
Immagine via Twitter.
Fondamentalmente degli sport in cui si deve andare veloce, magari mediante lo sfruttamento di veicoli motorizzati, non me ne è mai importato niente. Forse questo disinteresse è motivato dal fatto che quando ho avuto l’età per guidare lo scooter mio padre mise in atto una campagna di terrore psicologico così pervasiva che io il mio l’ho sempre guidato praticamente a spinta, come i Flintstones. Non lo so: ma comunque è un dato di fatto che io non sappia praticamente niente di MotoGP.
Nella stragrande maggioranza dei casi, del resto, la possibilità di essere raggiunto da notizie relative a questo ambito rasenta lo zero assoluto—non per niente, le notizie che riguardano gli sport che non sono il calcio si trovano a pagina 1237 della Gazzetta dello Sport, dopo gli approfondimenti sullo stato della prostata di Pietro Vierchowod.
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Di conseguenza, quando per la prima volta ho letto la notizia dell’ affaire Rossi-Marquez-MotoGP non gli ho dato tutta questa importanza. Almeno finché l’attenzione verso la vicenda non ha subito un’esplosione mediatica, e stufo di sentirmi messo da parte in una polemica che è riuscita a risvegliare pure l’interesse dell’Italia per una puntata delle Iene, ho deciso di cercare di capire come sia nato il tutto. Per farlo mi sono servito dell’aiuto di alcuni amici che seguono il MotoGP, e di un’infinita dose di pazienza.
Innanzitutto, il contesto: dopo alcuni anni di deperimento sportivo, finalmente Rossi è arrivato alla fine di questo motomondiale giocandosi la possibilità di vincere il titolo. In testa alla classifica a sole tre tappe dalla fine, nella terzultima gara in Australia, Rossi ha poi accusato il pilota spagnolo Marc Marquez di volerlo ostacolare in favore del connazionale Jorge Lorenzo, con cui si stava giocando il titolo.
La polemica si è protratta per giorni, fino a che nella gara successiva, a Sepang, fra Marquez e Rossi è partito uno scontro di sorpassi e controsorpassi che hanno rallentato l’italiano e dato a modo a Lorenzo di prendere tempo davanti. Infastidito dall’insistenza dello spagnolo, che non aveva niente da guadagnare essendo ormai fuori dalla lotta per il motomondiale, Rossi ha cercato di allargare la traiettoria di una curva a Marquez: fino a che i due non si sono scontrati e Marquez è caduto fuori pista per quello che per giorni è stato giudicato come “un calcio volontario”.
Dopo la gara Rossi è stato sanzionato con tre punti sulla licenza, e questo ha fatto sì che domenica prossima, nell’ultima gara che deciderà il vincitore del campionato, Valentino debba partire dall’ultima posizione. Praticamente azzerando le sue possibilità di vincere il titolo. Ieri il ricorso al Tas di Rossi è stato rifiutato, e quindi l’unico modo che Rossi ha di vincere la MotoGp è superare tutti gli altri piloti in gara. Ora, fin qui mi sembra tutto comprensibile.
L’episodio ha però scatenato una serie ininterrotta e martellante di polemiche, che hanno travalicato in modo massiccio i confini della MotoGP. Stavolta della questione si è occupato praticamente tutto l’apparato comunicativo del paese, e sotto gli incessanti articoli che facevano da corollario al fatto si sono scatenati i commenti enfatici di una marea di utenti: un numero troppo alto per pensare che ognuno avesse le cognizioni di causa per valutare effettivamente cosa fosse successo. Anzi, quasi sicuramente una percentuale enorme di persone che hanno partecipato al dibattito aveva seguito il Motomondiale giusto per la durata dei fotogrammi del contatto fra Rossi e Marquez che sono stati fatti vedere ovunque.
Il tutto è sfociato in una specie di caso nazionale, e alcuni tifosi hanno addirittura dato vita a petizioni per convincere Iannone (un altro pilota italiano) a prendere parte alla faida: con il compito di buttare Lorenzo giù dalla moto e far vincere il mondiale a Rossi.
