Quando il designer Terry Heckler ha deciso di chiamare i modelli di New Balance con una sequenza di numeri l’ha fatto soprattutto per un motivo: voleva per ogni scarpa un’identica percezione, in modo da lasciare a chi l’avrebbe comprata la libertà di scegliere la più adatta in una collezione tutta sullo stesso piano.
Quest’anno ricorrono i 110 anni della sua fondazione e i 40 anni di NB Numbers: quale migliore occasione per fare un salto nel passato e conoscere meglio la sua storia e come si è arrivati a “dare i numeri”?
In principio è un emigrato inglese di nome William Riley, che trasferitosi a Boston fonda la New Balance Arch Support Company. Il nome gli viene in mente osservando nel cortile di casa le galline che razzolano. Le loro zampe con tre dita gli sembrano un supporto ideale per tutto il resto del corpo, per questo William crea il suo primo plantare con quella forma, pensato per correggere i problemi alla pianta del piede e dare un sollievo immediato.
Il primo paio di sneaker non vede la luce fino al 1938. Allo stesso modo con cui William ha prestato attenzione alla cura del plantare così lo fa nelle scarpe, sviluppando una calzatura “comoda e utile.” Tre anni dopo, la NB fa il suo ingresso nel mondo dello sport: giocatori di baseball, tennis e pugili cominciano a indossarle. La politica della NB non è quella di sponsorizzare squadre intere ma di lasciare che gli atleti scelgano liberamente di indossarle.
La famosissima “N” del logo è una creazione di Terry Heckler negli anni Settanta, mentre il font è semplice, scelto così per non modificare il look delle scarpe o caratterizzarlo in maniera eccessiva.
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Il primo modello è il 320. In una geniale campagna pubblicitaria di quegli anni, invece che dai soliti modelli sportivi e atletici, le NB vengono indossate da uomini e donne di mezza età (oggi diremmo dei proto-hipster). La campagna pubblicitaria si chiamava “Ma and Pa Balance”. Dopo le 320, come in un quadro di Opalka, seguono altre sequenze numeriche: è il turno delle 620 e poi le 480, le 990, le 577 ecc.
Ma qual è il significato dietro questi numeri? A vederli così sembrano test di logica per il QI, nel quale trovare, secondo la successione, quello mancante. Come vanno letti?
Per festeggiare il quarantesimo anniversario di Numbers, la NB ha voluto rimettere in commercio una serie di scarpe vintage, tra cui la 530, una scarpa storica che risale agli anni Novanta, per la precisione 1992. Prendiamo lei come esempio.
Premessa: spesso prima dei numeri, aggiunta recente, si possono trovare lettere, come “M”, “W” o “U”. Indicano che la scarpa è più adatta a un “uomo”, una “donna” o “entrambi”. Altre volte possiamo trovare due lettere, ad es. “MR” (Men’s Running), “WL” (Women lifestyle) o, per quanto riguarda le scarpe da passeggio, CW (Comfort Walking).
Il numero 530 invece si deve scomporre in due parti. La prima indica il tipo, mentre la seconda parte la serie. La prima parte (con numeri dal 3 al 10) identifica il livello di tecnologia impiegata per dare vita alla scarpa. Gli ultimi due numeri, 30, indicano la serie. Le scarpe da corsa terminano sempre con lo 0. 40, ad esempio, fa parte della serie optimal control, permette un controllo maggiore, e un’imbottitura per chi ha l’arcata del piede bassa. 50, dedicata al fitness in palestra o al coperto. 70, light stability, per chi vuole allenarsi a una velocità più sostenuta e così via fino al doppio zero, 00, competition, pensata per gli atleti professionisti.
Decifrare un oggetto vuol dire conoscerlo meglio, trovare quello giusto per noi. L’intuizione di Heckler ha fatto storia, ma nonostante gli anni la sua lezione di matematica è ancora attuale.
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