Non tutte mete attraenti allo stesso modo, questo è evidente, ma tant’è. L’Italia si trova al 46esimo posto, con la provincia di Catanzaro come territorio più veloce, seguito da Padova e Potenza.
Ovviamente la “velocità” con cui si può aprire un’azienda non è l’unico criterio da valutare. Ad esempio, avere un’impresa aperta è inutile se poi è difficile l’allacciamento alla rete elettrica, o se per avere un permesso di costruzione passano mesi interi. In entrambi questi casi, l’Italia è messa male: rispettivamente 116esima e 102esima su 189. A farla da padroni sono Hong Kong (prima per facilità nell’ottenere permessi di costruzione, seguito da Singapore––prima nella classifica generale––e Georgia) e Corea del Sud (prima per l’allacciamento alle reti elettriche, davanti a Taiwan e Germania).
Ma ancora più importante è la possibilità di ottenere credito, aprendo un mutuo per fare investimenti. Anche in questo caso la prima è la Nuova Zelanda, seguita a pari merito da Stati Uniti e Colombia, a loro volta davanti all’Australia. Anche in questo caso l’Italia va maluccio: ferma all’89esimo posto, poco sopra la metà della classifica.
E cosa dire delle tasse? A pagarne meno sono gli imprenditori in Qatar e negli Emirati Arabi, seguiti da Arabia Saudita, Hong Kong e Singapore. Dietro di loro la prima europea è l’Irlanda, che si posiziona 13esima nella classifica generale. L’Italia è 141esima, con solo 48 Paesi dietro.
Qual è invece il Paese migliore per fare rispettare un contratto una volta firmato? Singapore, ancora una volta, seguito da Lussemburgo e Islanda. Mentre, nel caso in cui le cose dovessero andare male e si dovesse aprire un’istanza di fallimento, conviene trovarsi in Finlandia, Giappone, Germania o Stati Uniti, dove le procedure sono veloci e non troppo penalizzanti.
Insomma, vuoi aprire un’impresa? Secondo la Banca Mondiale la soluzione è semplice: vai a Singapore. Seconda è la Nuova Zelanda, come già detto, terzo Hong Kong. Non salgono sul podio, ma solo per un soffio, Danimarca (quarta in classifica) e Corea del Sud, che a loro volta precedono Norvegia e Stati Uniti. Dietro di queste ci sono gli altri paesi scandinavi (Finlandia, Svezia, Islanda), che si dimostrano ottime mete per potenziali imprenditori, unite a Irlanda, Australia e Germania, ferma al quattordicesimo posto. L’Italia, 56esima, non sembra essere la migliore soluzione.
Ma, nel caso in cui non ci siano alternative (forse non tutti vogliono andare a vivere a Hong Kong o Singapore), la Banca Mondiale da soluzioni anche per la provincia italiana da scegliere. Le cinque migliori? In ordine Bologna, Catanzaro e Cagliari, seguite da Torino e Milano.
Thumbnail: foto di Clémence Polès. Segui Nicolò su Twitter
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