Se #messinasenzacqua diventerà un caso di studio nei seminari sull’influenza che i social media hanno sull’opinione pubblica, ce lo dirà il tempo.
Quello che è certo è che Twitter, in queste ore, ha ancora una volta completamente bypassato i canali di comunicazione tradizionali accendendo i riflettori sull’emergenza idrica che ha colpito la città di Messina—i cui abitanti, da ormai diversi giorni, non hanno accesso all’acqua potabile.
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A causare l’interruzione del servizio idrico è stata una frana nel comune di Calatabiano, dove transita l’acquedotto di Fiumefreddo che rifornisce d’acqua la città siciliana. I sassi e il fango hanno danneggiato l’acquedotto in più punti, costringendo l’Amam (Azienda meridionale acque Messina) a intervenire d’urgenza per riparare i guasti. Ieri, l’azienda aveva annunciato un’imminente riapertura delle tubature per tutti i cittadini. Così non è stato.
A sei giorni dalla frana, a Messina le persone sono ancora costrette a rifornirsi di acqua da due autobotti situate presso l’autoparco e l’area dell’ex Gazometro. Tante le code, poche le informazioni date alla cittadinanza. E mentre scuole e uffici sprovvisti di un proprio serbatoio idrico restano chiusi, come ordinato dal Comune, cresce il rischio igienico-sanitario per le strutture che accolgono anziani e disabili.
La soluzione del problema pare essere tutt’altro che imminente: secondo l’Amam i tempi necessari per il ripristino dell’erogazione dell’acqua si allungheranno ancora. I tecnici hanno individuato infatti “una significativa attività del fronte franoso” che non consentirebbe il riallaccio del sistema di distribuzione nella città sullo Stretto.
Allo vaglio degli esperti vi sarebbero soluzioni alternative – ma complesse – che potrebbero richiedere almeno altri cinque giorni. Nel weekend, le piogge previste potrebbero causare nuovi disagi—il fango che circonda la tubatura, infatti, pare destinato ad aumentare. Tra le proposte al vaglio, c’è un allaccio temporaneo con l’acquedotto di Alcantara. Anche questa ipotesi, però, presenta diversi problemi, e oggi è stato convocato un vertice di emergenza in Prefettura.
Fino alla giornata di ieri, la notizia era circolata in tono minore, attraverso giornali e televisioni locali.
Così c’è voluto un hashtag, #messinasenzacqua, per accendere i riflettori sulla difficile situazione in città. Nato dalla giornata di ieri, e diffusosi durante la notte, da questa mattina l’hashtag è uno stabile top trend su Twitter, con una media di 38 post al minuto. Il governo e i media generalisti se ne sono accorti, però, soltanto dopo un tweet di Fiorello.
Non è la prima volta che Twitter agisce come collettore di informazioni e propulsore di campagne, proteste e segnalazioni. Il primo hashtag della storia, #sandiegofire, aiutò nel 2007 le popolazioni colpite dagli incendi nell’area di San Diego, in California, per comunicare la distribuzione e la diffusione delle fiamme.
In Italia, l’hashtag #terremoto riemerge ogni volta che un evento sismico si verifica sul territorio italiano, radunando informazioni di prima mano dalle zone colpite. A volte, questi hashtag diventano talmente popolari da essere utilizzati anche per fini che esulano da quelli originari, come promozioni commerciali e campagne marketing—il classico carro sui cui saltano tutti, causando non poco rumore di fondo e finendo per inquinare il senso dell’hashtag stesso.
Più che un hashtag di “news”, #messinasenzacqua somiglia invece a una campagna di sensibilizzazione che unisce rabbia, sdegno e sarcasmo. A livello internazionale, gli esempi non si contano: da #Bringbackourgirls, la campagna per chiedere il rilascio di 219 studentesse rapite in Nigeria da Boko Haram, a #Ferguson, nato con le proteste in seguito all’uccisione di Michael Brown nella città del Missouri. C’è chi ha definito questo utilizzo dei social ‘hashtag activism’.
Le campagne di questo tipo possono essere anche molto più locali e localizzate: come in Texas, dove #TakeBackTxSu è stato usato dagli studenti della Southern University per segnalare problemi e disagi nel campus—dalla mancanza di posti letto, al comportamento scorretto di alcuni impiegati dell’università. In quel caso, l’Ateneo aveva promesso di intervenire, analizzando, affrontando e risolvendo le questioni sollevate dagli studenti.
Una buona lezione anche per il sindaco di Messina, Accorinti, che alla stampa ha dichiarato: “Chiederemo lo stato di calamità: la situazione è gravissima e peggiore del previsto.” Se lo avesse scritto su Twitter, forse, sarebbe già successo qualcosa.
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