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Anche se sembra difficile crederlo oggi, c’è stato un tempo lontano in cui i film di Christopher Nolan non costavano n mila miliardi di petroldollari e non riguardavano miliardari bianchi mezzi pipistrelli con manie di paternalismo autoritario. Durante quei giorni lontani—il 2000—infatti ha girato Memento, il film che lo ha portato all’attenzione di un pubblico più vasto e che ancora oggi noi tutti ricordiamo affettuosamente come: “che cazzo ho appena visto?”
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Il protagonista di Memento è Leonard Shelby, un uomo che vuole vendicare lo stupro e la morte di sua moglie. Piccolo particolare, Leonard ha un problema con la memoria a breve termine, e ogni quindici minuti dimentica tutto ciò che è successo dopo il trauma e deve ricominciare da capo la sua ricerca non avendo idea di chi fidarsi, un po’ come succede al 90 percento dei titolari del diritto al voto in Italia. Non potendo servirsi degli approfondimenti di “Porta a Porta” per riportare un po’ d’ordine nel cervello, Leonard deve annotare tutto quello che gli succede su foglietti, scattare polaroid delle persone che incontra e tatuarsi gli sviluppi più importanti della sua indagine.
Poiché c’era il rischio che ciò non bastasse a rendere il film sufficientemente caotico, Nolan ha deciso che il montaggio avrebbe avuto un ruolo diegetico alla storia, mescolando l’ordine temporale degli avvenimenti in un puzzle psicotico più o meno impossibile da discernere completamente alla prima visione. Sì lo so, tutti abbiamo quell’amico che dice di aver capito tutto subito. Mente.
E probabilmente è così meschino da essersi andato a cercare il torrent del film rimontato in ordine cronologico.
Nonostante l’evidente intenzione di fare qualsiasi cosa tranne compiacere e soddisfare lo spettatore e nonostante un budget ridicolmente risicato (5 milioni di dollari in tutto), Memento ha avuto più di quindici settimane di programmazione nei cinema americani alla sua uscita, ed è stato apprezzato da un pubblico decisamente ampio per un art/noir. Parte di questo è dovuta al fatto che, anche se fra mille tecnicismi, il film non sbrodola mai in una contemplazione autoreferenziale della propria supposta intelligenza, ma si sforza di mantenere un ritmo alto e coinvolgente.
Un’altra larga parte però, è dovuta al fatto che Memento sembra fatto apposta per catalizzare gli spessi fiumi di energia nerd che solcano i continenti, coinvolgendo fanatici da tutto il mondo in cicli infiniti di visioni ripetute, sanguinose discussioni sui forum, suicidi di massa e gesti sconsiderati in genere.
In effetti si possono passare ore a discutere su questo o quell’indizio fuorviante o sull’esatta sequenza degli eventi, ma fortunatamente non lo faremo qui. Una cosa di cui si può essere discretamente sicuri tuttavia, è che nessuno di noi vorrebbe mai essere nei panni di Nolan che deve rispondere alle domande degli spettatori dopo una proiezione. Lui comunque non si è mai sottratto al confronto con i fan, ma non ha mai dato un’interpretazione definitiva del lavoro, pur ammettendo l’esistenza di una verità oggettiva nella sequenza di fatti descritta.
Le critiche che il film ha ricevuto sono tutte incentrate su una presunta “freddezza” di Memento, una sorta di vuoto esercizio di stile che non sarebbe stato in grado di trasmettere alcun tipo di coinvolgimento. In realtà il film ripropone di continuo la condizione di un uomo che non può percepire il passaggio del tempo, per cui rivive all’infinito i primi attimi seguenti al trauma: l’urgenza, il dolore, la confusione.
L’agitazione e l’angoscia del protagonista sono talmente forti e percepibili da trascinare lo spettatore nella medesima ansia soffocante, un po’ come assistere all’infinito coattamente allo streaming dell’incontro di Bersani con i 5 stelle.
L’unica cosa che sarebbe bene sapere però è che, anche in questo caso, non c’è il lieto fine a consolarti.
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