Volendo dunque analizzare le ragioni di questo interesse, mi spiegano i miei esperti, va innanzitutto valutata la componente “epica” di questo motomondiale. Valentino Rossi è stato un titano di questa disciplina, e la sua immagine è gigantesca all’interno dell’immaginario sportivo mondiale. Da diversi anni, però, era in fase discendente: d’altra parte a 36 anni è già rarissimo che un pilota sia ancora in pista, figurarsi quindi quante possibilità ci fossero all’inizio della stagione che si potesse giocare la vittoria del titolo.
Rossi veniva da anni particolarmente complicati: prima un grave infortunio, poi il passaggio alla Ducati (che a quanto pare è stata una scelta infruttuosissima per Rossi) con cui ha avuto continui problemi, poi la morte dell’amico Simoncelli in cui suo malgrado è rimasto coinvolto. Non competeva per il titolo da anni, tant’è che da tempo molti lo davano per finito.
Perciò, la compromissione della sua possibilità di vincere il campionato da parte di un pilota che non aveva alcun tornaconto personale ha scatenato un’attenzione morbosa incredibile. Soprattutto perché, secondo molti, c’è una sfumatura parricida che rende la cosa più interessante: Marc Marquez è generalmente considerato l’erede di Rossi, dopo soli tre anni di MotoGP ha già vinto due titoli e statisticamente sembra l’unico in grado di raggiungere la mole di vittorie che ha ottenuto Valentino. Il suo sabotaggio, quindi, sembra quasi deliberato.
Come se non bastasse, poi, esiste una componente tecnica che accresce la possibilità di esasperare il dibattito: l’organizzazione del motomondiale è in mano a una società di marketing e gestione eventi chiamata Dorna, che ha in appalto anche le decisioni riguardanti il regolamento. Le regole che dovrebbero chiarire episodi spinosi come quello avvenuto a Sepang sono spesso fumose, e si prestano all’interpretazione contingente. Quindi non è mai del tutto chiaro quali siano effettivamente i contatti sanzionabili, e quali no.
In questo caso, però, era veramente complicato non prendere una decisione a sfavore di Valentino: e arriviamo quindi a un’altra componente del caso mediatico, quella volontaria. La MotoGP è uno sport costossissimo, che ha un bisogno vitale di sponsor e attenzione, quindi compromettere con una sanzione un finale di stagione così esaltante (con il pilota trentaseienne che vive appunto un’annata di riscatto, e probabilmente il suo canto del cigno) è stato un danno di immagine enorme, anche se inevitabile. L’organizzazione, di conseguenza, ha in un certo senso favorito e lasciato espandere all’infinito l’attenzione verso la polemica, non offrendo mai dichiarazioni che potessero zittirla del tutto, perché così hanno creato i presupposti per un interesse esponenziale verso l’ultima gara e il finale del campionato nonostante praticamente sia ormai già deciso.
Ora, però, la radice del problema si sposta verso un’altra fonte di linfa polemica che non ha a che fare direttamente con il mondo delle moto. Tutti i punti elencati qua sopra infatti servono a spiegare la natura reale del problema, ma da soli non riescono a giustificare l’afflusso incontrollato di commenti e partecipazione che la questione ha suscitato. Buona parte di quelli che sono andati sotto ai post del profilo Facebook di Marc Marquez per infamarlo dopo Sepang, probabilmente non sapeva niente di come si era sviluppato questo campionato, della regolamentazione fornita dalla Dorna, o delle necessità economiche e di marketing della MotoGp. Ha semplicemente assorbito la notizia dai media, e si è unita al coro.
Il vero motivo che ha reso un episodio di cronaca sportiva, per quanto eclatante, una Hydra a 6000 teste è la propensione quasi orgasmica degli italiani per le controversie in cui è possibile spaccarsi la testa contro il muro senza arrivare a una conclusione. La situazione si prestava troppo alle dinamiche che solitamente portano partite di calcio in Parlamento per non sfruttarla e dare libero sfogo al bisogno di urlare beceramente la propria senza alcun tipo di competenza: rivalità campanilistiche (SPAGNA MERDA!), scorrettezza, la presenza di un figlio del popolo (il ragazzo sorridente di Tavullia con l’accento), scelte di campo ecc ecc.
Poco importa se si sta parlando di moto o di badminton: il Masaniello che c’è in ogni italiano ha fiutato l’occasione, e probabilmente domenica la gara la vedranno anche coloro che non l’avrebbero mai fatto. Con i ringraziamenti sentiti di chi si occupa dei diritti televisivi della MotoGp.
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