“Nessuno si aspettava una vittoria, neanche io”

Il mondo dell’atletica leggera sta cambiando: ogni regno ha un inizio e una fine. Alle Olimpiadi di Rio l’ordine di arrivo degli uomini più veloci al mondo non sarà mai così incerto: Gatlin, Gay, Powell, Blake e Bolt. Cinque superuomini che si sono spartiti le medaglie per oltre un decennio, ma che oggi non appaiono più così imbattibili.

Secondo alcuni, la persona che potrà sostituirli esiste già. Stiamo parlando di Trayvon Bromell, l’atleta favorito per l’oro insieme a Bolt. Tra i due ci sono dieci anni di differenza e Usain sa che quella di Rio sarà forse la sua ultima impresa prima di cedere il passo alle nuove generazioni. Ecco, Bromell di quella nuova generazione è sicuramente il più veloce. Due anni fa ha corso i 100 in 9”97 battendo il record del mondo juniores, e ai trial dell’anno successivo, per aggiudicarsi un posto a Pechino, ha stracciato il suo stesso record arrivando ai 9”84, secondo dietro a Tyson Gay. A Pechino si è poi aggiudicato il bronzo, alle spalle di Gatlin e Bolt.

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Ma chi è Trayvon Bromell? Scorrendo rapidamente la sua infanzia si ritrovano tutti i passaggi delle biografie dei predestinati: la madre ex velocista, il padre giocatore di football; lo zio che scopre per caso le sue potenzialità, vedendolo correre in strada a nove anni; la prima vittoria in una corsa all’età dei dieci anni e gli infortuni che a 16 lo allontanano per sempre dal football, facendolo concentrare soltanto sulla pista di atletica. Tutto come se fosse già scritto, tutto previsto: “Quegli infortuni sono stati come benzina per alzare il fuoco degli anni che sono seguiti. Poi c’è stata l’esplosione,” ha dichiarato. E così a diciannove anni Bromell era già il velocista “da tenere sott’occhio.”

A livello personale, invece, Bromell fa parte di quella schiera di fenomeni talmente concentrati sul proprio lavoro da apparire normalissimi—”noiosi”, come lui stesso si è scherzosamente definito, come Wladimir Klitschko, bersaglio della stessa carineria da parte di Tyson Fury durante una conferenza pre-match. Nella maggior parte delle sue interviste Bromell parla di “sacrificio, riposo e allenamento,” e neanche quando commenta i suoi risultati si lascia andare all’entusiasmo. L’anno scorso ad esempio, a ottobre, è passato ufficialmente ai professionisti e la sua prima preoccupazione è stata quella di sbagliare: “Il rischio, al primo anno da pro, è commettere errori.” Dopo aver raggiunto il terzo posto ai mondiali di Pechino ha invece confessato: “Nessuno pensava che uno come me potesse tirare fuori un piazzamento del genere a un mondiale. Nessuno si aspettava una vittoria, neanche io.”

Il suo sponsor, New Balance, non potrebbe invece essere più certo, e ha definito Trayvon Bromell “il futuro della corsa.” Del resto, l’ascesa di Bromell non poteva capitare in un momento migliore, vista soprattutto la differenza di età tra lui e i suoi rivali ai blocchi. Spodestare il re giamaicano sarà difficile—Bolt arriva alle Olimpiadi con sei medaglie d’oro al collo e tre record—ma non impossibile. Contro gli idoli che seguiva da ragazzino in televisione a fare la differenza basterà anche soltanto una “prestazione da Trayvon”, vista la sua pacata traiettoria da vincente.

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